Pro-life, dalla Russia agli USA arriva un nuovo slancio

I movimenti pro-life degli States hanno premiato il card. Raymond Leo Burke per il suo impegno in difesa della vita e della dottrina cattolica.

di Marco Tosatti (03-02-2017)

Dagli USA alla Russia il movimento a favore della cultura della vita sta conoscendo un momento positivo. E di questo non può che rallegrarsi il cardinale Raymond Leo Burke, già prefetto della Segnatura Apostolica, e ora patrono dei Cavalieri di Malta. Il porporato parteciperà il 7 febbraio prossimo preso l’Ohio State University, College of Medicine, ai lavori della Medical Ethics Conference, in cui parlerà sul tema: The Economy of Life. Come ci spiega l’organizzatore del Seminario, Giovanni Battista Bellomo: “Il senso generale della conferenza a cui si è voluto dare il titolo di Economia della vita è volto a spiegare in maniera scientifica (attraverso l’intervento di studiosi e medici) il valore della vita. Essa perciò va difesa anche affrontando un costo economico, il quale è di valore minore rispetto al bene tutelato”.

Nel corso dell’evento si tratterà anche dello spinoso argomento della stagione ultima dell’esistenza: “Un medico specializzato in cure palliative, dovrebbe spiegare come anche in quegli stati di sofferenza, la medicina possa intervenire per alleviarla e dare dignità al malato”.

Da un punto di vista più ampio, la Conferenza vorrà richiamare l’attenzione mediatica e politica su un dato di fatto: esistono giovani ancora pronti a lottare per queste idee e non omologati a quella che San Giovanni Paolo II ha spesso definito la cultura della morte così presente nel mondo occidentale.

cardinalburkeÈ da ricordare che nei giorni scorsi è stato attribuito al cardinale Burke, da tutti i leader pro-life americani il Law of Life Achievement Award, un premio che onora la sua difesa costante della cultura della vita, nonostante, è scritto nella motivazione, “le persecuzioni e le pubbliche umiliazioni da lui patite”, e sopportate sempre “serenamente”, come ha detto John-Henry Westen di LifeSiteNews, illustrando le motivazioni del riconoscimento. Burke si è sempre distinto perché, contro prassi più morbide, insisteva che fosse negata la comunione ai politici cattolici che facevano pubbliche dichiarazioni a favore dell’aborto, in particolare di quelli statunitensi. Come ricorda Corrispondenza Romana: “Il suo impegno e la sua militanza pro-life sono ben noti anche in Italia, essendo, la sua, una presenza fissa alla Marcia per la Vita di Roma. Durante i Sinodi sulla Famiglia Sua Eminenza ha ribadito come non possa esistere alcuna apertura circa l’accesso all’Eucarestia da parte dei divorziati risposati”.

Westen ha dichiarato ai leader pro-life, presenti per la Marcia per la Vita di Washington di “non aver mai visto nessuno indossare la porpora più meritatamente del card. Burke. Non si è mai allontanato dalla Verità, pur essendo stato retrocesso, umiliato ed attaccato anche dai media internazionali, nonché crudelmente diffamato da alcuni suoi confratelli vescovi”.

Parlando di cultura della vita, ci sembra giusto ricordare un altro campo di battaglia, quello russo. Ne è protagonista il patriarca Kirill, con la Chiesa ortodossa moscovita. Dopo la firma, apposta il 27 settembre scorso dal Patriarca Kirill su una petizione destinate alle autorità politiche e al Parlamento affinché venga revocata la libertà di aborto, Kirill è tornato sull’argomento in questi giorni chiedendo con fermezza ai parlamentari di mettere al bando questa pratica. “Ho più volte chiesto ai deputati di prendere in considerazione di limitare l’aborto e ho potuto verificare alcuni progressi compiuti per affrontare questo male”, ha dichiarato. Combattere l’aborto non rappresenta “un gesto rivoluzionario, bensì un necessario ritorno alla normalità”, senza la quale “sarà impossibile per gli uomini e per le donne raggiungere la felicità”.

L’Unione Sovietica nel 1920 fu il primo Paese a legalizzare l’aborto in ogni circostanza. Ma a causa del calo demografico, nel ’36 Stalin lo vietò categoricamente. Fu ripristinato però nel 1954. La Russia, che oggi consente l’interruzione di gravidanza fino alla 12esima settimana (alla 22esima in caso di stupro), mantiene uno dei più alti tassi di aborto al mondo.

(fonte: marcotosatti.com)

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