Amoris Laetitia, hanno ragione i quattro cardinali: parola di divorziata-risposata

La Nuova BQ pubblica la testimonianza di una lettrice riguardo la fedeltà all’immutabile dottrina della Chiesa cattolica sui sacramenti.

di Stefania Venturino (17-11-2016)

Caro Direttore,

L’articolo pubblicato il 14 Novembre sul vostro quotidiano La Nuova Bussola Quotidiana, Quattro Cardinali scrivono al Papa: fare chiarezza mi dà lo spunto per esprimere alcune riflessioni su temi che hanno fatto concretamente parte della mia esperienza di donna sposata solo civilmente con un uomo precedentemente sposato in Chiesa. So quindi cosa significhi vivere in situazioni “irregolari” e le conseguenze che questo stato di vita comporta riguardo al Sacramento della Eucaristia.

Tuttavia ringrazio con tutto il cuore quei Sacerdoti che, non potendomi dare l’assoluzione quando andavo a confessarmi, poiché vivevo in una situazione stabile di oggettivo peccato grave (il concubinato), mi hanno aiutata a fare un profondo esame di coscienza e a convertirmi, passando da una fede acerba ad una più matura e consapevole, proprio perché sofferta.

Avrei potuto rifiutare queste indicazioni della Chiesa e fare ugualmente la Comunione, oppure allontanarmene sentendomene offesa o tradita, ma grazie al cielo decisi di obbedire a quella che consideravo pur sempre l’ Istituzione millenaria con la più grande conoscenza in assoluto dell’uomo e della sua complessità e valore. Anche se la mia coscienza non mi indicava assolutamente nulla di male, essendo sinceramente innamorata dell’uomo che avevo sposato in Comune ma che davanti a Dio non era libero di contrarre matrimonio con un’altra donna, mi sottomisi al vaglio della Chiesa e della sua morale che, chiedendomi di obbedire, mi spalancò la porta verso la vera libertà.

Credo quindi, e condivido, la sincerità di spirito, di carità, di giustizia e di fedeltà alla Chiesa e al Santo Padre di questi quattro Eminenti Cardinali (Walter Brandmuller, Raymond Burke, Carlo Caffarra, Joachim Meisner) che con la loro accorata lettera al Papa hanno manifestato tutto il loro sincero zelo di Pastori preoccupati non tanto delle discussioni e delle divergenze teologiche che in questo momento stanno forse più lacerando che arricchendo il mondo cattolico, quanto per le anime e per le coscienze di tanti fedeli che, in un mondo ormai culturalmente e socialmente scristianizzato, rischiano di non capire più in cosa consista esattamente la “sana dottrina” e non si sentono più confermate con chiarezza nella Fede.

Papa Francesco ha certamente a cuore quanto loro la salvezza delle anime, e ne è solenne e incontestabile prova per tutti l’Anno del Giubileo Straordinario della Misericordia da lui fortemente voluto e che sta per concludersi con la Festa di Cristo Re domenica prossima 20 Novembre. Tuttavia, non si può parlare di Misericordia senza accogliere e patire nella propria carne il dramma del peccato, quello originale e quello personale.

Come faccio a comprendere il valore, il significato e la portata esistenziale della parola “salvezza” se non capisco da cosa, da chi e perché devo essere “salvata”? Quante volte, nelle omelie domenicali, mi sono fatta questa domanda! In genere infatti si parla della Misericordia di Dio, di Salvezza e di Redenzione, ma rischiano di restare parole astratte se non si mettono in relazione con il peccato nella sua tragica essenza e verità. Tanto più avrò compreso, accettato, fatto esperienza del male fisico, morale e spirituale che il peccato, originale e personale, mi procura, tanto più potrò ringraziare il Signore per avermi salvata, per aver pagato con il dono della Sua vita, offerta sulla Croce, il mio riscatto, la mia salvezza eterna.

C’è un momento preciso, nella vita di ogni cristiano, in cui improvvisamente tutto quanto si è appreso su Gesù (in famiglia, nella Chiesa, nella conoscenza della Sacra Scrittura, nel Catechismo) diventa vero e reale, si incarna nel momento storico che una persona sta vivendo, e diventa un sigillo indelebile che l’anima non dimenticherà mai più, una voce che dolcemente, ma autorevolmente, ci indica la via della Verità, una luce che, anche nei momenti bui, continua ad esistere e, misteriosamente, ci guida.

È solo quando comprendo e accetto umilmente di essere un peccatore che posso aprirmi alla grazia salvifica di Gesù Cristo. È solo quando c’è Qualcuno che, per amore, mi chiede di obbedire , nel senso di ascoltare con umiltà (dal basso), che posso accedere alla Verità e decidere se sposarla, rifiutarla o edulcorarla.

Per questo, come cristiana, spero e prego affinché la Chiesa, attraverso i suoi Pastori e l’alto Magistero del Papa, indichi sempre con chiarezza alle nostre coscienze cosa è oggettivamente bene e cosa è oggettivamente male, lasciando alla libertà di ciascuno la responsabilità delle proprie scelte.

Ad un mio amico omosessuale che si è sposato in Inghilterra e al quale non sono riuscita a fare le mie felicitazioni, non essendo riuscita a trovare le parole giuste per rispettare entrambi riguardo alle rispettive scelte di vita, dico questo: “Ti voglio sempre e sinceramente bene ma da amica ti chiedo: a quale vaglio hai sottoposto i tuoi sentimenti? A chi o cosa hai obbedito?”. Qui non c’entrano i nostri orientamenti e gusti sessuali e affettivi. Qui c’è in gioco ben altro, c’è la realizzazione della nostra libertà e dignità di figli e figlie di Dio. Come disse la grande scrittrice Elena Bono, scomparsa nel 2014, in un’intervista pubblicata su questo vostro quotidiano: “Il problema è quello della scelta. Il bene è la scelta difficile”. Sempre, e per tutti.

(fonte: lanuovabq.it)


Carissimi amici,

vi ricordiamo la nostra raccolta fondi per aiutare una famiglia in grave difficoltà economica (cliccare qui). Grazie a tutti.

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