La stampa “libera” e sciacalla che usa Sacramenti e corpo delle donne per sdoganare l’aborto

Tutto secondo copione. La decisione canonica di Papa Francesco di concedere ai sacerdoti la facoltà di assolvere il peccato di aborto diventa un pretesto per spacciare un’inestistente rivoluzione della Chiesa. La stampa italiana è allineata su un unico obiettivo: far passare l’idea che ora l’aborto non sia più peccato. E pazienza se non è così, quel che conta è dare la caccia agli obiettori di coscienza negli ospedali. E la Cirinnà non lo nasconde neppure.

di Andrea Zambrano (23-11-2016)

Il più malizioso e smaccato è senza dubbio il Manifesto che, titolando “Il Buon Pastore” con la gigantografia di Papa Bergoglio, aggiunge un catenaccio falso: “L’ostilità della curia conservatrice non ferma il papa, che abolisce di fatto la scomunica per le donne che abortiscono e consente ai sacerdoti di assolvere anche i medici”. Piccolo dettaglio, che i cronisti dell’organo comunista non hanno voluto cogliere per pura ideologia: la scomunica rimane. Ma bisognerebbe spiegare ai giornalisti improvvisati esperti di morale e di diritto canonico che la scomunica è una “pena finalizzata a rendere pienamente consapevoli della gravità di un certo peccato e a favorire quindi un’adeguata conversione e penitenza”. Quindi non è un’ingiusta punizione, ma la più grande delle carità e delle misericordie visto che ha come obiettivo il pentimento in vista della vita eterna. O almeno così dice l’Evangelium Vitae di San Giovanni Paolo II Papa, che non si pretende che i giornalisti del foglio comunista abbiano letto.

Closing of the Holy Door and conclusion of the Jubilee of Mercy -  Chiusura della Porta Santa e conclusione del GiubileoStando così le cose, il sospetto è che la decisione canonica di Papa Francesco di concedere la facoltà di assolvere i peccati di aborto anche ai sacerdoti, eliminando il vincolo della remissione della scomunica da parte del vescovo, pubblicata con l’esortazione Misericordia et misera, sia già stata presa e utilizzata per altri scopi. Come ad esempio far passare il messaggio che in fondo l’aborto sia un peccatuccio come un altro, quindi che senso ha la battaglia che la Chiesa faceva e continua a fare contro il più orrendo dei crimini?

Il sospetto si fa concreto nel passare in rassegna le prime pagine dei giornali di ieri dove la novità canonica introdotta da Bergoglio, secondo l’evangelico principio che ciò che sarà legato e sciolto sulla terra sarà sciolto e legato nei cieli, non è stata presa per quello che realmente è, cioè un’estensione della facilità di accesso ad un sacramento per non lasciare nulla di intentato nel rapporto tra Dio e il cuore pentito dell’uomo, ma uno sdoganamento tout court dello stesso peccato.

Basta leggere solo alcuni titoli: Corriere della Sera: “Aborto, il perdono del Papa”, titolo eccessivamente superficiale dato che il perdono spetta a Dio e non certo al Papa, ma lo scopo è quello di mettere questa decisione in contrasto con le guerre culturali “dei valori non negoziabili”. È forse stato derubricato l’aborto da peccato grave a bagatella? No. Però per Massimo Franco il gesto è comunque “simbolico”. Di che cosa? Della vittoria del Bene sul Male, quest’ultimo impersonificato da una curia arcigna e ottusa. Una forzatura disarmante.

Decisamente più malizioso il titolo di Repubblica: Il Papa e l’aborto: “sì al perdono per donne e medici”. Forse che prima la Chiesa non perdonava a donne e medici pentiti? Assolutamente no, però l’occasione è propizia per dipingere un passato tutto odio e chiusura a fronte di un oggi così rivoluzionario. E il fatto che a tutt’oggi l’aborto resti un peccato grave che separa dalla comunione con la Chiesa? Derubricato a puro passaggio di inchiostro tra le colonne estatiche: “Alla comunione adesso potranno accedere sia le madri che i medici che hanno causato un aborto. Finora per loro scattava la scomunica in automatico che poteva essere sciolta solo da un vescovo”, dice Marco Ansaldo su Rep. Ma anche prima potevano farla, sempre alle solite condizioni, che restano. Detta e scritta così sembra che la scomunica non scatti più, in effetti Repubblica fatica a parlare di questa parola tabù così vecchia, dal sapore così ottuso.

E se qualcuno – come l’arcivescovo Gianfranco Girotti intervistato di taglio basso – si limita a dire che “avere a disposizione qualsiasi sacerdote per essere assolti potrebbe minimizzare il senso del peccato”, ecco che si replica prontamente con l’articolo successivo dove si getta la croce addosso ai teologi morali che hanno costruito carriere importanti sulla difesa di una interpretazione ristretta dell’enciclica Humanae Vitae a rimarcare che adesso non si faranno prigionieri. Pazienza se l’Humane Vitae non ha mai avuto interpretazioni ristrette, tanto era chiara, ma soltanto interpretazioni contrarie, da parte di teologi e anche giornalisti che la loro bella carriera l’hanno fatta, eccome. Anche oggi.

È chiaro però che l’operazione che Repubblica vuole fare, sia di tutt’altro tenore, spiegato a pagina 4. “I medici obiettori restano in trincea: è solo un gesto di misericordia”. Ecco svelato l’arcano: la persecuzione dei medici obiettori di coscienza, ultimo avamposto legale e morale ad uno sdoganamento dell’aborto a semplice estrazione dentaria. Ecco che un provvedimento canonico che investe la coscienza di un peccatore diventa un’arma di battaglia in più per la strisciante guerra contro l’obiezione di coscienza. Se non è malafede questa come la chiamiamo? Chi usa il corpo di chi?

Certo, mai come il Sole 24 Ore che dovendo riassumere su due colonne il titolo di prima pagina se n’è uscito con un fuorviante: “Svolta di Papa Francesco: assoluzione per l’aborto”. Anche qui verrebbe da fare la solita domanda: ma prima non era così? Stessa domanda che si potrebbe porre al segretario della CEI mons. Nunzio Galantino che si augura come questo provvedimento faccia “comprendere che non deve esserci ostacolo alla possibilità di riconciliazione sennò si fatica a capire la bontà della concessione estesa a tutti i sacerdoti”. Come se il problema della consapevolezza di chiedere perdono non fosse dettato dalla facilità e dalla superficialità con le quali si ricorre all’aborto, ma fosse esclusivamente una impervia pratica burocratica.

Epica e apocalittica Lucetta Scaraffia sulle colonne del Corriere: “Così la donna cessa di essere la grande peccatrice”. Quando mai lo è stato? La Scaraffia conosce vescovi che abbiano esposto alla pubblica gogna donne che hanno praticato aborti? Ha visto liste di proscrizione? Non ha forse visto tanta comprensione e tanta misericordia anche fino a un anno fa? Cos’era la Chiesa, prima, un lager? Forse la Scaraffia non ha letto le pagine commoventi che pontefici come Giovanni Paolo II o Benedetto XVI hanno scritto in altre encicliche. Si sarà distratta un attimo.

Il tenore è sempre lo stesso, tanto che ci si chiede ormai a che cosa serva avere tanti giornali se poi danno tutti la stessa lettura delle notizie. Il Giorno: “Perdonate l’aborto”, che detta così sembra: “So’ ragazzi, non è niente di grave”; Il Giornale: “Anche chi abortisce merita la misericordia di Dio”; Dacia Maraini sul Mattino che si lancia su un’iperbolica “apertura importante nell’era Trump”; Il Tempo: “Abortite pure, il Papa vi perdona”; Il Gazzettino: La svolta del Papa: “assolto” l’aborto; Il Messaggero: Aborto, il Papa rompe il tabù. Si potrebbe continuare scandagliando tutti gli scaffali delle edicole.

In realtà tutti questi titoli sono viziati da un virus di fondo: instillare il dubbio che adesso l’aborto non sia più un peccato, o se lo è, in definitiva, non è poi così grave, perché il Papa l’ha depenalizzato. Esaustivo il Giornale che riesce a fermare per un attimo il cardinale Kasper, il quale svela come il Papa si sia impossessato della sua agenda tanto da spoilerare anche la prossima rivoluzione: “Il celibato dei preti e le donne sacerdote”. Ma il Papa ha detto di no. “No? Diciamo che la sta ancora approfondendo”.

In definitiva il tutto serve per far tuonare i soliti tromboni: Monica Cirinnà è sicura: “Finalmente, ora non ci sono più scuse. Basta medici obiettori, deve essere garantito sempre e ovunque il diritto delle donne”. Che se non è sciacallaggio, cecchinaggio e killeraggio questo, come lo chiamate, libera stampa: è forse questa la vostra misericordia?

(fonte: lanuovabq.it)


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Un pensiero riguardo “La stampa “libera” e sciacalla che usa Sacramenti e corpo delle donne per sdoganare l’aborto

  1. So benissimo che molti giornalisti fanno parte della categoria umana dei servi.
    Tuttavia non trovo corretto né che di essi venga fatto un fascio di tutta l’erba (spesso sono i titolisti che caricano di paroloni i titoli a dispetto del contenuto degli articoli, il tutto come richiesto dagli editori) né che li si dipinga sempre come unici responsabili degli equivoci, fraintendimenti, ambiguità, malintesi e qui pro quo legati alle dichiarazioni e ai provvedimenti di papa Bergoglio il quale, secondo certa narrazione, figurerebbe sempre in questo mare magnum come l’innocente frainteso.
    Bergoglio ci mette abbondantemente del suo in questo miserevole circo, si può anzi dire che ne sia il fautore primo mentre, se fosse un pastore dotato di quella cautela benché minima che si richiede anche a un prete ‘comune’, e se solo avesse un briciolo di amore per la Chiesa di N.S. Gesù, ben si guarderebbe dall’alimentare certe avvilenti messe in scena.

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