Immigrati, la vergogna sono i politici incapaci

Stampa e politici uniti nell’additare al pubblico ludibrio gli abitanti di Gorino. Eppure questo è solo l’antipasto di quel che potrà succedere in Italia nei prossimi mesi, se il governo non affronterà seriamente un problema che non è emergenza ma crisi strutturale.

di Riccardo Cascioli (27-10-2016)

La scena del pullman con 12 donne e 8 bambini, immigrati irregolari, ricacciato indietro dal paese di Gorino, è stata sicuramente scioccante. Ma il linciaggio della popolazione di questa frazione di 500 anime, cui si è assistito ieri da parte di politici, giornali e tv ha dell’incredibile. Salvo rare eccezioni, non si è neanche tentato di capire, di ascoltare le ragioni di questa gente, ma si è passati direttamente alla gogna, trattati come fossero un gruppo del Ku Klux Klan, la vergogna dell’Italia. Soprattutto stupisce l’atteggiamento dei tanti giornalisti intervenuti, più attenti a distribuire patenti di immoralità e di indegnità che non di cercare di capire e spiegare cosa sta succedendo. Anche l’onesto lavoro di pescatori di vongole, in cui è occupata gran parte degli uomini del paese, è diventato occasione di disprezzo.

Il problema non è difendere atteggiamenti di chiusura o di mancanza di umanità, ma scaricare tutto sugli abitanti di Gorino è indegno. Perché quello che è successo l’altra sera è soprattutto l’esito di politiche irresponsabili da parte del governo e di tanti leader politici, che continuano da anni a trattare come emergenza temporanea quella che è ormai un fenomeno strutturale, destinato oltretutto ad aumentare se non si pone un qualche rimedio. Quello che gli italiani vedono è un governo, la cui unica preoccupazione sembra quella di piazzare immigrati irregolari in tutti i comuni possibili dopo esserseli andati a prendere davanti alle coste della Libia, incentivando così anche il traffico di esseri umani. E il numero degli immigrati da collocare cresce di giorno in giorno senza che si veda né la fine né una politica chiara che alla fine punti ad arrivare. E poi, con atti di imperio il governo organizza dei veri e propri blitz per imporre gruppi di immigrati qua e là.

È ovvio che questo provochi la reazione della gente, anche scomposta e non condivisibile nelle forme: ha dovuto ammetterlo anche il premier Matteo Renzi che, nel salotto di Bruno Vespa, ha detto che la situazione andava gestita meglio. Ma non è un caso isolato e ciò che è accaduto a Gorino è solo l’antipasto di quello che potrà succedere nei prossimi mesi in tutta Italia se i politici non la smettono di fare i populisti e i demagoghi. La collocazione degli immigrati richiede che la popolazione stessa sia preparata e coinvolta, dentro delle condizioni ben precise e condivise: un tempo preciso di permanenza, numeri adeguati alle strutture presenti e alla popolazione locale, programmi di accoglienza, sorveglianza e aiuto per le pratiche. Nulla di tutto questo viene fatto.

Si è detto: erano solo 12 donne e 8 bambini. È vero, ma dalle poche voci locali ascoltate si capisce che c’è il timore che le donne e i bambini siano soltanto l’avanguardia di arrivi ben più ampi una volta che si è aperta la porta. Timori purtroppo fondati visto cosa succede altrove e visto che gli sbarchi proseguono a ritmi crescenti.

E c’è anche un altro fattore da tenere presente: stampa e politici, nell’intento di drammatizzare ed estremizzare, parlano indistintamente di profughi, ma la stragrande maggioranza di coloro che arrivano in Italia via mare non sono affatto profughi, ovvero non scappano da guerre. Le donne destinate a Gorino provengono da Nigeria, Costa d’Avorio, Guinea: è facile prevedere che nessuna di loro abbia diritto a restare in Italia e che a norma di diritto internazionale debbano essere rimpatriate. Significa che hanno meno diritto ad essere soccorse e accolte? Certamente no, ma bisogna essere coscienti che dopo la prima accoglienza non hanno alcun diritto di restare in Italia. E che dunque sarebbe molto più efficace – e sicuro anche per i migranti – fare in modo di evitare che partano dai propri paesi. È ciò a cui dovrebbero pensare i nostri governanti, e non lo fanno.

(fonte: lanuovabq.it)


“I giornalisti sono di sinistra”. Vero

di Stefano Magni (27-10-2016)

Dire che “la stampa è di sinistra” pare un luogo comune. Se lo dice un giornalista non di sinistra, pare solo un pregiudizio. Eppure, uno studio ora inizia a far luce e svela che: i giornalisti sono effettivamente quasi tutti di sinistra.

“Lettera agli abitanti di Gorino, con mia profonda vergogna”, leggiamo sul Fatto Quotidiano. “Barricate a Gorino contro dodici donne e otto bambini”, titola la Repubblica, senza pronunciare la parola “vergogna” ma praticamente sottintendendola. “I respingimenti di Gorino e il male radicale che abbiamo nel cuore”, titola l’Huffington Post. Tutti o quasi mettono ben in evidenza, nel titolo, le parole del ministro Angelino Alfano: “Quella non è l’Italia”. I cittadini di Goro e Gorino, che hanno rieletto un sindaco di centro-sinistra (dunque non sono certo fascisti), hanno fatto le barricate per non far entrare immigrati segnalati all’ultimo, imposti in un ostello requisito per l’occasione con poco o nullo preavviso, rovinando un’attività turistica che iniziava a ingranare (tutte le cinque stanze del piccolo alloggio erano prenotate). I giornalisti dei Tg hanno intervistato i “barricadieri” e non hanno ottenuto alcuna risposta razzista, ma solo preoccupazione sull’ordine pubblico, sui metodi arbitrari con cui sono stati assegnati gli immigrati. Ma per le firme della stampa italiana, tutti sono razzisti, egoisti, provinciali.

E ci sono tanti altri temi su cui le grandi testate giornalistiche hanno raggiunto la pressoché completa unanimità. Limitandoci solo ai temi di quest’anno: Trump e, in generale, il partito Repubblicano è “populista”; i partiti di destra (tutti, indistintamente, dall’Ukip britannico all’AfD tedesca, passando per la Lega Nord) sono “xenofobi”; la Brexit è un segno di “chiusura” ed è “suicida”; al referendum sull’accordo con le Farc, i colombiani hanno detto “no alla pace”; le maggiori minacce all’Europa sono “i muri” e “il populismo”. L’Ungheria è “razzista” e Orban è “quasi un dittatore”. Per risolvere i problemi economici “ci vuole più Europa”; per ogni problema, anche individuale, “ci vuole una legge”; se persiste un problema sociale, nazionale o internazionale, “è colpa del neoliberismo”. Se c’è una strage “è colpa del Far West delle pistole libere”. Se un fatto di sangue coinvolge afro-americani “è colpa del razzismo”. Il riscaldamento globale “è certificato dalla totalità degli scienziati” e ad esso viene attribuita la causa di tutti i problemi, dalla guerra in Siria all’emigrazione di massa. Unioni civili e nozze gay, che riguardano, in realtà, una minoranza veramente esigua di persone, sono tanto sovraesposti da apparire come l’equivalente nel XXI Secolo dell’emancipazione razziale nel XX, anche se la “razza” non c’entra nulla.

Insomma, ad ascoltare, vedere e leggere i media, tutti i giorni, pare di consultare un unico grande giornale di partito, con la sua agenda politica, battaglie, priorità, strategie e tattiche. E’ così? A quanto pare: sì, o quasi. Numeri alla mano, due docenti dell’Università degli Studi di Milano, Luigi Curini (professore di Scienza Politica) e Sergio Splendore (ricercatore e docente di Comunicazione Pubblica e Communication Research), hanno dimostrato che la media dei giornalisti italiani è spostata marcatamente più a sinistra rispetto alla media della popolazione. L’articolo, con relativi grafici, che hanno pubblicato sul sito lavoce.info, è eloquente. Già i loro grafici parlano da soli. La curva gaussiana che rappresenta la tendenza politica dei giornalisti raggiunge il suo picco nell’area fra l’estrema sinistra e la sinistra moderata. Quella che rappresenta la tendenza politica degli italiani è invece una “montagna” spostata molto più a destra, il cui picco è nell’area centrista. I dati sulle idee dei giornalisti sono attinti dalla ricerca demoscopica The Worlds of Journalism Study, quelle sulle preferenze ideologiche degli italiani dall’ultimo Eurobarometro disponibile. La sovrapposizione fra le due, dà l’idea di quanta distanza ci sia fra i giornalisti e i loro potenziali lettori.

La crisi di fiducia di cui soffre la stampa italiana è motivata soprattutto da questa distanza ideologica. E stiamo parlando di una crisi di fiducia grave, che riguarda, ormai, più di un italiano su due. Se i lettori del nostro paese non credono più a quel che leggono e preferiscono rivolgersi a blogger e social network, non è dunque per “analfabetismo funzionale”, ma perché ritengono che i media facciano più propaganda (progressista) che vera informazione. All’analisi di Curini e Splendore, sarebbe da aggiungere anche un’altra considerazione: un giornalista ideologico tende più a commentare che a informare, evita di approfondire la notizia anche per timore di scoprire pezzi di realtà che possano contraddire la sua tesi pre-confezionata e per lo stesso motivo tende ad accontentarsi della prima notizia senza aspettare troppe conferme. Superficialità, eccesso di commenti rispetto alla cronaca e fretta nel dare le notizie, sono i principali difetti individuati nel giornalismo italiano quali cause maggiori della disaffezione del lettorato.

Alla domanda su come mai gli editori non correggano la rotta, se non altro per tornare a vendere più copie o ottenere maggiori ascolti, i due autori dello studio rispondono con la teoria della nicchia: ogni giornale si crea il suo “popolo” di riferimento ed è difficile che lo abbandoni per lanciarsi nella colonizzazione di terreni inesplorati. Ma, aggiungiamo noi, anche qui l’ideologia gioca la sua parte. Un editore politicizzato (e i maggiori editori italiani, finora, lo sono) non intende ascoltare il popolo dei lettori. Semmai lo vuole educare. Il compito dei giornalisti, almeno dal ’68 in poi, è più pedagogico che informativo. E non è un fenomeno inedito, perché è l’equivalente moderno del dovere di “fare gli italiani” dopo che il Risorgimento aveva “fatto l’Italia”. I cittadini di Gorino, insomma, “non devono” essere ascoltati. Devono essere educati all’accoglienza, secondo testate che hanno sempre meno lettori. Perché pochi, dopo la scuola, hanno ancora voglia di farsi educare da un giornalista.

(fonte: lanuovabq.it)

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One thought on “Immigrati, la vergogna sono i politici incapaci

  1. La prendo alla larga:
    ormai le unità navali della Marina Italiana vanno a prendere i partenti dalle coste libiche a pochi chilometri dalle coste stesse, contrariamente a quanto succedeva fino all’anno scorso, dove la distanza dalla terraferma era maggiore.
    Questo fa sì che i trafficanti di carne umana (considerato che i partenti sono coartati a partire – a caro prezzo economico – con botte e torture, donne e bambini compresi) sempre più imbarchino queste persone su gommoni sempre più fatiscenti, visto che devono percorrere poca distanza, e sempre più stipati, con aumentato vertiginoso e vergognoso dei morti in mare.

    Questo andazzo assolutamente criminale e demenziale, anziché essere denunciato a livello internazionale e mondiale dai nostri politici – che siedono a Roma, spesso immeritatamente quanto a loro preparazione umana e politica, grazie all’italico sistema di democrazia RAPPRESENTATIVA – viene invece spesso alimentato dai medesimi, più o meno direttamente, per i loro agganci con personaggi della fauna dei loschi faccendieri che sul mercato di carne umana ingrassano alla grande (vedi le ‘cooperative di accoglienza’ rosse e bianche, vedi i costruttori di bare e i titolari di onoranze funebri del sud, vedi i fornitori dei kit di accoglienza che vengono donati agli sbarcati e vedi tutta l’altra pletora di chi su questo ‘commercio’ campa e ingrassa).

    E poiché, a fronte del delirio sopra esposto (stiamo tirando qua tutta l’Africa) molti nostri rappresentanti politici continuano a sragionare, neppure facendo finta di interessarsi delle gravissime ricadute che tutto ciò avrà non solo sul futuro dell’Africa ma anche sul destino ATTUALE della nostra nazione, cosa può fare il popolo italiano?

    Come minimo DICHIARARE, DE FACTO, DECADUTO IL PRINCIPIO DI DEMOCRAZIA RAPPRESENTATIVA E SALTARE A PIEDI PARI IN QUELLO DI DEMOCRAZIA DIRETTA, nei fatti e non più con le parole o gli urli (come fin qui accaduto per almeno due anni, dove gli italiani tentano vanamente di convincere i politici complici di questo malandazzo, urlando nel microfono tutta la loro paura e la loro disperazione esistenziale).

    Che i giornalisti pennivendoli, cioè a libro paga dei giornali collusi coi faccendieri pescecani, riescano ad additare al pubblico ludibrio dei cittadini ‘rèi’ di ribellarsi a queste collocazioni dissennate di extracomunitari (fatti arrivare dalle prefetture in pullman in piena notte, senza preavviso alcuno, e per essi facendo sloggiare gli ospiti dell’unico ostello del paese, e imponendo la disdetta delle prenotazioni già acquisite) la dice lunga sulla dittatura conclamata in cui viviamo (altro che ‘democratura’…)

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