E se per chiarire AL servisse un anno del Timor di Dio?

L’amor di Dio e il Timore filiale di Dio son due aspetti di un’unica realtà, non è opportuno separare misericordia da giustizia, il rischio è far perdere Dio. Verrebbe l’ardire di proporre per il 2018 di indire “L’anno del Timor di Dio”, giusto per correggere qualche illusione pericolosa. Considerazioni e proposte dopo il convegno di Bussola e Timone.

di Ettore Gotti Tedeschi (28-04-2017)

I dubia dei quattro Cardinali son stati posti per “Timor di Dio” e la risposta di chiarimento è attesa per “Amor di Dio”. Il lettore della Nuova BQ può immaginare quanti amici stranieri mi abbiano chiesto di spiegare il vero perché dell’indifferenza alla filiale richiesta e dell’utilità del convegno a Roma del 22 aprile organizzato dalla Nuova BQ e dal Timone. Per risposta a tutti ho inviato il chiarissimo articolo di Andrea Zambrano affinché sia tradotto e divulgato. In queste poche righe, riferite unicamente al punto “Giustizia e Misericordia” dell’articolo dove Zambrano riprende considerazioni fatte dai relatori, mi propongo di spiegare che non rispondere ai dubia potrebbe esser interpretato come voler ignorare l’insegnamento di “giustizia e misericordia”. E lo farò facendo rispondere a mie considerazioni alcuni santi, quali San Bernardo, il beato Newman, San Agostino, San Tommaso e le sacre Scritture.

Se chiedessi a S. Bernardo se fosse necessario aver amore, ma anche timore di Dio, per avvicinarmi sempre più a Lui e capire se un comportamento è o no peccaminoso, mi risponderebbe: certo, “sono le due braccia con le quali abbracciamo Dio” (S. Bernardo, Sulla considerazione, 5,15). Quindi amore e anche santo timore filiale sono le due ali per sollevarci verso di lui. Tanto che la Sacra Scrittura insegna che “il timore del Signore è principio della saggezza” (Sal 110.10) e “se uno non si aggrappa in fretta al timore del Signore, la sua casa andrà presto in rovina” (Sir 27, 3-4).

Ma poiché negli ultimi tempi mi pare si voglia opporre al Timor di Dio, la Misericordia di Dio, come se la Misericordia ignorasse la giustizia, rendendo apparentemente ingiusta la stessa Misericordia, che è giustizia piena, mi rivolgo, quale sommo esperto , al Dottore Angelico, che risponde: “Quando Dio opera con Misericordia ( …) fa qualcosa che supera la Giustizia, ma che presuppone che sia stata prima vissuta pienamente questa virtù” (San Tommaso, Summa I q 21, a3, ad 2) .

San Paolo chiama Dio “Padre misericordioso” (Cor 1,1-7), per la Sua infinita compassione per gli uomini e la prova della Sua Misericordia è l’Incarnazione del Verbo, che è necessaria per la Redenzione e presuppone il Peccato Originale, senza il quale non sarebbe necessaria la Grazia dei Sacramenti, e il Sacramento con cui il Signore esercita la Sua Misericordia è il perdono dove la Penitenza purifica dal peccato. Ma è perciò necessario il pentimento, e qui ricordo il Salvatore quando dice “se qualcuno vuol venire dietro di me…”, deve rinnegare le sue passioni, perché o noi le dominiamo o ne saremo dominati e se l’anima non riconosce le proprie colpe perché le vede scusate senza pentimento e penitenza confonderà il peccato, fino alla cecità.

C’è bisogno assoluto di questo Timor di Dio, filiale, che non vuole più arrecare dolore al Padre peccando. Chiederei lumi in proposito proprio ad un grande peccatore pentito, Sant’Agostino, che dice: “Beata l’anima di colui che teme Dio, perché è forte contro le tentazioni del demonio (…). Beato l’uomo al quale è stato dato di aver sempre dinanzi agli occhi il Timor di Dio. Chi teme il Signore si tiene lontano dalla cattiva strada e dirige i suoi passi sulla via della della virtù. Il Timor di Dio fa l’uomo attento e vigilante per non peccare. Dove non c’è timor di Dio regna la vita dissoluta” (S. Agostino, Discorso sull’umiltà e timor di Dio).

Qui già mi verrebbe l’ardire di proporre per il 2018 di indire “L’anno del Timor di Dio”, giusto per correggere qualche illusione pericolosa. Certo questo avverrebbe se venisse data prima una risposta ai dubia, perché la risposta presupporrebbe (nonostante il parere del Card. Maradiaga) il riconoscimento della eccellente fede, dell’amore per la Chiesa e per il Papa, dei quattro Cardinali. Ma tornando al tema chiave, le considerazioni sopra riportate confermano che l’amor di Dio e il Timore filiale di Dio son due aspetti di un’unica realtà e perciò non sembrerebbe opportuno, proprio in questi tempi, separare misericordia da giustizia, il rischio è far perdere Dio.

Leggiamo la raccomandazione in proposito del beato J.H. Newman, grande convertito: “Il timore e l’amore devono andare insieme, seguitate a temere, seguitate ad amare fino all’ultimo giorno della vostra vita…” (beato J.H.N., Sermoni cattolici, 24). Ma questo è lo scrupolo dei quattro Cardinali che filialmente han chiesto di chiarire i dubia. Essendo solamente preoccupati che l’uomo peccatore possa pensare di non aver peccato perché il senso del peccato va interpretato poiché evolve, evolvendo la volontà di Dio e la stessa Verità, così, essendoci condizioni per cui è impossibile non peccare, non solo non ci si deve pentire, non solo non si deve lottare, rinunciare, mortificarsi, ma neppure si deve pensare di farlo creandosi problemi psicologici che possano alterare l’equilibrio psicofisico necessario all’uomo moderno… Se non si chiariscono i dubia si rischia che il timor (filiale) di Dio, che stimola l’anima a vigilare anziché sentirsi beata (ingannevolmente), possa trasformarsi in leggerezza nel considerare il senso del peccato confidando superficialmente in “comprension di Dio”.

Anticipo una considerazione scontata (normalmente sostenuta dai “peccatori abituali”): è certo che non si deve fuggire il peccato solo per timore (tradotto da loro in “terrore”), perché sarebbe una evidente imperfezione non da figlio di Dio. “Santo è il timor di Dio. Timore che è venerazione del figlio per il Padre. Mai timore servile, perché tuo Padre Dio non è un tiranno”, scriveva un grandissimo santo del secolo passato.

Venerare Dio Padre, vigilando e fuggendo le lusinghe delle tentazioni, vuole chiarezza dottrinale non adattabile soggettivamente con la cosiddetta prassi. Aspettiamo con ansia la proclamazione dell’anno del Timor filiale di Dio. E, magari, un opportuno chiarimento ai dubia.

(fonte: lanuovabq.it)

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