Cina, orrore comunista: dissidenti politici e religiosi usati per i trapianti

Per rifornire gli ospedali il regime comunista cinese usa gli organi espiantati dai prigionieri di coscienza che ogni anno condanna a morte a migliaia. Dato il fabbisogno ospedaliero, segue il numero delle esecuzioni capitali di personaggi invisi al regime per mere ragioni politiche e religiose.

di Marco Respinti (30-06-2016)

È una di quelle verità che tutti conoscono e tutti però tacciono, ma che grazie alle nuove prove fornite da tre infaticabili canadesi nessuno può più nascondere. Sono l’ex ministro David Kilgour, il consulente legale anziano del B’nai Brith Canada David Matas e il giornalista investigativo Ethan Gutmann che non credono a una sola parola di Pechino. Nei mesi scorsi la stampa filo-governativa (clicca qui) ha riportato che il numero dei trapianti effettuati in Cina sono stati più o meno 10mila, ma si tratta di un numero lontanissimo dagli almeno 300mila organi che il Paese, abitato da circa 1,3 miliardi di persone, richiede annualmente. Secondo Kilgour, Matas e Gutmann, infatti, la Cina pratica almeno sei volte il numero di trapianti ammessi ufficialmente, ovvero tra i 60mila e i 100mila trapianti l’anno. Ovvero tra il milione e mezzo e i due e milioni e mezzo negli ultimi 16 anni.

slide2Come colma il delta? Con i prigionieri che ammazza ad hoc. A documentarlo è il loro ennesimo e accurato resoconto (clicca qui), appena diffuso ai media e reperibile gratuitamente in Internet. L’indagine dei tre canadesi ha infatti una storia. Il 6 luglio 2006 Kilgour e Matas, noti attivisti in difesa dei diritti umani, pubblicarono un primo dossier investigativo, Report into Allegations of Organ Harvesting of Falun Gong Practitioners in China (clicca qui), preparato su richiesta della Coalition to Investigate the Persecution of Falun Gong in China che difende i diritti della minoranza religiosa Falung Gong fanaticamente perseguitata dal regime sin dagli anni 1990 e vittima prediletta delle sentenze “politiche”.

Nel 2007 ne uscì una versione aggiornata, Bloody Harvest: Revised Report into Allegations of Organ Harvesting of Falun Gong Practitioners in China (clicca qui), tradotta successivamente in 21 lingue. Nell’agosto 2008 Matas ha pubblicato un ulteriore aggiornamento dei dati (clicca qui). Il tutto, ancora una volta aggiornato, è sfociato l’anno seguente nel libro Bloody Harvest: Organ Harvesting of Falun Gong Practitioners in China (Seraphim Edition, Woodstock [Canada] 2009) cofirmato da Kilgour e da Matas che per questo nel 2010 sono stati candidati al Premio Nobel per la Pace (clicca qui). Un nuovo libro, State Organs: Transplant Abuse in China (Seraphim Editions), curato da Matas e da Torsten Trey, direttore esecutivo dell’organizzazione Doctors Against Forced Organ Harvesting di Washington, ricco di contributi di diversi specialisti, è stato dunque pubblicato nel 2012.

Nel 2014 Gutmann, autore di uno dei saggi di State Organs (per il quale ha intervistato più di 100 testimoni stabilendo che 65mila aderenti al Falun Gong sono stati giustiziati tra 2000 e 2008 per predarne gli organi), dà alle stampe un nuovo libro con nuovi dati, The Slaughter: Mass Killings, Organ Harvesting and China’s Secret Solution to Its Dissident Problem (Prometheus Books, Amherst [New York]). In più ci sono documentari allucinanti come Free China: The Courage to Believe del 2012 (clicca qui), Red Reign: The Bloody Harvest of China’s Prisoners del 2013 (clicca qui) e Human Harvest: China’s Illegal Organ Trade del 2014 (clicca qui), o la plausibilissima fiction Killed to Order del 2014 (clicca qui). Ma siccome la Cina continua imperterrita la sua mattanza un nuovo aggiornamento di quasi 500 pagine e 2364 note, Bloody Harvest/The Slaughter: An Update, è stato ora messo a disposizione di tutti per dire: «La conclusione finale è che il Partito Comunista Cinese ha impegnato lo Stato nell’uccisione di massa d’innocenti, anzitutto adepti […] del Falun Gong, ma anche uiguri, tibetani e cristiani non allineati al regime, per ottenere organi da trapianto».

Come riferisce The Times del 24 giugno (clicca qui), il governo cinese ovviamente nega tutto, dice che i tre canadesi (i cui libri in Cina sono banditi) si sono inventati tutto, che viaggiano semplicemente di fantasia. Non è una sorpresa. Più sorprendente è invece la reazione di certi ambienti medici occidentali che si scandalizzano al pari di Pechino, chissà, forse perché toccati nel portafogli. Il commercio clandestino di organi umani è, infatti, un grande business, come già documentava Cina. Traffici di morte. Il commercio degli organi dei condannati a morte (Guerini, Milano, 2008, con DVD) realizzato alla Logai Research Foundation del noto dissidente Harry Wu (1937-2016).

Oltre le parole, comunque, quel che resta sono i fatti. Come l’approvazione all’unanimità, il 13 luglio, della Risoluzione 343 della Camera federale degli Stati Uniti (clicca qui) che intima a Pechino di cessare immediatamente il prelievo forzato degli organi dai prigionieri passati per le armi. Nessuno adesso può dire di non sapere.

FONTE: lanuovabq.it

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