Matrimonio e convivenza equivalgono? I figli dicono “no”

Il Rapporto Annuale “Mappa mondiale della Famiglia 2017” contiene dati molto interessanti relativi al diverso grado di benessere e di stabilità di cui usufruiscono i bambini in due situazioni diverse, quelle del matrimonio e dalla convivenza.

di Marco Tosatti (13-02-2017)

A Roma giovedì prossimo verrà presentato il Rapporto Annuale: Mappa mondiale della Famiglia 2017. Il documento contiene dati molto interessanti relativi al diverso grado di benessere e di stabilità di cui usufruiscono i bambini in due situazioni diverse, quelle del matrimonio e dalla convivenza. Dati che vanno contro l’idea sempre più diffusa – anche da fonti di Chiesa – che in fondo matrimonio e convivenza, se c’è amore e fedeltà, si equivalgono.

In tutto il mondo, la convivenza è in aumento, con sempre più bambini nati in famiglie guidate da una coppia convivente. La Mappa Mondiale della Famiglia 2017 (WFM) – un rapporto annuale stilato dalla Social Trends Institute e da Institute for Family Studies, cerca di rispondere, alla domanda: quali sono le conseguenze che tutto questo comporta nella stabilità delle famiglie in tutto il mondo?

L’attenzione è particolarmente centrata sugli Stati Uniti e sull’Europa, – specialmente negli Stati Uniti e in Europa – dove convivere è un fenomeno sempre più diffuso, ma non sembra che ci siano variazioni significative in altre realtà geografiche. Il rapporto ha preso in considerazione più di 60 paesi di tutto il mondo. Ecco alcuni risultati:

–I bambini nati in Europa e negli Stati Uniti da coppie che convivono sperimentano livelli di instabilità più alti durante i primi 12 anni di vita rispetto ai bambini nati da coppie sposate.

–Dati a livello nazionale dimostrano che la crescita e l’aumento della convivenza tra coppie è associata ad una maggiore instabilità nei paesi di tutto il mondo.

–La convivenza normalmente è meno stabile per i bambini rispetto al matrimonio in tutti i paesi dove le famiglie che convivono sono più diffuse di quelle sposate.

Per esempio, in Italia, praticamente nessun bambino nato da genitori sposati sperimenta la rottura della relazione dei genitori prima dei 12 anni. D’altra parte più del 10% dei bambini nati da coppie che convivono, vivono questa rottura prima di compiere i 12 anni.
“Sappiamo che i bambini vivono una vita prospera quando sono in un contesto stabile e quando i genitori portano avanti relazioni stabili” ha detto IFS W. Bradford Wilcox, Senior Fellow, uno dei principali autori del rapporto e professore di Sociologia presso l’Università di Virginia. La WFM 2017 fornisce nuove prove del fatto che è più difficile che la convivenza nelle relazioni porti alla stabilità famigliare in confronto al matrimonio – anche in Italia.

“Non è stata trovata nessuna evidenza in questo rapporto che supporti l’idea che il matrimonio e la convivenza si eguaglino in termini di stabilità per i figli, anche se questa convinzione è sempre più comune nei vari paesi”, ha riferito Laurie DeRose, direttrice in Ricerca della WFM e professoressa di Sociologia presso l’Università di GeorgeTown. “In media, il matrimonio è associato ad una maggiore stabilità per i bambini in tutto il mondo – compresi i paesi in cui esso è in declino”.

Il documento sarà discusso in una conferenza intitolata Disuguaglianza familiare: le cause e conseguenze in Europa e nelle Americhe, che si terrà giovedì 16 febbraio 2017, alle ore 15:00 nell’aula Volpi del Dipartimento di Scienze della Formazione di Roma Tre. Via Milazzo, 11/B -Roma – 00185. La conferenza è stata organizzata dall’Università di Roma Tre in collaborazione con InterMedia Consulting, RCAI e l’Institute for Family Studies con l’appoggio di Social Trends. Parteciperanno a questo evento esperti dal Brookings Institution, e dalle università di Johns Hopkins, Georgetown e Virginia.

(fonte: lanuovabq.it)

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