Viva dopo un aborto: la storia di Viola, l’altra “Jessen” che ha sconfitto l’industria della morte

Questa immagine mostra due miracoli: quello di Gianna Jessen e quello di Viola, entrambe sopravvissute all’aborto. La piccola di appena tre anni sabato ha incontrato la statunitense, viva nonostante un aborto salino, in questi giorni in Italia per raccontare la sua storia di vita e perdono. La Nuova BQ intervista la madre di Viola: “È la dimostrazione vivente che la vita non è in mano alla nostra volontà di distruggerla”.

di Andrea Zambrano (06-12-2016)

Viola è nata a novembre 3 anni fa e per tutti ormai è November baby, la bambina di novembre, così come il film ispirato alla vita e alla storia di Gianna Jessen si chiama October baby. Viola non sa ancora che la sua vita è un pugno in faccia all’ideologia imperante dell’aborto come diritto e come pretesa, ma un giorno, quando i genitori adottivi Andrea e Chiara le racconteranno di quale misericordia Dio è stato capace su di lei, non potrà non riconoscere che la sua vita è un miracolo fatto di anima, gambe e di mani che si muovono.

Come Gianna Jessen, la donna sopravvissuta ad un aborto salino nel 1977 che oggi gira il mondo per testimoniare con la sola forza del suo volto sorridente che l’aborto è un omicidio e non un diritto a uccidere un grumo di cellule che non si vuole riconoscere come essere umano.

img-_antprmpianotpl1-_img-20161205-wa0006La Nuova BQ pubblica in esclusiva una foto che in un certo senso è un miracolo e una promessa: per la prima volta una di fronte all’altra Gianna Jessen e Viola, due donne che non dovevano essere sulla terra perché scartate dall’implacabile industria degli aborti, che utilizza la fragilità delle donne e l’impotenza degli uomini per affermare nel mondo il suo messaggio di morte. Ma invece ci sono. Anche Viola doveva essere abortita, ma ora è viva e nonostante il pessimismo clinico, oggi canta e parla come una qualunque bambina di 3 anni, anche se le difficoltà motorie le ricorderanno per un po’ di tempo ancora che lei per vivere ha dovuto sgomitare più degli altri. La promessa è quella di essere il volto umano e reale di una Presenza che non è stata riconosciuta né accolta immediatamente, ma ora si può fare carne per illuminare l’uomo di inizio millennio che ha perso il senso del reale.

Viola e Gianna si sono incontrate sabato pomeriggio a Formigine, in provincia di Modena, dove il locale Forum delle Associazioni famigliari, in collaborazione con Provita onlus e la Comunità Giovanni XXIII, hanno ospitato la 39enne statunitense diventata simbolo della vittoria della vita sulla morte. I genitori, che dal 2003 gestiscono una casa famiglia della Giovanni XXIII a Faenza e hanno altri due figli naturali, oltre a diversi affidi e adozioni, hanno reso pubblica la loro testimonianza prima che Gianna iniziasse a raccontare il lungo percorso di rinascita che l’ha portata poi a perdonare la madre che l’aveva abortita. La Nuova BQ li ha intervistati.

Dov’è nata Viola?

«È nata al Sant’Orsola di Bologna, dopo che la madre, una 17enne, era arrivata a seguito di una fortissima emorragia seguita ad un tentativo di aborto farmacologico domestico», racconta Chiara, la mamma affidataria di Viola.

A che mese è nata?

«Viola aveva 24 settimane quando ha visto la luce nel novembre del 2013, la madre aveva preso delle pillole per procurarsi l’aborto, abbondantemente oltre i termini consentiti per legge, ma è insorta una complicazione che l’ha costretta a chiamare il pronto soccorso della sua città in provincia di Modena. L’ambulanza l’ha portata poi al Sant’Orsola dove ha incontrato dei medici straordinari».

Perché?

«Perché Viola è nata appena arrivata all’ospedale e i medici hanno fatto di tutto per tenerla in vita».

Come prescrive la legge, del resto.

«Certo, ma la piccola presentava un’idrocefalia molto grave (acqua nel cervello), che l’avrebbe portata a morte certa in poco tempo, se non si fosse deciso di intervenire chirurgicamente».

Quali erano i rischi?

«La storia di Viola è un miracolo nel miracolo: in Europa non era mai stato tentato un drenaggio su una piccola di appena 5 mesi e soprattutto di quel peso, appena 500 grammi».

Quindi ciò che la società voleva scartare in realtà è diventata una scommessa vinta della scienza?

«Esatto. I rischi erano tantissimi, a cominciare dalle complicanze che potevano incorrere anche a seguito dell’anestesia. A questo si aggiunga il fatto che si tratta di operazioni molto complesse e costose. Ebbene: l’operazione è andata nel migliore dei modi, la scienza medica si è sforzata per restituire dignità di vita ad un essere umano che un’altra scienza medica, quella abortista, voleva sopprimere. I medici erano stupefatti».

Come ha vissuto questo passaggio la madre?

«Purtroppo è andata via subito dopo il parto, gli assistenti sociali hanno provato a coinvolgerla, ma non ha voluto saperne».

Oggi come sta Viola?

«Ha subito danni cerebrali nella fase di aborto, ma dopo tante tac possiamo dire che non ne risente più tanto che lo sviluppo cognitivo è in linea con quello dei suoi coetanei. Viola parla e canta come una bambina di 3 anni, ha soltanto un ritardo motorio che si aggiusterà col tempo».

Che cosa avete raccontato alla platea venuta per ascoltare Gianna Jessen?

«Quello che raccontiamo sempre alle nostre testimonianze: Viola è la dimostrazione vivente e inconfutabile che la vita non è in mano né alla nostra volontà di distruggerla né alle nostre disponibilità di cura, per quanto siano avanzate. La vita ha un legame diretto con il Signore che l’ha creata».

Che cosa racconterete a Viola quando sarà grande?

«La verità. E cioè che la sua storia rigenera continuamente noi con l’amore per la vita, la speranza e la gioia che riesce a donarci. Sempre».

(fonte: lanuovabq.it)

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