Adorazione eucaristica, riscoprire la Presenza Reale di Nostro Signore

Sono ormai un centinaio in tutt’Italia le parrocchie che hanno avviato un percorso di adorazione perpetua. La Nuova BQ ha incontrato uno dei missionari che prepara le comunità ad essere fedeli al dettato di Gesù: “Non cessate mai di pregare”. E ha scoperto che non è una pratica per vecchi, anzi.

di Giulia Tanel (11-11-2016)

Di primo acchito verrebbe da pensare che don Carlo della Diocesi di Padova, don Alberto della Diocesi di Roma e don Enrico della Diocesi di Palermo non abbiano molto in comune, oltre la vocazione sacerdotale: non il luogo geografico, non l’età anagrafica, non il percorso di vita… e invece, dialogando con loro si coglie subito che un aspetto in comune lo hanno, e non di secondaria importanza: sono tutti e tre infiammati d’amore per il Santissimo Sacramento, tanto da essersi messi a disposizione per andare a parlare dell’Adorazione eucaristica perpetua a chiunque li chiami, da cima a fondo della nostra penisola.

Sia lodato e ringraziato ogni momento il santissimo e divinissimo Sacramento!
Sia lodato e ringraziato ogni momento il santissimo e divinissimo Sacramento!

La Nuova BQ li ha incontrati nel corso di una settimana di missione in Trentino e, in tale occasione, ha posto loro qualche domanda.

Partiamo da una domanda apparentemente basilare, eppure decisiva: perché fare adorazione?

«La preghiera di adorazione parte da una frase pronunciata da Gesù: “Bisogna pregare sempre, senza stancarsi mai”, inserita nel Vangelo di Luca che narra la parabola del giudice iniquo che viene insistentemente interrogato da una vedova che vuole giustizia. Il giudice non vorrebbe ascoltarla, ma per liberarsi di lei decide di dar seguito alle sue richieste: “E Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di Lui? Li farà forse aspettare a lungo?”. Oltre a questo, anche nella Lettera ai Tessalonicesi si legge: “Pregate incessantemente”, e i riferimenti potrebbero essere molti altri. Ecco dunque spiegato come mai sia importante fare adorazione, che ci permette di sperimentare una speciale vicinanza con il Signore».

Queste citazioni, dall’alto del loro fascino, portano a interrogarsi: come si fa a pregare giorno e notte?

«Fin dai primi secoli i cristiani si sono lasciati mettere in crisi da questa affermazione. Così, già nel IV secolo, alcuni di loro decisero di alternarsi nella preghiera in maniera che a tutte le ore ci fosse qualcuno davanti a Dio a pregare. Venivano chiamati “i vigilianti”, coloro che vegliano. In seguito, specialmente nelle comunità monastiche e religiose, è iniziata l’adorazione perpetua. Nel 1400, in Spagna, fu invece il movimento suscitato da laici a riscoprire l’adorazione eucaristica anche in riparazione del male, dei peccati e della freddezza con cui veniva celebrata l’eucarestia, quindi quale atto di amore nei confronti dell’eucarestia».

Nel 1500, con Lutero, l’adorazione prese ancora più vigore. È corretto?

«Esatto, in reazione allo scisma protestante che voleva minimizzare il valore dei sacramenti. Dal concilio di Trento, che aveva confermato la presenta reale, si diffondono inoltre pratiche di adorazione prolungata, come le Sante Quarantore in onore di Gesù Cristo Eucarestia che non s’interrompeva neanche durante la Messa. Arrivando ai giorni nostri, a seguito del Concilio Vaticano II si è erroneamente diffusa l’idea che l’adorazione eucaristica non sia importante, cosa peraltro smentita sia da Giovanni Paolo II sia da Benedetto XVI».

Un’altra idea sbagliata ma abbastanza radicata oggigiorno è quella che l’adorazione eucaristica possa sostituire la partecipazione alla Santa Messa…

«Non è così: la Messa è la “grande” adorazione. In tal senso, l’adorazione eucaristica va concepita come un’integrazione, come una pratica che avvolge la vita spirituale e che prepara e continua la celebrazione del sacrificio eucaristico».

Adesso quante parrocchie italiane sono attualmente coinvolte nell’adorazione eucaristica?

«Ormai a livello nazionale sono circa cento le parrocchie d’Italia che portano avanti l’adorazione eucaristica perpetua, ossia ventiquattro ore al giorno e sette giorni su sette. Esiste inoltre un movimento di laici, sacerdoti e religiosi che portano avanti un’evangelizzazione volta alla riscoperta della centralità dell’eucarestia nella vita della Chiesa: Ecclesia de eucharistia vivit (GPII). Questo gruppo di adoratori è inserito nella Federazione Mondiale delle Opere Eucaristiche della Chiesa, che opera per promuovere la riscoperta del culto eucaristico».

Dal punto di vista anagrafico, qual è l’età media delle persone che si dedicano all’adorazione?

«Al contrario di quanto si pensa, ci sono tanti giovani che fanno adorazione. E anche i bambini vivono bene l’adorazione eucaristica, tanto che a livello internazionale c’è la Children of Hope che si propone proprio di seguire i più piccoli nell’adorazione».

E ci sono più donne o più uomini?

«La presenza femminile è sempre molto grande, ma ci sono anche tanti uomini di ogni età».

Quando si parla di adorazione, una delle obiezioni più comuni è quella del tempo...

«Il tempo c’è, per quello che si vuole. Noi invitiamo i fedeli sono invitati a dedicare un’ora alla settimana all’adorazione, quindi con un numero adeguato di fedeli (circa due per ogni ora) si può avere l’adorazione perpetua in ogni luogo. Tutti lo possono fare. Si sente spesso anche dire: “La notte è fatta per dormire!”. Ma allora come la mettiamo con gli ospedali, con le fabbriche, con i panifici e con tanti altri lavori che vengono svolti di notte. Infine c’è un ultimo dato, non secondario: le sette sataniche lavorano molto bene di notte, soprattutto attorno alle tre, quindi è importante che contemporaneamente ci sia qualcuno che fa adorazione».

Quali sono i principali frutti che scaturiscono dall’adorazione?

«Nelle parrocchie che fanno adorazione si vedono grandi vantaggi: il riavvicinamento di persone lontane dalla fede, che magari non vanno a Messa ma che sono attratte dal fatto di poter stare in silenzio… e poi da quel silenzio pieno di Presenza, eloquente, nasce il desiderio di confessarsi; vi sono poi una migliore partecipazione ai sacramenti, una riscoperta della parola di Dio, una riscoperta della propria vocazione (che può passare anche attraverso risanamenti familiari). Inoltre, fatto non secondario, l’adorazione porta a una carità concreta, operosa: nascono Centri di Aiuto alla Vita, missioni all’estero, aiuti alle famiglie italiane e non… e anche dal punto di vista economico la generosità dei fedeli verso la Chiesa aumenta. Infine, normalmente i parroci che hanno l’adorazione perpetua sono parroci felici. L’adorazione è dunque un toccasana! “Io quando sarò elevato da terra attirerò tutti a me”. È proprio vero: quando Gesù è esposto sull’altare veramente attira tutti a sé, magari anche senza che le persone sappiano spiegare il perché…».

Un ultimo messaggio per i nostri lettori?

«È bello fare adorazione perché s’incontra Gesù. E in breve si arriva ad affermare, come gli Apostoli sul Tabor: “Signore, è bello per noi restare qui”».

(fonte: lanuovabq.it)


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