Un testo “pedagogico” sull’Amoris laetitia dei gesuiti francesi

Esce in questi giorni in Francia un testo commentato dell’esortazione Amoris laetitia, si intitola La joie de l’amour (La gioia dell’amore) ed è pubblicato dalle edizioni Lessius et Fidélité.

Si tratta di un edizione frutto della collaborazione tra il Servizio Nazionale Famiglia e Società della Conferenza episcopale francese e la Facoltà di Teologia del Centre Sèvres, dei gesuiti di Parigi.

amoris-laetitia-la-joie-de-lamour-e1473155980983Mons. Jean-Luc Brunin, vescovo di Le Havre, scrive nella prefazione che l’opera ha un intento “pedagogico”, tale da permettere al popolo di Dio di “tornare al documento, in gruppo o da soli, e incoraggiare iniziative per la sua attuazione”.

La post-fazione è affidata, invece, al celebre teologo padre Christoph Theobald, SJ, il quale sottolinea che “in ultima analisi, da questo testo [l’Amoris laetitia, ndr], emerge una nuova immagine di Chiesa, largamente legata a un nuovo modo di guardarla: un immagine colorata, più chiaramente segnata dai molteplici episodi di incontro, a volti strani, dei racconti evangelici”. Christoph Theobald è conosciuto come uno dei teologi più originali dei nostri tempi, autore, tra l’altro di un saggio che ha avuto una certa diffusione anche nella Chiesa italiana, Il cristianesimo come stile. Un modo di fare teologia nella post-modernità, edito nel 2009 dalle EDB. In questo suo saggio possiamo intravedere quale sia la radice di questo nuovo sguardo che lo stesso autore intravede come vera cifra dell’Amoris laetitia. L’autore, che si dice profondamente segnato dal metodo immanentistico di Blondel, sostiene che “l’approccio stilistico ci permette di non ridurre il cristianesimo al suo insegnamento dottrinale, ma di onorare l’insieme della vita cristiana sia nelle sue espressioni singolari che plurali, sia relazionali e socio-politiche”. Il suo approccio “stilistico” conduce il cristiano, come ha scritto nel suo Trasmettere un Vangelo di libertà (EDB, 2010), ad apprendere lo “stile” di Gesù, ma non per una imitazione secondo “canoni standardizzati”, bensì per realizzarlo dentro la propria unicità e irripetibilità.

Come possa intendersi questo approccio “stilistico” nell’ambito dell’Amoris laetitia forse può essere compreso nel commento al capitolo 8 dell’esortazione, quello più discusso e riferito all’accoglienza e integrazione delle cosiddette “coppie ferite” o “irregolari”. La guida alla lettura di questo capitolo nel libro appena pubblica in Francia (La Joie de l’amour) viene fornita da due teologi, padre Jean Francois Chiron dell’Università Cattolica di Lione, e padre Alain Thommasset, SJ, del Centre Sèvres. Il primo era già intervenuto sul dibattito pubblicando anche un articolo sul quotidiano La Croix nel febbraio 2015, mentre il secondo era noto alle cronache sinodali per essere stato uno dei più attivi teologi che parteciparono al cosiddetto “sinodo ombra” tenuto presso locali dell’Università Gregoriana di Roma nell’aprile precedente il sinodo ordinario 2015.

Il primo, citando il vescovo di Anversa, mons. Bonny, indicava che, nel caso dell’accesso ai sacramenti dei divorziati-risposati, non è possibile “privilegiare un unica scuola di teologia morale”, e pertanto sperava in una miglior analisi etica dell’atto umano che riuscisse a valorizzare le circostanze e i singoli casi.

Alain Thommasset, SJ, era ancor più chiaro quando nel suo intervento nei locali della Gregoriana diceva apertamente che “l’interpretazione degli atti detti intrinsecamente cattivi” oggi è poco compresa da “molti”, in quanto “trascura la dimensione biografica dell’esistenza e le condizioni specifiche di ogni percorso personale”. Sul “piano soggettivo”, secondo Thommasset, questa dottrina necessita di discernimento in nome di circostanze attenuanti che possono ridurre la responsabilità soggettiva. “Un disordine oggettivo, dunque, non comporta necessariamente una colpevolezza oggettiva”.

L’approccio “stilistico” del padre Christoph Theobald si traduce quindi in un’etica della situazione? Certamente non sarà così, tuttavia, è interessante che la Conferenza Episcopale di Francia affidi proprio a questi teologi l’approccio “pedagogico” per consegnare il testo dell’Amoris laetitia al popolo di Dio. (L.B.)

FONTE: sinodo2015.lanuovabq.it

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