Verso l’eterno senza peccati addosso

Gli attentati terroristici ripropongono un dilemma antico: “Saranno morti in Grazia di Dio?”. Facciamo in modo di non considerare l’aldilà come facevano gli antichi greci: un luogo dove le anime vagano non si sa dove. Ecco perché l’ammonimento è sempre quello di Gesù: “Siate sempre pronti”.

di P. Enrico Cattaneo SJ (07-07-2016)

Di fronte ai sanguinosi attentati terroristici o anche ai numerosi incidenti stradali, nei quali le persone sono strappate quasi improvvisamente da questa vita, la domanda, il cruccio del mio vecchio cuore sacerdotale è uno solo: “Saranno morti in grazia di Dio?”. Scusa se ti ripropongo, caro direttore, questo modo di pensare ‘vecchio stile’, ma per me è un vero tormento. Cerco di allontanarlo, ma non mi lascia. Se poi rifletto sulla dottrina cattolica, ancora peggio.

Che cosa mi dice infatti questa dottrina? Che ogni persona ha un destino eterno. Quando cammino per strada in mezzo alla gente, c’è come una voce che mi dice: “Ricordati che ognuna di queste persone ha un destino eterno!”. E ancora la dottrina cattolica mi dice che questo destino ha solo due sbocchi: o la felicità eterna (cioè il paradiso) o la dannazione eterna (cioè l’inferno). Non c’è una via di mezzo (lasciamo stare il purgatorio, perché è uno stato temporaneo, se così si può dire).

E allora mi vengono in mente le parole di san Paolo: «Tutti dobbiamo comparire davanti al tribunale di Cristo, ciascuno per ricevere la ricompensa delle opere compiute finché era nel corpo, sia in bene sia in male» (2Cor 5,10). Tutti, cioè non solo i cristiani, ma tutti gli uomini di tutte le religioni e di tutte le tendenze. Capisci allora il mio cruccio? Quando sento di un incidente o di un attentato, il mio pensiero va lì. Saranno stati in grazia di Dio? Avranno avuto il tempo di dire: “Gesù mio misericordia”? O qualcosa di simile…

Ho l’impressione che anche tra i cristiani sia subentrata una concezione dell’aldilà più simile a quella degli antichi greci che non a quella insegnata dalla fede. Sì, le parole, il linguaggio sono quelli della fede, ma il contenuto sembra che sia andato perduto. Si pensa all’aldilà come a una specie di “regno dei morti”, dove le anime vagano come ombre che hanno finito sia di gioire che di soffrire.

Si prega anche per loro, ma è solo l’espressione di un desiderio, un auspicio che “riposino in pace”, dove questa pace sa molto di tristezza autunnale. Ho letto che Bud Spencer pensava molto alla morte, cioè si preparava alla morte, ma ciò non gli impediva di godere delle cose buone della vita, perché sapeva che la morte era un incontro con il Signore. “Estote parati”, dice Gesù nel Vangelo: siate sempre pronti. Questo dovremmo insegnare: cercate di vivere sempre in grazia di Dio; non addormentatevi con il peccato addosso, “perché non sapete né il giorno né l’ora”.

FONTE: lanuovabq.it

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Un pensiero riguardo “Verso l’eterno senza peccati addosso

  1. Ironico (ovviamente):
    Il peccato è stato rottamato da papa Bergoglio come un ciarpame da soffitta perché – continua a ripetere senza sosta, tipo disco rotto – che il Signore è MI-SE-RI-COR-DIA, e perdona tutto e tutti.
    Dunque la grazia di Dio è qualcosa che si autorigenera ad ogni istante qualunque cosa compiamo.
    Dunque Padre Cattaneo può dormire sonni tranquillissimi,

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