San Patrizio: santità e birra, perché la serietà non è virtù

Il Vangelo fu inculturato in Irlanda dal  vescovo San Patrizio, il quale mediò tra la tradizione celtica e quella cristiana che si stava diffondendo.

di Alfredo Incollingo (17-03-2017)

C’è un Paese che si ferma più di altri nel festeggiare il suo santo patrono: è la cattolicissima Irlanda, o almeno una volta lo era. Viste le recenti “riforme” lo si può dubitare.

Icona di San Patrizio

Il 17 marzo nell’Isola Verde si celebra il culto di San Patrizio, patrono isolano e uno dei primi evangelizzatori delle isole britanniche. Probabilmente fu il primo a predicare il Vangelo fra quelle genti. Le celebrazioni di San Patrizio sono diverse per carattere dalle festività nostrane, perché gli irlandesi sono fieri del “loro” cristianesimo: nel corso dei secoli hanno ammantato la Chiesa d’Irlanda di toni nazionalisti, in termini moderni si intende, specialmente in seguito alle rivendicazioni indipendentiste nei confronti degli inglesi. Questo carattere non conforme del cattolicesimo irlandese non sfuggì a Roma e la Chiesa Cattolica dovette lavoro molto per far accettare a fedeli tanto riottosi la liturgia romana. Il Vangelo fu inculturato in Irlanda da San Patrizio, il quale mediò tra la tradizione celtica e quella cristiana che si stava diffondendo. Quando parliamo di Cristianità sull’Isola Verde ci vengono in mente i suoi monaci eremiti, a metà strada tra i frati e gli antichi druidi, veggenti e mistici, vaganti per i colli e per i boschi irlandesi. I vescovi isolani hanno mal accettato le direttive da Roma, fieri della loro autonomia dal Continente, come tutte le isole nei confronti della Terra Ferma.

Dopo un passato da schiavo, Patrizio poté sfuggire alla prigionia, ritornando dalla sua famiglia e alla fede cristiana. Divenne diacono e successivamente fu eletto vescovo impegnandosi nell’evangelizzazione dell’Irlanda. Verso il 431 d.C. si recò in pellegrinaggio a Roma e qui ebbe l’incarico ufficiale di continuare la sua missione apostolica nelle isole britanniche. Comprese che era necessario adattare, senza modificare la sostanza, la liturgia romana alla tradizione celtica. Il cristianesimo in Irlanda assunse connotati unici e differenti a quelli rintracciabili nel Continente e per tale ragioni suscitarono l’interesse e la preoccupazione di Roma.

Una croce celtica in un cimitero.

Quando si parla di Irlanda e di Cristo non può non venire in mente la Croce celtica, il vessillo dell’orgoglio nazionale: l’asse verticale è il mondo celeste, mentre quello orizzontale è il mondo terreno che si incrociano nel cerchio, simbolo di unità metafisica dell’essere. San Patrizio è per gli irlandesi l’asse verticale che li ricollega al Cielo. L’Irlanda rappresenta in questo modo un caso particolare nella Cristianità occidentale, una terra di confine tra il paganesimo ancestrale (non privo di “semi di verità”) e il cristianesimo romano.

Il 17 marzo in tutto il mondo si celebra San Patrizio: birra, musiche e danze allietano un’intera serata. È vero, come diceva G.K. Chesterton, che la serietà non è virtù, perché il divertimento, se ben speso, è sempre necessario. Dopo il culto in chiesa, alziamo i nostri bicchieri alla memoria di un popolo fiero e cattolico, che oggi, come buona parte dell’Europa cattolica, soffre le conseguenze del relativismo.

(fonte: campariedemaistre.com)

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