La vera Riforma fu un’esplosione di fede cattolica

Domani il Papa incontrerà i luterani per l’anniversario della “riforma” protestante. Ma la vera Riforma fu cattolica: un rinnovamento religioso, culturale, educativo e politico straordinario. Il dossier di novembre de Il Timone sui frutti di quella stagione di fede che sono arrivati fino a noi: santi, papi riformatori, ordini rinnovati, il valore del laicato, la missionarietà, il diffondersi del culto eucaristico e il ruolo sociale della Chiesa.

Ignazio di Loyola fondò la Compagnia di Gesù proprio per combattere il luteranesimo.
Sant’Ignazio di Loyola (1491–1556) fondò la Compagnia di Gesù proprio per combattere il luteranesimo.

Mentre si moltiplicano i commenti e le letture controcorrenti sulla figura di Lutero e del luteranesimo e in vista dell’incontro che Papa Francesco farà domani a Lund in Svezia in occasione dei 500 anni della riforma luterana, il mensile di apologetica Il Timone ha pubblicato un dossier sulla vera Riforma, impropriamente detta Controriforma. Per mostrare come i suoi frutti abbiano consentito alla Chiesa e alla società per secoli di rinnovarsi straordinariamente. Non fu infatti una semplice reazione alla “riforma” luterana, ma un rinnovamento che era già in atto e che ha segnato la Chiesa e la società? per i secoli successivi. Un movimento religioso, culturale, educativo e politico straordinario. Il dossier si avvale dei contributi di Alberto Torresani sull’opera dei Pontefici di quel periodo, Padre Uwe Michael Lang sulla riforma tridentina e di Antonio Livi sull’attualità pastorale del Concilio di Trento. Suggestivo, all’interno del mensile, è un albero formato poster che mostra i frutti di santità della Riforma cattolica, dai cui rami sono scaturiti santi come S. Filippo Neri, Santa Tersa D’Avila, San Carlo Borromeo, San Pio V e molti altri. Di seguito l’articolo di copertina firmato da don Claudio Crescimanno che mostra come quella del XVI secolo sia stata in realtà una svolta epocale per la Cristianità.


di don Claudio Crescimanno (30-10-2016)

Ben prima che Lutero inventasse la sua “riforma”, la cristianità europea in tutte le sue istituzioni, dal papato alle confraternite laicali, dagli ordini religiosi alle università, dalle parrocchie alle opere caritative, aveva messo in moto, pur fra alti e bassi, la portentosa macchina del rinnovamento religioso, culturale, politico, educativo, della Chiesa e della società. Diamo uno sguardo di insieme alla situazione che ha preparato la Riforma cattolica del XVI secolo.

Una nuova vitalità contro i segni di stanchezza

Già dal tardo medioevo gli impulsi di rinnovamento non si contano: l’opera di zelanti pontefici come Gregorio X, Urbano V, Martino V, Eugenio IV, e le disposizioni del concilio di Firenze e del Lateranense V, sollecitano e guidano una Chiesa che in tutte le sue propaggini sente il bisogno di nuova vita.

Non mancano infatti i segni di stanchezza sul volto di una Chiesa che, come un possente castello medievale, tiene la posizione e continua a svolgere il proprio ruolo, ma qua e là gli edifici sono pericolanti e nelle mura ci sono crepe:

  • nella gerarchia, con la diffusione della pratica del nepotismo, per cui molti prelati approfittano delle cariche ecclesiastiche per favorire economicamente e politicamente i parenti;
  • negli studi teologici, dove all’alta speculazione della “Scolastica” medievale si è via via sostituito il gusto per le sterili diatribe;
  • nella vita delle comunità cristiane, che si impregna di individualismo e nazionalismo, specialmente presso l’emergente classe borghese del centro-nord Europa;
  • negli ordini religiosi, dove l’istituto della “commenda” impoverisce economicamente, ma soprattutto spiritualmente le comunità;
  • nella spiritualità e nella morale, dove si oscilla tra rigorismo e lassismo, a scapito della vera devozione.

Per far fronte a questi cedimenti, tanto i singoli come le istituzioni vengono richiamati allo spirito originario e l’Europa rinascimentale, durante la quale il medioevo transita nell’età moderna, si riempie di fermenti di rinnovamento, in tutti i campi:

  • l’ansia di conquistare nuovi popoli al Vangelo e nuove terre alla conoscenza spinge verso sud Enrico il Navigatore, Gran Maestro dei Cavalieri di Cristo, e verso ovest Cristoforo Colombo e le sue caravelle;
  • si continua la bonifica della terra cristiana e delle isole del Mediterraneo dall’infiltrazione islamica;
  • conoscono nuova fioritura gli studi dei classici latini e greci, coltivati durante tutto il medioevo negli scriptoria dei monasteri, e si dà nuovo vigore alle Arti e alle Lettere;
  • si instaura un più severo controllo dei vescovi sull’insegnamento e sulla predicazione, per evitare abusi, e una maggiore diffusione dello studio della sacra Scrittura e dei Padri della Chiesa antica per abbeverare la formazione teologica alle sue vere fonti;
  • la vita monastica è rinnovata da periodiche riforme che la richiama continuamente alla fedeltà alla Regola;
  • nascono nuovi ordini religiosi dediti alla predicazione, all’istruzione catechistica dei fedeli, all’educazione dei bambini, alla cura dei malati;
  • si moltiplicano le scuole di spiritualità che attingono alle sorgenti dei grandi maestri benedettini, francescani, domenicani, carmelitani;
  • si espande la devozione alla santissima Eucaristia e fioriscono nuovi movimenti di preghiera;
  • le compagnie e le confraternite in cui si aggregano i laici, tra le quali spicca la Compagnia del Divino Amore, formano un tessuto di profonda religiosità e svolgono nel contempo un ruolo sociale per l’assistenza spirituale e materiale delle classi meno abbienti.

La Chiesa cammina lentamente ma con decisione verso il proprio rinnovamento e contemporaneamente stimola tale cammino in tutti gli ambiti della società.

Il Concilio di Trento

Il vasto movimento ora descritto giunge al suo compimento con la convocazione di un apposito concilio ecumenico, auspicato dal papato e dalla cristianità tutta fin dalla seconda metà del XV secolo, e che finalmente si realizza, non senza ostacoli, circa un secolo dopo, portando a compimento le aspettative dell’epoca precedente e inaugurando un tempo tra i più proficui della storia della Chiesa. Non c’è ambito della vita cristiana che non sia purificato e rilanciato dai decreti dell’assemblea tridentina: dalla sistematizzazione e definizione della dottrina, messa in pericolo dalle eresie, alla creazione delle istituzioni che daranno nuovo vigore al ruolo della gerarchia (riforma della curia romana, residenzialità dei vescovi e dei parroci, creazione dei seminari); dalla formazione dei fedeli (compilazione del primo catechismo cattolico) alla riforma della liturgia, che d’ora in poi si celebra nei meravigliosi templi costruiti dall’arte barocca, resa magnificente dalla polifonia sacra, per esaltare adeguatamente il sacrificio e il sacramento dell’Eucaristia, negato dagli eretici.

Da questa esplosione di fede cattolica riceve nuovo impulso lo slancio missionario verso le nuove terre, in cui si cimentano gli ordini religiosi sorti da poco, come la Compagnia di Gesù, o di vecchia data ma rinnovatisi in questo clima di fervore, come francescani e domenicani. Il lavoro compiuto dalla Chiesa su se stessa e sulla società durante i secoli XV e XVI, e culminato nel concilio di Trento, è così profondo da irradiare i suoi frutti nei tre secoli successivi, sino alle soglie dell’età contemporanea.

Il confronto con la contestazione protestante

Purtroppo, all’interno di questo processo di autentica Riforma cattolica si inserisce un gene impazzito che destabilizza e disintegra una parte di questo lavoro: la rivolta protestante. Fino a questo momento, infatti, il comune denominatore dei veri riformatori è dedicarsi primariamente alla riforma di se stessi, cioè alla propria santificazione, e arrivare per questa via al rinnovamento delle istituzioni, senza contestarle e tanto meno distruggerle, ma trasformandole dopo aver trasformato se stessi; nel cuore della Germania, un frate agostiniano, Lutero, e i suoi seguaci, capovolgono questo processo, decidono di trasformare la riforma in una rivoluzione, e spaccano in due l’Europa.

Nonostante questa parziale deviazione, la vera Riforma, quella cattolica, procede, ma non senza l’inevitabile condizionamento che deriva da ciò che accade in Germania. Con la metà del XVI secolo, l’opera di rinnovamento assume anche una connotazione antiprotestante e riceve da questa contrapposizione un’indubbia accelerazione: in questo senso, si può dire che anche un evento così nefasto come la nascita del protestantesimo ha avuto, indirettamente e immeritatamente, un effetto positivo, segno dell’azione di quel Dio che sa trarre qualche bene anche dai mali più gravi, compiuti dalla perversione dell’uomo.

In conclusione, la fase storica di cui stiamo parlando non può essere compresa se non alla luce di questo: indipendentemente dai fattori positivi e negativi entrati in gioco, una svolta epocale si è compiuta: la cristianità medievale è infranta a causa dell’opera di Lutero, si rende necessario ristrutturare la Chiesa e la società dei Paesi rimasti cattolici, dare nuovo impulso all’evangelizzazione del vecchio mondo dilaniato dall’eresia e dei nuovi mondi appena scoperti, impostare nuovi rapporti tra la Chiesa e gli Stati nazionali che subentrano alla frantumazione dell’Impero: ecco l’impresa realizzata dalla Riforma cattolica.

(fonte: lanuovabq.it)

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