Dimmi che filosofo segui e ti dirò che teologo sei

L’importanza della filosofia per la teologia è notevole. Oggi però nel mondo accademico cattolico c’è un totale pluralismo filosofico e i professori si ispirano chi a l’uno e chi all’altro filosofo, indifferentemente, come se fossero tutti buoni. Un convegno dell’osservatorio Van Thuan l’errore di questa impostazione.

di Stefano Fontana (04-11-2016)

L’importanza della filosofia per la teologia o per la presenza dei cattolici nella società alla luce della Dottrina sociale della Chiesa è certamente notevole. Oggi però nel mondo cattolico c’è un totale pluralismo filosofico e i professori nei Seminari o nelle Università cattoliche si ispirano chi a l’uno e chi all’altro filosofo, indifferentemente. Come se fossero tutti buoni. È come se Leone XIII fosse stato positivista e anziché aver rilanciato la filosofia di San Tommaso con l’enciclica Aeterni Patris (1879) avesse promosso il pensiero di Roberto Ardigò nei Seminari.

L’enciclica di Giovanni Paolo II Fides et ratio pone il problema e non sceglie la soluzione del pluralismo assoluto. Si rifà sostanzialmente alla filosofia dell’essere di San Tommaso anche se cita pure altri nomi di filosofi più recenti che possono essere utilizzati. Però sappiamo quanto questa enciclica sia stata snobbata negli Studi teologici cattolici da professori storicisti, kantiani, heideggeriani, gadameriani, strutturalisti, costruttivisti e via discorrendo.

La teologia, che è un discorso sulla fede fatto nella fede, non può stare senza filosofia, che è come la sua grammatica. In base alla chiave filosofica si costruisce anche la teologia e se la chiave è sbagliata tutta la costruzione ne risente. Oggi va per la maggiore il rifiuto della metafisica, ma senza metafisica come si concepisce adeguatamente la transustanziazione, i sacramenti, il peccato, la grazia, la creazione o la redenzione. Le diverse visioni emerse durante il Sinodo sulla famiglia circa il matrimonio, il divorzio, l’accesso ai sacramenti … dipendono dalle diverse chiavi filosofiche adoperate. Se l’approccio al peccato è esistenzialista l’uomo non sarà mai veramente colpevole del proprio peccato e forse non sarà mai nemmeno in grado di sapere quando pecca e quando no. Diverso il discorso se si utilizza una antropologia metafisica, ove l’anima dell’uomo emerge come sostanza dalle situazioni esistenziali e le giudica considerandole tutte contingenti rispetto a se stessa.

Ugualmente l’importanza della filosofia è evidente per l’impegno sociale e politico alla luce della Dottrina sociale della Chiesa. Concetti come natura umana, ordine sociale naturale, legge morale naturale, bene comune, autorità prevedono una certa filosofia e non altra, con la quale svaporirebbero. Se uno abbraccia una filosofia che si limita ai fenomeni non vedrà nessuna differenza tra una coppia di fatto e due sposi. Ma uno che approccia il problema con una prospettiva metafisica sì. Il primo farà una legge sulle unioni civili e il secondo no.

Oggi si tende a pensare al pluralismo come una cosa positiva. Invece esso è frutto di Babele ed è un triste limite della nostra situazione decaduta. La verità non è pluralista. E’ per la debolezza della ragione umana che siamo costretti al pluralismo e, per consolarci, lo interpretiamo come la migliore delle situazioni possibili. La libertà di pensiero è una bella tragedia, sconosciuta ai santi, ai beati, alla Madonna e a Dio.

Il fatto è che molti filosofi contemporanei ci hanno convinto che il negativo sia utile al processo. Così anche il peccato e l’errore vengono visti come una molla utile per il bene e per la verità. Pensarla in modo diverso, compreso il modo sbagliato, diventa quindi la situazione giusta e opportuna, non più la situazione decaduta.

Per affrontare queste problematiche lunedì 7 novembre si terrà a Montefiascone, nel Seminario dell’Istituto del Verbo Incarnato (IVE), un Convegno primo della serie San Tommaso d’Aquino e la Dottrina sociale della Chiesa. Il tema specifico è Le ragioni del bene comune e ci saranno relazioni dell’Arcivescovo Giampaolo Crepaldi, Stefano Fontana, Giovanni Turco, Danilo Castellano, Padre Giorgio Carbone, Padre Arturo Ruiz Freites e don Samuele Cecotti. Il Convegno è organizzato dall’Osservatorio Cardinale Van Thuân sulla Dottrina sociale della Chiesa, dall’Istituto del Verbo Incarnato e dalla Società Internazionale San Tommaso d’Aquino (SITA-FVG). La partecipazione è libera e gratuita. È possibile pernottare presso la Sede del Convegno. Per informazioni e iscrizioni: info@vanthuanobservatory.org, 333-6642828.

(fonte: lanuovabq.it)

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