Emergenza farmaci: si rinuncia alle cure

Mai così tante famiglie italiane sono state costrette a rinunciare alle cure. Lo dice il rapporto 2016 Donare per curare, promosso dal Banco Farmaceutico. Il rapporto segnala una forte riduzione della spesa per i farmaci da parte delle famiglie con 557 mila persone (37% in più rispetto al 2015) impossibilitate a comprare medicinali. Urgente sprecare di meno e donare di più.

di Benedetta Frigerio (11-11-2016)

Mai tante famiglie sono state costrette a rinunciare alle cure. Lo dice il rapporto 2016 Donare per curare: Povertà sanitaria e Donazione Farmaci, promosso dalla Fondazione Banco Farmaceutico onlus, da BFResearch e realizzato, con il sostegno di Ibsa, dall’Osservatorio Donazione Farmaci di Banco Farmaceutico. Il rapporto segnala una forte riduzione della spesa per i farmaci da parte delle famiglie povere, ma non solo, con 557 mila persone (il 37 per cento in più rispetto al 2015) impossibilitate a comprare medicinali. Nello stesso tempo le donazioni di farmaci sono stabili (con un aumento del fabbisogno del 8,3 per cento), mentre negli ultimi anni, proprio grazie alla diffusione della colletta annuale del Banco Farmaceutico, che si ripeterà l’11 di febbraio del 2017, erano aumentate progressivamente.

Dopo la crescita, infatti, le donazioni di farmaci ora sono pari a circa 1,2 milioni di confezioni di medicinali nei primi otto mesi del 2016, con una stima a fine anno in pareggio rispetto al 2015. La generosità degli italiani non è diminuita dunque, ma il bisogno e la povertà crescenti chiederebbero un ulteriore sforzo. Anche perché, dopo anni di crescita molto forte, anche il settore delle donazioni aziendali è fermo a circa 100 mila confezioni donate ogni mese (esattamente come nell’anno precedente). L’unico incremento riportato deriva quindi dal Recupero Farmaci Validi, grazie all’incremento delle farmacie aderenti all’iniziativa di raccolta.

Il problema fondamentale, dunque, è che allo stallo delle donazioni è corrisposta una crescita della povertà sanitaria descritta dal rapporto così: nel 2016 è aumentata dell’1,3 per cento la richiesta di medicinali da parte dei 1.663 enti assistenziali sostenuti dal Banco Farmaceutico. Più in generale, negli ultimi 3 anni la domanda di farmaci è salita del 16 per cento, con il 37,4 in più degli assistiti (nel 2016, gli enti sostenuti da Banco Farmaceutico hanno aiutato, appunto, oltre 557 mila persone che corrispondono al 12 per cento dei poveri italiani). Alla situazione critica occorre aggiungere il fatto che la difficoltà non riguarda più solo i poveri: infatti, sono oltre 12 milioni gli italiani e 5 milioni le famiglie che hanno dovuto limitare il numero di visite mediche o gli esami di accertamento per motivazioni di tipo economico.

La risposta all’emergenza, dunque, non può essere appena quella di incitare alla donazione. “Ma deve essere un’altra, che possa trasformare il problema in un’occasione sia per curare veramente sia per limitare ancora di più gli sprechi”, spiega alla Nuova BQ Paolo Gradnik, presidente della Fondazione Banco Farmaceutico onlus. Per curare, infatti, “bisogna conoscere precisamente il bisogno del malato” è stato il leitmotiv ripetuto dai relatori che hanno presentato il rapporto annuale ieri mattina. “La povertà sanitaria, in Italia, pare nella sua fase più drammatica”, continua Gradnik, perché mai tante famiglie sono state costrette a rinunciare alle cure. “E avere conoscenza della portata precisa del fenomeno ci aiuta a svolgere il nostro compito adeguatamente. Qualsiasi gesto di carità, per essere davvero tale, deve partire dalla conoscenza del bisogno specifico. L’alternativa è un buonismo che induce anche allo spreco appunto”.

Motivo per cui, ad esempio, “abbiamo istituito l’Osservatorio Donazione Farmaci (composto da un team di esperti e professori le cui ricerche sono state già pubblicate su diverse riviste scientifiche internazionali, ndr), creando così un sistema in grado di rilevare il bisogno dei malati attraverso i nostri enti convenzionati”. Dopo anni di raccolta farmaci e con l’allargamento degli enti associati “che ci richiedevano certe tipologie di farmaci, ci siamo resi conto della necessità crescente di psicofarmaci e dei farmaci che richiedono la ricetta mendica”. Sono seguite principalmente due risposte. La prima è la raccolta diretta dai produttori (aziende farmaceutiche) con il permesso di distribuzione dei medicinali solo agli enti con strutture mediche interne, a garanzia di un utilizzo corretto.

La seconda via è stata il recupero di farmaci ancora validi direttamente dai cittadini, con le farmacie o i medici a fare da filtro distributore. Si capisce così, concretamente, cosa significa che per amare è fondamentale sapere. “Perché, lo ripeto, se non sai non puoi dare davvero”.

(fonte: lanuovabq.it)

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