Quante bugie su aborto e obiettori!

Per attaccare l’obiezione di coscienza, Repubblica monta il caso del Molise dove ci sarebbe un solo medico non obiettore costretto a saltare ferie e riposi per garantire gli aborti richiesti. Ma la relazione del Ministero lo smentisce, non c’è alcun super-lavoro. E non c’è neanche una relazione tra obiettori e tempi di attesa.

di Renzo Puccetti (27-02-2017)

Su la Repubblica Maria Novella De Luca ha intervistato il ginecologo Michele Mariano, direttore dell’Unità Operativa Dipartimentale – Centro Regionale (Unico) per la Procreazione Responsabile (Legge 194/78) – Contraccezione – Malattie Sessualmente Trasmesse dell’Ospedale Cardarelli di Campobasso. Il dottor Mariano dice di essere l’unico medico ad effettuare gli aborti in tutto il Molise. Nell’intervista di la Repubblica si legge che il povero dottor Mariano fa “aborti e soltanto aborti”. Dice: “Niente ferie, niente riposi, niente. Reperibilità totale. Estate e inverno. Così, ogni giorno”. Per il giornalismo politically correct il dottor Mariani è una fonte ghiotta quando c’è da attaccare l’obiezione di coscienza, egli rappresenta il modello del bravo medico che sta dalla parte delle donne e non obietta, vittima dell’ostracismo di una casta di camici bianchi ipocriti, carrieristi e avidi. Per questo mi pare doveroso equilibrare l’informazione dando qualche notizia aggiuntiva.

Michele Mariano, abortista
Michele Mariano, abortista

Nel 2014 in Molise sono stati effettuati 413 aborti, fonte relazione del Ministero del 7 dicembre 2016. Un medico a tempo pieno lavora 44 settimane all’anno (circa due mesi di ferie). 413 aborti espletati in 44 settimane significano una media di 9,4 aborti a settimana. Ed infatti a pagina 51 della relazione ministeriale è riportata quella cifra calcolata in base ai Full Time Equivalent, parametro la cui unità corrisponde ad un lavoratore a tempo pieno. Se si va a vedere la tabella alla stessa pagina si scopre però che il numero medio di aborti settimanali per ginecologo non obiettore in Molise è esattamente la metà, 4,7. Questo significa che c’è un altro ginecologo non obiettore che non effettua aborti. Ed infatti basta andare alla pagina seguente dove nella relazione è scritto: “Nel caso del Molise, in cui si rilevano solo 2 ginecologi non obiettori di cui 1 assegnato a servizi diversi da quello di IVG, e? stato rilevato che, in caso di assenza prolungata del collega assegnato al servizio IVG, l’azienda ha disposto un ordine di servizio, assegnando l’altro non obiettore temporaneamente al servizio IVG, al fine di garantire la continuita? del servizio”.

Dunque parrebbe di capire che se il dottor Mariano vuole fare le sue meritatissime ferie potrebbe andare tranquillo che, a continuare il suo servizio, subentra il collega. E in cosa consiste il servizio? “Sopprimo una vita”, è la dichiarazione che ci viene dallo stesso dottor Mariano ed alla quale umilmente ci rimettiamo. Ma quando non è in ferie davvero il dottor Mariano non fa altro che aborti dalla mattina alla sera? È così insensibile la dirigenza aziendale?

A pagina 11 della seconda edizione della Guida Tecnica e Procedurale per l’Aborto Sicuro pubblicata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità si legge: “In base allo stadio della gravidanza, l’aborto mediante aspirazione richiede da 3 a 10 minuti per essere completato”. Ammettiamo dunque il massimo della forbice, dieci minuti, aggiungiamo altri venti minuti per le attività successive e preparatorie, un medico può eseguire due aborti all’ora. Un ginecologo a tempo pieno in un anno che stia in servizio per 38 ore a settimana per 44 settimane lavora 1672 ore. Se in un’ora si possono fare 2 aborti, allora i 413 aborti del Molise richiedono non più di 207 ore pari ad appena il 12,4% del tempo lavorativo di un medico.

Licenza di uccidere!
Licenza di uccidere!

Gli abortisti dicono che gli obiettori in Italia sono troppi. Ma come vanno le cose nella Nazione che fino a ieri era guidata dal Nobel per la pace eterna dei figli indesiderati? Debra Stulberg, docente al dipartimento di Medicina Familiare all’Università di Chicago, insieme a colleghi della Duke University del North Carolina, ha pubblicato nel 2011 sulla rivista Obstetrics & Gynecology uno studio dove solo il 17% dei 1.144 ginecologi intervistati si è dichiarato disponibile ad effettuare aborti (1,1% tra gli evangelici; 8,8% tra i cattolici e gli ortodossi; 10,4% dei protestanti non evangelici; 13% degli islamici; 23,1% tra gli Hindu e 43% tra gli ebrei). Persino tra gli atei ed agnostici il 62% dei ginecologi ha dichiarato di non essere disposta ad effettuare aborti. Negli Stati Uniti operano 37.370 ginecologi [Dall TM, e coll. Journal of Women’s Health 2013; 22(7): 643-8]. Assumendo l’83% di obiezione di coscienza rilevato da Stulberg, allora vi sono 6.353 ginecologi disponibili ad effettuare i 926.190 aborti stimati dal Guttmacher Institute nel 2014. Il carico annuale corrispondente è pari a 146 aborti per singolo ginecologo non obiettore. Per l’Italia ai 1.408 ginecologi non obiettori corrispondeva nel 2014 un carico di 96.578 aborti, pari a 68,6 aborti all’anno per ciascun non obiettore, meno della metà rispetto agli Stati Uniti.

Nel 1982, a soli quattro anni dal varo della 194, quando di lamentele dei ginecologi non obiettori nessuno sentiva parlare, il carico medio era pari a 128,2 aborti annui. Nell’ultima relazione al parlamento si apprende che l’11% dei ginecologi non obiettori è destinato dalle aziende ad altre mansioni, dunque non si capisce perché si vorrebbe limitare l’obiezione di coscienza dei ginecologi invece di attingere da questa riserva di personale per colmare eventuali lacune di organico.

È dimostrato che la presenza di ginecologi obiettori non ha neppure alcuna relazione con eventuali ritardi con l’espletamento degli aborti: “In alcune regioni all’aumentare degli obiettori di coscienza diminuiscono i tempi di attesa delle donne, e, viceversa, in altre regioni al diminuire del numero di obiettori aumentino i tempi di attesa, contrariamente a quanto si potrebbe immaginare”, si legge a pagina 52 della relazione parlamentare 2016. Ne è prova che nella tabella alla pagina successiva si vede come in Campania si registrino tempi di attesa sovrapponibili a quelli dell’Emilia Romagna nonostante 20 punti percentuali in più di obiettori. In Basilicata i tempi di attesa sono leggermente diminuiti rispetto al 2006 nonostante la percentuale di obiettori sia passata dal 44% all’88,1%. Piemonte, provincia di Bolzano, Liguria sono regioni dove gli obiettori sono aumentati e i tempi di attesa si sono accorciati. Provincia di Trento, Marche e Umbria hanno registrato allungamenti dei tempi di attesa nonostante la diminuzione degli obiettori.

Questi sono i fatti, il resto sono chiacchiere. Se l’aborto non fosse una procedura così maledettamente veloce, non ci potremmo spiegare come un numero complessivamente contenuto di esseri umani sia in grado di sopprime milioni di altri esseri umani.

(fonte: lanuovabq.it)

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