Separata e fedele, la storia di Elena

La prova della fedeltà a Dio la si deve dare nella “cattiva sorte”. Come ha fatto Gesù dal Getsemani al Golgota.

di Maria Angela Masino (14-02-2017)

«Quando mi sono sposata ero una cristiana tiepida, ho incontrato Gesù negli ultimi anni di matrimonio, periodo in cui il rapporto con mio marito era sempre più difficile, carico di dolore. Mi sentivo impotente. Fu in uno di questi momenti, il più buio, che durante un pellegrinaggio incontrai Cristo. Si rivelò a me tramite l’abbraccio di una donna che non conoscevo. Quel gesto ha aperto un varco nella mia corazza difensiva e mi ha fatto capire che avevo ancora tanto desiderio di bene nonostante la rabbia. Tre anni dopo quell’incontro, mio marito mi comunicò di volersi separare e ciò ha creato in me una confusione totale: in questo smarrimento l’unica certezza che avevo era la presenza di Gesù nella mia vita», racconta Elena Frittoli, 44 anni, madre di due figli, residente a Lodi, separata fedele. «Sì, fedele al Sacramento del matrimonio. Perché la separazione non rappresenta un’interruzione di vita, ma una diversa e nuova continuazione della chiamata alle nozze alla quale si può ancora “aderire”, anche se l’amore umano non è più ricambiato».

Elena crede nel Sacramento indissolubile che, per lei, non è memoria, ritualità, “contratto di lavoro a tempo determinato”, ma giuramento di fedeltà eterna a Gesù. «Dopo la separazione ho percepito con chiarezza che non volevo e non potevo perdere Colui che mi aveva sostenuto e accompagnato negli ultimi e difficili anni di matrimonio prima della separazione, e che rappresentava la mia unica salvezza. Ho parlato di questo con un sacerdote il quale mi spiegò che nelle nozze Gesù Sposo si unisce ai coniugi rendendoli un corpo solo e un’anima sola e che, pur non ricevendo l’amore del mio coniuge, Colui che si era donato a noi nel Sacramento del matrimonio avrebbe continuato ad accompagnarmi anche nella situazione di abbandono da parte di mio marito. Compiere questa strada era, in quel momento di crisi e confusione, un percorso molto faticoso, troppo in salita».

Il sacerdote suggerì a Elena di cercare su internet se a Milano ci fossero associazioni o gruppi di separati fedeli. «Avendoli trovati, iniziai un cammino che – ora posso dire – avevo idealizzato. Dico idealizzato perché, pur seguendo uno stile di vita coerente con quanto mi proponevo e che ritenevo consono con il percorso spirituale che mi veniva proposto, la scelta della fedeltà non faceva ancora parte della mia vita. Andavo avanti avendo fiducia in persone di fede e scoprendo il valore della Chiesa: sacerdoti che guidavano la mia spiritualità e laici i quali, vivendo già la fedeltà, mi erano di esempio e di sprone. Il passaggio importante, però, è stato l’essermi abbandonata all’amore di Dio, lasciando che Lui operasse in me, che mi plasmasse come a Lui piaceva. Questo esercizio quotidiano mi accompagna tuttora».

Fu così che l’ideale di fedeltà da astratto che era, è diventato concreto, parte integrante della quotidianità da vivere con spontaneità e semplicità. «Questa nuova consapevolezza di chi sono io agli occhi di Dio mi ha portato a comportarmi con la semplicità e la spontaneità di sempre, ma con una luce nuova: faccio la mamma al meglio delle mie possibilità, senza straordinarietà, e mi rendo conto che “tutto è possibile a chi ama il Signore”. Mi sono così scoperta una donna diversa».

misterogrande-sposi-per-sempreOra, anche senza essere più una moglie nel senso completo del termine, Elena si sente amata di un amore appagante e si accorge ogni giorno che veramente, come dice il Salmista “…non manca di nulla”. «Adesso che vivo la fedeltà a Gesù, che è fedeltà a Dio oltre che a me stessa, sto via via riscoprendo la mia verità di donna capace di amare, ma anche amata come figlia di un Dio che è Padre».

Così, guardando allo sposo Gesù, nel corso del cammino ha scoperto un amore più grande che va oltre il dono ricevuto nel sacramento delle nozze e arriva fino al cuore e alla sorgente stessa dell’amore, che è Dio. «Il sacramento del matrimonio, nella mia situazione, è fonte di grazia inesauribile per la mia famiglia, per i miei figli e per me. L’amore, la serenità e la grazia che mi accompagnano hanno dato frutti anche nel rapporto con mio marito: cerco di non giudicarlo e, quando devo discutere con lui di qualche problema, mi rivolgo al Signore per avere il cuore disponibile e le parole adeguate ad affrontare i momenti di maggior tensione e mantengo un buon rapporto con lui. Credo che i miei figli, più che sentire da me spiegazioni e lunghi monologhi sulla vita cristiana, vedano e percepiscano la serenità e la pace che vivo quotidianamente, ma anche la fede che si concretizza come dono da offrire».

Elena racconta ai suoi ragazzi e condivide con loro i piccoli gesti quotidiani di aiuto agli altri, le sue esperienze che, come catechista, vive con i bimbi. Ed ecco che così facendo qualcosa è cambiato. Suo figlio, che da circa tre anni non frequentava più il catechismo e non andava a Messa giustificando quel comportamento con la frase “Papà non crede perché io devo?”, ha cominciato a frequentare il grest come animatore. Ora sta ripetendo quell’esperienza e quest’estate è partito per il campo estivo della parrocchia. Da alcuni mesi è ritornato a frequentare il catechismo. Elena è rimasta molto colpita quando, rientrando da casa di un amico, i cui genitori si erano separati da poco, il figlio le ha chiesto: “Mamma va a parlare con la mamma di Edo perché lo tratta male e prima della separazione non era così! Potrebbe essere un’idea invitarla a venire con te nel gruppo dei separati, che frequenti?”.

Una richiesta che Elena ha vissuto con grande entusiasmo e conforto perché le ha fatto capire che i suoi figli hanno notato in lei la serenità nuova che sente di avere. Questa è la prova che la testimonianza consiste, più che nei discorsi, nella vita vissuta, nel modo di essere, nel clima che si crea intorno a chi crede con i fatti. Elena non ha trovato la forza di testimoniare pensando alla sua educazione. Anzi: la religione nella sua famiglia d’origine consisteva solo nell’essere presenti alla Messa Domenicale! L’energia nuova arriva dalla Provvidenza e dalla misteriosa creatività di Dio che agisce nelle nostre singole storie. «Dopo il matrimonio, mi sono trasferita nel paese in cui abito ancora oggi, lontano dai miei. Dovendo riprendere l’attività lavorativa dopo la maternità, ho affidato la cura della mia bambina a una persona estranea, precisamente una signora, che non si è limitata a una assistenza materiale, ma, unitamente a tutta la sua famiglia – veri cristiani praticanti – ha accolto anche me come figlia, aiutandomi nei momenti di difficoltà, stando insieme in occasione delle feste, invitandomi a partecipare con loro alla Messa e anche ad alcuni pellegrinaggi. In questi coniugi sono presenti i segni del vivere cristiano, del donare senza ricevere nulla in cambio e mia figlia, in occasione della sua Cresima, ha scelto la sua tata come madrina».

Sì, perché anche se nella famiglia non viene vissuta una fede profonda, ma si è “aperti di cuore”, il Signore raggiunge i suoi figli per altre vie, attraverso persone che non necessariamente devono essere parenti. «Dio è venuto comunque a bussare alla mia porta, ha aspettato che io Gli aprissi e questo mio accoglierLo è stato fonte di benedizione per me e i miei figli. Vorrei citare le parole di una catechesi in cui Mons. Renzo Bonetti, fondatore e direttore spirituale della Fraternità Sposi per Sempre, accennava alla trasmissione della fede nei figli, perché credo riassumano quanto detto finora: “Nella vita ciò che conta è che i figli tornino al Padre. Torneranno se nella loro vita ci sono segni del Padre”. Nella mia vita i segni del Padre, che ora cerco di trasmettere ai miei figli, sono giunti attraverso persone che il Padre stesso mi ha mandato».

Elena vive così la sua quotidianità di figlia di Dio, moglie e madre, ringraziando il Signore per i doni ricevuti, che le consentono di proseguire il cammino con Lui. Considera doni: un padre spirituale che la accompagna, la preghiera quotidiana, le catechesi di due Sacerdoti che le sono di grande nutrimento spirituale e poi la vicinanza di fratelli e sorelle che percorrono il suo stesso cammino e che le donano affetto, calore umano, sostegno. «Mi sorprendo pensando che tutto ciò è giunto grazie al “Si” che ho pronunziato al Signore in totale libertà. Comunque tutto ciò che viene è dono Suo, compresa la fedeltà».

(fonte: lanuovabq.it)


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