La Colombia, Francesco e la pace “imposta”

Papa Francesco ha convocato in Vaticano i due principali attori politici colombiani: il presidente Santos, promotore di un accordo di pace con la guerriglia delle Farc e l’ex presidente Uribe, strenuo oppositore di una pace di compromesso. Fra i due è ancora dialogo fra sordi. Uribe denuncia una pace “imposta” e l’impunità che ne scaturirebbe anche per i peggiori terroristi.

di Marinellys Tremamunno (20-12-2016)

Papa Francesco ha promosso un storico summit sulla Colombia in Vaticano. Venerdì 16 dicembre è riuscito a far sedere di fronte alla sua scrivania i due avversari politici che mantengono diviso il paese sudamericano: Santos, il principale promotore degli accordi con le Forze Armate Rivoluzionare della Colombia (FARC), fresco premio Nobel per la pace (senza ancora riuscire a trovarla); e Uribe, il suo predecessore e grande promotore del “NO” che lo scorso 2 ottobre ha bocciato le trattative del governo con i narco-guerriglieri. L’obbiettivo? Secondo il comunicato della Santa Sede, Papa Francesco ha tentato di “promuovere la cultura dell’incontro e ha rilevato l’importanza del dialogo sincero tra tutti gli attori della società colombiana in questo momento storico”.

01476_16122016Ma si è concluso con un nulla di fatto. Come previsto, alle 10,30 del mattino il pontefice ha ricevuto in udienza il Presidente della Colombia; più tardi, alle 12, il Santo Padre ha incontrato privatamente il senatore Uribe, che era appena arrivato dalla Colombia, dopo una maratona improvvisata, perché era stato invitato appena il giorno prima. Poi, alle 12,35 l’incontro tripartito di 25 minuti. Il risultato? Uno sterile gioco a somma zero: nessun accordo è stato possibile.

“Ho detto a sua Santità che Santos non può imporre gli accordi. Attendiamo un po’ di apertura per il futuro di Colombia”, è stato l’appello dell’ex presidente Uribe il quale ha inoltre sottolineato che “gli accordi hanno problemi tecnici e giuridici. Il governo pretende di applicare un sistema Fast Track che violenta la costituzione colombiana e la nostra democrazia. Il governo imporrà gli accordi usando il Parlamento perché ha la maggioranza”.

Ma cosa significa il Fast Track? È semplicemente un passaggio veloce per l’entrata in vigore degli accordi di pace, senza passare da un nuovo referendum: martedì 13 dicembre la Corte Costituzionale della Colombia ha confermato la corsia preferenziale che il Parlamento di maggioranza governativa aveva approvato lo scorso giugno e che dimezzerà i tempi per confermare le nuove trattative.

Il Fast Track è mirato a bypassare la consultazione popolare. Siccome il 24 novembre sono stati firmati i nuovi accordi tra il presidente Santos e il guerrigliero Rodrigo Londoño (Timochenko) e il 30 novembre sono stati approvati in tempo record dal Parlamento, ora serviva blindare la mossa politica evitando un nuovo referendum. “Casualmente due giorni fa la Corte Costituzionale ha dato finalmente la sua approvazione ad una procedura legislativa per ridurre i tempi tra la firma degli accordi e la loro entrata in vigore, in modo che le persone possano iniziare a vedere i benefici della pace”, ha dichiarato Juan Manuel Santos, durante la sua breve visita al presidente Sergio Mattarella, avvenuta dopo dell’incontro con Francesco.

Ma guarda caso, Uribe ha elencato “i pericoli”, già presenti nell’accordo iniziale in seguito bocciato dal popolo. Con il Fast Track, hanno “portato avanti la legge di Amnistia, che comprende l’estensione di questo beneficio a chi ha commesso il reato di traffico di droga, considerandolo un delitto politico. Non gli importa la crescita delle coltivazioni illecite, la tossicodipendenza o la tragedia che questo crimine ha causato in Colombia. Ingannano il popolo dicendo che il giudice deciderà caso per caso, ma questo è comunque impossibile perché gli accordi hanno la regola generale di proteggere il guerrigliero che riconosce il proprio crimine di narcotraffico per finanziare la ribellione”.

Ancora una pace finta, una pace senza giustizia. “Sono stati reclutati 11.700 bambini e pochi sono tornati, 6.800 donne sono state stuprate e le organizzazioni delle vittime hanno presentato una lista di più di 400 persone rapite, di cui non si sa nulla. E c’è ancora impunità: perché i responsabili di crimini contro l’umanità non avranno la benché minima pena? Ci sono 130.000 prigionieri colombiani che hanno commesso reati meno gravi e sono in carcere. Almeno le aree di concentrazione (aree di disarmo) devono avere condizioni minime di detenzione”, ha rimarcato il senatore. Riguardo alla polemica “eleggibilità politica” dei guerriglieri, mirata a trasformare le Farc in un movimento politico, ha spiegato che si potrebbe accettare, “ma solo dopo che il guerrigliero ha scontato almeno una minima pena”.

Dunque, la Colombia si trova di fronte a una pace forzata. Il risultato? “Con gli accordi di Pace le FARC, il cartello della droga più grande del mondo, rimarrà nella storia come un buon rivoluzionario, che cattivo esempio!”, ha concluso Uribe. Le conseguenze sono ancora imprevedibili…

(fonte: lanuovabq.it)

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