«La fedeltà non conta», l’ultimo attacco al matrimonio

Arriva in Senato il ddl per eliminare l’obbligo di fedeltà dall’istituto del matrimonio. Una iniziativa che parte dal concetto erroneo che la fedeltà riguardi solo la sfera sessuale e che tende a svuotare di significato la famiglia naturale. E aprire alla poligamia. Parla l’avvocato Simona Muzzo.

di Marco Guerra (24-12-2016)

Subito dopo l’approvazione in Senato delle unioni civili, lo scorso febbraio un gruppo di parlamentari del PD presentò un disegno di legge che eliminava l’obbligo di fedeltà dall’istituto del matrimonio. Pochi giorni fa questa proposta, di cui è prima firmataria la sen. Laura Cantini, è stata assegnata alla commissione giustizia di palazzo Madama. Il testo consta di un solo articolo che, sopprimendo la parola fedeltà, modifica l’art. 143, comma secondo, del codice civile che elenca gli obblighi coniugali.

Tra i proponenti appare anche la madrina delle unioni civili, la senatrice Monica Cirinnà, che in più di un’occasione ha indicato come obiettivo politico la completa equiparazione tra matrimonio e unioni civili, anche tramite l’abolizione dell’obbligo di fedeltà. In un convegno dello scorso marzo all’Università degli studi Internazionali di Roma, presenziato anche dalla Nuova BQ, la Cirinnà ha spiegato infatti che “le unioni civili non sarebbero altro che un matrimonio moderno…l’istituto giuridico più appropriato a cui dovremmo guardare anche noi etero-sessuali”.

Insomma nulla di nuovo sotto il sole: la visione ideologica della famiglia trova concreta applicazione in questo ddl che, fra le altre cose, definisce l’obbligo reciproco di fedeltà tra i coniugi il “retaggio di una visione ormai superata e vetusta del matrimonio, della famiglia e dei doveri e diritti dei coniugi”. Un ragionamento che svilisce la dignità della coppia e che legittima una comportamento sleale e disonesto che umilia la singola persona. Ma per comprendere tutti i risvolti giuridici ed etici di questo provvedimento abbiamo raccolto il parere l’avvocato civilista che si occupa di diritto di famiglia, Simona Muzzo.

Avvocato Muzzo, l’eliminazione dell’obbligo di fedeltà rientra sicuramente nell’iniziativa più ampia tesa a decostruire la cellula fondamentale della società, ovvero la famiglia. Ma secondo lei quali sono gli aspetti più controversi e negativi di questa proposta di legge?

Anzitutto voglio evidenziare come i firmatari di questo ddl partano da presupposti del tutto sbagliati. Dalla relazione introduttiva si evince che il concetto di fedeltà sia ridotto e limitato alla sfera sessuale visto che si asserisce l’irrilevanza della fedeltà perché fa riferimento soprattutto alla fedeltà sessuale della donna. Niente di più sbagliato! L’obbligo di fedeltà è reciproco, riguarda tanto il marito quanto la moglie: lo si evince chiaramente dall’art. 143 codice civile. La fedeltà attiene all’impegno globale dei coniugi che si estende a tutti gli aspetti della vita coniugale e per questo si può dire che è l’essenza principale dell’istituto del matrimonio proprio perché strettamente legata alla tutela della unità della famiglia. L’art. 29 della Costituzione riconosce l’uguaglianza giuridica e morale dei coniugi nei limiti in cui non incida sull’unità della famiglia.

I proponenti affermano però che questa è una visione superata e vetusta del matrimonio e della famiglia…
La loro è un visione ideologica senza basi giuridiche, ma cosa ben peggiore hanno appunto un concetto ristretto della fedeltà, che non è quello sancito dall’articolo 143 codice civile che disciplina i diritti e doveri reciproci nascenti dal matrimonio. E questo ce lo dice anche la Corte di Cassazione nella sentenza n.9287/1997 quando afferma che il dovere di fedeltà consiste nell’impegno, ricadente su ciascun coniuge, di non tradire la fiducia reciproca ovvero di non tradire il rapporto di dedizione fisica e spirituale tra i coniugi, e non deve essere intesa soltanto come astensione da relazioni sessuali extraconiugali. La nozione di fedeltà va avvicinata a quella di lealtà, la quale impone di sacrificare gli interessi e le scelte individuali di ciascun coniuge che si rivelino in conflitto con gli impegni e le prospettive della vita comune. Pensi che sempre secondo la Cassazione la violazione dell’obbligo di fedeltà può assumere rilievo anche in assenza della prova specifica di una relazione sessuale extraconiugale intrapresa da un coniuge, essendo sufficiente l’esternazione di comportamenti tali da ledere il rapporto di dedizione tra i coniugi, ferendo la sensibilità e la dignità di colui o colei che subisce gli effetti di quei comportamenti. Ad esempio è tradimento anche un corteggiamento in pubblico o un amore platonico se, tenuto conto dell’ambiente in cui i coniugi vivono e delle modalità con cui quei comportamenti sono attuati, danno luogo a plausibili sospetti di infedeltà e leda la dignità del coniuge. Quindi non ha alcun senso dire che la fedeltà è qualcosa di antico.

Molti l’hanno definita una legge per chi non ama…

Altri l’hanno chiamata la legalizzazione delle corna, ma è riduttivo, la definizione che ha usato lei mi piace di più, perché mi dice che posso essere sleale con mio marito o con mia moglie, che posso fare scelte che le ledono la dignità del coniuge. A queste condizioni che senso ha il matrimonio?

Sempre nella relazione che accompagna il testo di legge sono contenuti anche alcuni richiami a pronunce della Suprema corte di Cassazione che nel 2014 ha ricordato che “il giudice non può fondare la pronuncia di addebito della separazione sulla mera inosservanza del dovere di fedeltà coniugale”. Siamo alla solita giurisprudenza creativa fondata sul cambiamento di costume nella società? In particolare la Cassazione dice che non può essere considerata l’infedeltà per l’addebito quando questa non ha avuto incidenza sull’unità familiare?

Sì, in effetti si afferma che l’infedeltà debba essere la causa principale e determinante del fallimento del matrimonio; se il matrimonio era già finito e la coppia era in crisi è ovvio che l’infedeltà “sopravvenuta” non possa essere valutata come causa di addebito della separazione. Il fatto però che quella violazione per essere rilevante ai fini dell’addebito debba avere i requisiti della determinatezza, non vuole dire che essa non abbia più motivo di essere prevista. Seguendo il ragionamento dei senatori dem che hanno proposto questa legge, allora perché non cancellare tutto l’art. 143 comma 2 codice civile, visto che anche gli altri obblighi devono porsi come conditio sine qua non del fallimento del matrimonio? Perché dunque lasciare l’obbligo di assistenza morale e materiale, di collaborazione nell’interesse della famiglia e di coabitazione, se il giudice pronuncerà l’addebito solo ove quelle violazioni saranno la causa determinante del fallimento del matrimonio? Sempre seguendo il loro ragionamento, alla luce dell’attuale costume non dovrebbe esserci allora alcun obbligo reciproco. Senza ombra di dubbio questa impostazione distrugge il matrimonio e svilisce la dignità personale del coniuge.

Fra le altre cose, i proponenti sostengono che anche la decaduta distinzione tra figli naturali e legittimi giustificherebbe questo procedimento. Ancora una volta si strumentalizza l’uso dei bambini?

L’equiparazione per legge dei figli naturali a quelli legittimi non c’entra niente. Tra l’altro nel codice rimangono delle differenze, ad esempio in ordine alle modalità di riconoscimento: i figli nati fuori dal matrimonio vanno riconosciti andando al comune e facendo apposita dichiarazione, mentre nell’altro caso il riconoscimento è automatico alla nascita. Ad ogni modo va anche detto che la fedeltà è ricollegata alla filiazione e storicamente risponde ad una necessità di certezza della paternità. Una certezza che è una tutela in primis per i diritti del nascituro.

Commentiamo ancora cosa scrivono i senatori del PD: la fiducia è valore importante ma non ascrivibile ai doveri da imporre con una legge dello stato. E’ d’accordo?

Questa è un’affermazione di una superficialità inaudita, lo Stato si deve invece occupare della fedeltà nel suo significato più ampio che abbiamo detto nei limiti in cui si fa garante dell’unità familiare. Con l’art. 29 comma 2 della Costituzione, lo Stato ha assunto il compito di tutelare l’unità familiare, pertanto, nel momento in cui si elimina la fedeltà che è il presupposto di quella unità è ovvio che lo Stato non adempia al proprio “dovere”.

Non crede che questo ddl possa colpire il soggetto più debole della coppia, ovviamente parliamo di quello che viene tradito che resta privo degli strumenti legali per tutelarsi?

Sì, è vero perché viene meno la possibilità di chiedere l’addebito della separazione al coniuge infedele. Inoltre il tradimento rientra nei danni endo-familiari: la fedeltà è dunque rilevante perché chi tradisce può chiedere il risarcimento del danno morale, sempre che per le sue modalità e in relazione alla specificità della fattispecie, il tradimento abbia dato luogo ad una lesione della salute del coniuge vittima.

Se diventa possibile tradire si apre anche la strada al riconoscimento dei poliamori con tutto il caos che ne consegue sul fronte previdenziale e del diritto di famiglia?

È ovvio che se tu elimini la fedeltà, alla fine legittimi la pluri-relazione di ogni coniuge con altre persone. Quindi si dà libero sfogo ad una molteplicità di relazioni vissute anche all’interno del matrimonio. A questo punto qualcuno potrebbe anche chiedersi che senso ha impedire un matrimonio tra più persone. Il vero problema di fondo è che qui non ha più senso parlare di matrimonio perché non ha più senso il concetto di esclusività. Il matrimonio implica che ciascun coniuge sacrifica se stesso in nome di due persone che diventano una persona sola.

La Cirinnà – che è tra i proponenti di questo ddl – ha detto che le unioni civili sono il matrimonio del futuro e che questa proposta di legge infondo è tesa ad equiparare i due istituti…

Ma i due istituti alle fine sono uguali anche se non è previsto l’obbligo di fedeltà. Molti giuristi dicono che l’unione civile è un matrimonio a tutti gli effetti.

(fonte: lanuovabq.it)

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