La dittatura del politically correct

Il “politicamente corretto” sta diventando l’anima delle nuove dittature culturali, sociali e, purtroppo, anche politiche. Vogliono farci vivere in una società di buone maniere, ma privi di libertà. Dobbiamo vigilare e lottare per una resistenza: l’esperienza cristiana ci può e ci deve aiutare.

di Peppino Zola (12-02-2017)

Caro direttore,

alcuni anni fa, assistendo ad un incontro organizzato dal famoso psicanalista Giacomo Contri, gli ho sentito dire che oggi non si riesce più ad entrare nel merito delle cose. Mi è tornata in mente questa osservazione guardando a ciò che sta succedendo in questi tempi così confusi e nichilisti. Tempi in cui, come ho già avuto modo di scrivere in un’altra occasione, si confonde l’educazione con la pratica delle buone maniere. Basti vedere come sono condotte le varie campagne contro il bullismo, contro il fumo, contro la droga e così via. In fondo, si dice ai ragazzi: fate tutto quel che volete, purché siate educati, rispettando alcune regolette del vivere sociale. Non importa se nessuno vi propone una vita che abbia un vero senso; non importa che non abbiate riferimenti di fondo a cui attaccarvi: l’importante è che non disturbiate. Seguite le buone maniere; tutto il resto non conta.

Il criterio delle “buone maniere” sta diventando generale, essendo stato adottato non solo a livello dell’educazione, ma anche per giudicare tutto ciò che sta succedendo. Nell’affrontare tante (troppe) cose, non si ha più il coraggio di entrare nel “merito”, ma ci si ferma a verificare se sono state seguite o no le regole delle “buone maniere”.

Caro direttore, mi permetto farti alcuni esempi. Quello più clamoroso riguarda i criteri con cui viene giudicato il nuovo presidente USA, regolarmente scelto dalla maggioranza del popolo americano. Trump non è certo una persona ed un presidente dalle maniere educate e gentili. Personalmente, voglio attendere alcuni mesi prima di giudicarlo, come mi sembra giusto per qualsiasi cosa. Quasi tutti, invece, lo hanno pesantemente attaccato, con non buone maniere a dire il vero, ancora prima che iniziasse il proprio impegno di presidente. E, appena iniziato il suo lavoro, tutti a dargli addosso. Ma, ho notato che molte delle critiche che gli stanno portando sono causate dalle sue non buone maniere e non dal merito dei provvedimenti. Un esempio su tutti è dato dalla decisione di costruire un muro al confine col Messico. Tale muro è stato iniziato sotto l’amministrazione Clinton e la gestione Obama non si è fermata, tanto è vero che di quel muro esistono già centinaia e centinaia di chilometri. Ma i due predecessori di Trump sono stati praticamente in silenzio sulla materia e quindi non hanno suscitato proteste, neppure da parte dei radical-chic americani, che oggi scendono in piazza senza guardare al merito della questione e solo perché Trump, contro ogni buona maniera, ha osato parlare, attuando, peraltro, quanto aveva più volte promesso in campagna elettorale. La violazione delle “buone maniere” hanno avuto più peso della valutazione del merito.

In altri settori, le maniere “dirette”, cioè non buone, sono addirittura proibite dai radical chic. Penso, per esempio, all’aborto (parola oramai quasi proibita): è proibito descrivere le sofferenze del bimbo quando viene strappato dalla madre, perché, si dice, si tratta di un ricatto morale. Mentre, sulla soppressione di una vita nessuno si commuove. Se qualcuno, entrando nel merito, dice la verità, viene espulso dalla società dei vip. Per essere accettati, occorre usare le buone maniere, che costituiscono il metodo della presenza di ciò che è stato definito “politicamente corretto”.

Caro direttore, il “politicamente corretto” sta diventando l’anima delle nuove dittature culturali, sociali e, purtroppo, anche politiche. Vogliono farci vivere in una società di buone maniere, ma privi di libertà. Dobbiamo vigilare e lottare per una resistenza: l’esperienza cristiana ci può e ci deve aiutare.

(fonte: lanuovabq.it)

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