Mani pulite, don Giussani: “Il giustizialismo è anticristiano”

Ai tempi di “tangentopoli”, quando la mentalità giustizialista servì a un disegno di potere che mirava a sovvertire quello costituito, don Luigi Giussani, giudicò con forza e ripetutamente l’errore insito in un atteggiamento che in nome della giustizia, giustificava la violenza. Ecco alcune sue riflessioni che oggi appaiono straordinariamente profetiche.

Intervista a Panorama il 4 agosto 2000: «La debolezza dell’uomo è riconoscibile come cosa che sta al limite estremo del nulla. Questo rende eminentemente vera la scena che, nel momento più acuto del IV atto di Brand, il dramma di Ibsen, il protagonista grida: “Per raggiungere la salvezza non basta tutta la volontà umana?”. Chi è quell’uomo che non sente la stolidità di frasi come s’udirono nel ‘92 e ancora dopo gridate (o anche scritte su giornali) di taluni gestori di Mani pulite, che si ritenevano tra le persone più perfette della società? È per questo che allora dicemmo che un’azione che per punire colpevoli distrugge un popolo, come coscienza unitaria e come raggiunto benessere, ha almeno nella sua modalità di attuazione qualcosa di ingiusto. I suggeritori di Mani pulite forse potrebbero appartenere a una società di uomini che pretendono fissare loro il sommo bene per la società, identificato normalmente col favore dato a un assetto sociale in cui il bene salvaguardato si identificasse con quello che vogliono essi stessi. (…). Potrei semplificarlo con l’immagine di una crepa apertasi nel fondamento della nostra società, un imbroglio nel cui polverone non si può certo riconoscere il mattino di un giorno più benevolo».

Don Luigi
Don Luigi

Messaggio di don Luigi Giussani alla Fraternità di Cl, dopo il pellegrinaggio a Lourdes, 11 marzo 1993: «Di fronte al dissesto totale del nostro Paese non possiamo non essere provocati ad un giudizio: un’azione che per punire colpevoli distrugge un popolo, come coscienza unitaria e come raggiunto benessere, ha almeno nella sua modalità di attuazione qualcosa di ingiusto. Proprio tutto questo disagio, cui intensamente partecipiamo, diventa per noi grave e forse estremo richiamo di Cristo a una autenticità di figliolanza al Padre, cui tutti, in svariatissimi modi, abbiamo mancato. “Se diciamo di essere senza peccato inganniamo noi stessi e la verità non è in noi” (1Gv 1,8). Negli Esercizi Spirituali ci è sempre stato richiamato che non possiamo stabilire un rapporto né con le persone, né con noi stessi, né con le cose se non partendo dalla coscienza di essere peccatori: in ciò sta il richiamo alla umiltà. La memoria, che è l’espressione sintetica della fede che viviamo, non ci lascia in tale umiltà né dimentichi, né passivi. Perciò nel dolore di non avere riconosciuto adeguatamente Cristo e il Suo Mistero negli interessi della vita (…) preghiamo la Madonna che il nostro cuore sia pronto a riprendere ogni giorno. Attraverso di Lei l’invocazione della grazia di Cristo risulti più decisiva e potente che l’attaccamento ai nostri criteri, il cedimento ai nostri calcoli e il soggiacere ai nostri istinti».

Preghiamo per l’Italia in pericolo, Intervista a don Luigi Giussani di Pierluigi Battista 1996: «Una parte esigua di tutto il popolo si erige a maestro illuminato e a giudice di tutti. È il concetto caratteristico di qualsiasi tentativo rivoluzionario. Da questa pretesa deriva la sovrapposizione di una “classe” a tutto il popolo, l’esasperazione di un particolare che crea nel popolo l’immagine del magistrato come il “puro” per natura, come accadde tra i maestri catari e albigesi. È la fanatizzazione di un particolare, per cui facilmente si trascurano le leggi che il progresso della civiltà ha pensato proprio per salvare l’azione di questo particolare in rapporto all’utilità del tutto. Ma l’esaltazione di un particolare fa dimenticare le regole; si annullano diritti della persona e quasi ogni sentimento di pietà, assicurando una idolatria agli attori in scena. No. Tutto questo non annulla la necessità di indagare e punire i colpevoli. L’avere assolto, sia pure in modo manomesso, questo compito, è l’apporto di utilità realizzato dagli esponenti di questa “rivoluzione”. (….) La situazione è grave per lo smarrimento totale di un punto di riferimento naturale oggettivo per la coscienza del popolo, per cui il popolo stesso venga spinto a ricercare le cause reali del malessere e a salvarsi così dagli idoli. Questo smarrimento comporta una inevitabile, se non progettata, distruzione dello stato di benessere, che risulta così totalmente minato nella tranquillità del suo farsi. Perché riprendere, bisogna pur riprendere!».

Dal temperamento un metodo, don Luigi Giussani, Bur, pag 83: “C’è un magistrato che da quando è scoppiato l’affare di Mani pulite è diventato di una presunzione così ripugnante, così senza capacità di flessione non ostile, così senza l’ombra alcuna di pietà, così duro: per uno che lo accosta, è come se non lo avesse fatto Dio, è come se l’avesse fatto il male! Non è la domanda di essere coerenti – perfezione «Coerente?! Tu, coerente? Ma tu non sai quel che stai dicendo!» -, vale a dire la domanda di non esser deboli in nulla; è una domanda disumana, non è una domanda umana! Una domanda umana è la domanda che Dio generi perfezione e coerenza dentro la dinamica fragilissima e totalmente incoerente, quotidianamente incoerente, dell’uomo. Insomma, come Simone ha risposto alla domanda di Gesù: «Mi ami tu?» era totalmente scevro, spoglio di qualsiasi calcolo o pretesa; ed era domanda di quello che affermava. Per questo Gesù gli ha detto: «Pasci le mie pecorelle» , dirigi il mio gregge. Mandy, dire tutte queste cose vuol dire affermare un altro concetto di morale, che nessuno sa. Per tutti la morale è una coerenza con quelle leggi, cioè con quella descrizione delle dinamiche che le forze della natura, a qualsiasi livello, hanno. Rispettare queste leggi vuol dire essere coerenti ad esse. Quando uno si accorge che non è possibile essere coerenti, o diventa cinico – afferma cinicamente che la perfezione è un’illusione, anzi è una presunzione, e il trionfo è attribuito a ciò che, istante per istante (hic et nunc), emerge con più violenza (perciò la violenza diventa la legge della convivenza in tutti i campi e a tutti i livelli: guerra) – o domanda a Dio che renda avvenimento anche in sé quel che è già accaduto”.

L’Attrattiva a Gesù, Bur, pag 206-310: “Il concetto di morale cristiana è una rivoluzione intollerabile ai «sapienti di questo mondo», diceva san Paolo. O così come a tanti giudici che «sono loro la giustizia» (a mio avviso hanno tentato di distruggere il tessuto della coscienza di un popolo). L’ho già detto: solo due mesi dopo il «caso Chiesa» ( dopo tre o quattro mesi scoppiò il problema di Tangentopoli), un personaggio di Mani Pulite a un nostro amico ha detto: «Oramai avete perso: abbiamo vinto politicamente». Se questo fosse rappresentato su uno schermo cinematografico, documentabile in tutta Italia, dovrebbe lui essere messo in prigione, lui che ha giudicato tanti! (…)Poi un giorno si è trovata lì le cinque (lei aveva in mano il libretto delle ore) , una di loro le dice: «Ma tu dici le preghiere? Ma allora tu sei cristiana?». «Sì» Il giorno dopo l’avevano licenziata. Comunque, questo avverrà a scrosci e a cascata dai sintomi che oramai abbiamo: questo attacco sistematico e intollerante, senza nessun pudore neanche dal punto di vista della menzogna patente, della contraddizione con l’evidente. Tutti i giornali, tutta la stampa del mondo occidentale, hanno incominciato come a rispondere a un ordine dato chissà da dove. È il dove, è il donde nasce anche la tangentopoli d’Italia, i tribunali francesi, spagnoli: è tutta un’azione contro la cultura e contro il benessere economico, cioè contro la totalità della fisionomia degli Stati fatti da cristiani, degli Stati ancora cristiani, in cui l’influsso cristiano è ancora sufficientemente determinante”.

Una presenza che cambia, Bur, pag 335: “Tutta Tangentopoli è fondata su questo moralismo, tutta!: il kantismo – dice Péguy – è una filosofia dalle mani pure, e infatti per Kant un uomo perfetto non può neanche sbagliare una parola, soltanto – aggiunge Péguy – che non ha le mani, cioè non è in rapporto con la realtà. Che è proprio l’opposto del cristianesimo, perché per il cristiano, per il cristianesimo, anche un capello ha un valore. Accorgersi di queste parole è accorgersi di questo tipo di mentalità o di impostazione… Per esempio, la moralità come tensione salva tutti, salva chiunque, eccetto chi non voglia il bene apertamente: uno non deve volere il bene, non deve volere Dio, non deve volerlo, deve essere satanico, c’è soltanto il satanismo. Altrimenti, se uno vive una tensione – la moralità come tensione -, è moralmente buono. Perciò il cristianesimo è realmente una salvezza universale”.

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