Fedeli nella castità

L’Amoris laetitia non ha posto alcuna norma, come è esplicitamente dichiarato, e non ne ha abrogata nessuna, nello specifico sul vivere da fratello e sorella, soluzione connessa con l’indissolubilità del matrimonio. Il vivere da fratello e sorella è punto espresso nella Familiaris Consortio di Giovanni Paolo II e nell’esortazione post-sinodale di Benedetto XVI, Sacramentum Caritatis.

di P. Paolo Berti ofm capp. (22-05-2016)

L’esortazione apostolica Amoris Laetitia gode di presentazioni favorevoli riguardo alla parte relativa al matrimonio cristiano, alla sua bellezza, ecc. Circa la parte che riguarda i divorziati risposati in civile non mancano però appunti.

Padre Berti
Padre Paolo Berti

Ho seguito il percorso sinodale (primo e secondo) e ho accolto e meditato alla luce della grazia del confessionale – certo, perché nel confessionale il sacerdote, in stretta comunione con il magistero, è nel flusso della grazia del sacramento, per questo Gesù alitò lo Spirito Santo sugli apostoli nel cenacolo prima di dare loro la facoltà di rimettere o non rimettere i peccati – e mi sono confrontato con le giuste ammonizioni a non fare del confessionale un luogo di tortura, ecc. Ora qualcosa posso dire, oltre le prime impressioni.

Ecco, l’esortazione non ha posto alcuna norma, come è esplicitamente dichiarato, e non ne ha abrogata nessuna, nello specifico sul vivere da fratello e sorella, soluzione connessa con l’indissolubilità del matrimonio. Il vivere da fratello e sorella è punto espresso nella Familiaris Consortio di Giovanni Paolo II e nell’esortazione post-sinodale di Benedetto XVI, Sacramentum Caritatis.

Solo nella nota (329) dell’Amoris Laetitia, in qualche modo, è ridiscussa – non abrogata – la norma del vivere da fratello e sorella. Ciò, citando l’autorità della Gaudium et Spes, n° 51; un’autorità conciliare e quindi forte. Il testo della G.S. n° 51 riguarda però la fedeltà coniugale (matrimonio sacramento) nella vita complessa di oggi, dove il lavoro, le distanze, gli orari, portano difficoltà alla vita familiare ponendo a rischio la fedeltà, e anche l’accoglienza di nuovi figli. La fedeltà disattesa, per la non possibilità di una regolare intimità coniugale, comporta delle ripercussioni sui figli. La soluzione è posta, sempre al n° 51, nel coltivare “con sincero animo la virtù della castità coniugale”, intendendo con ciò chiedere un supplemento di generosità quando non è possibile l’intimità coniugale, comprendendo in questa anche la sessualità.

Tale punto della G.S. n° 51 è trasportato dalla nota (329) su di un piano diverso, quello dei divorziati risposati, stralciando il passo: “Là dove, infatti, è interrotta l’intimità della vita coniugale, non è raro che la fedeltà sia messa in pericolo e possa venir compromesso il bene dei figli”. Tale traslazione non è però proprio pertinente perché sia le coppie legate dal matrimonio sacramento, sia quelle in civile, vivono il problema della fedeltà nello stesso contesto sociale di oggi, contesto cui si riferisce la G.S n° 51, e poiché le coppie unite in matrimonio sacramento sono invitate ad un supplemento di generosità nell’ambito della castità coniugale – che vuol dire uso dei metodi naturali -, non si vede perché non si debba invitare alla generosità di vivere da fratello e sorella chi non è unito in matrimonio sacramento.

Ma il punto preciso posto dalla nota (329) è che “molti, conoscendo e accettando la possibilità di convivere “come fratello e sorella” che la Chiesa offre loro, rilevano che se mancano alcune espressioni di intimità, non è raro che la fedeltà sia messa in pericolo e possa venir compromesso il bene dei figli”. A ciò si risponde che, se si accetta di vivere da fratello e sorella, le cadute, data la debolezza umana, potranno esserci, ma devono restare tali, e non possono essere trasformate nella linea da percorrere. Inoltre, è pur possibile con l’aiuto della grazia, una vita arricchente, anche affettivamente, tra uomo e donna, nella castità; e tale arricchimento indubbiamente si riversa sugli eventuali figli avuti. La croce non mancherà a nessuno, neppure a noi sacerdoti, ma se accettata sarà vittoria in Cristo. Nell’Amoris Laetitia è ben presente la croce, nominata 11 volte.

Accompagnare: indubbiamente ponendo luce come Gesù ai discepoli di Emmaus, e pregare. Illuminare la legge, non offuscarla, poiché non può esserci nell’accompagnamento gradualità della legge, ma legge della gradualità (Pontificio consiglio per la famiglia: Vademecum per i confessori su alcuni temi morali attinenti alla vita coniugale, n° 9), a partire dalle varie situazioni, già sottolineate nella Familiaris Consortio. Va tenuto molto presente che la legge (in questo caso la legge neotestamentaria dell’indissolubilità e ciò che strettamente ne segue) è carica di pedagogia, come si ricava, circa la legge veterotestamentaria, da san Paolo (Gal 3,24), per cui non va nascosta nell’accompagnamento.

Discernere: indubbiamente vedere i passi compiuti verso la norma, vista non quale puro ideale, ma con impegno di vita e desiderio, perché essa è verità fa liberi, e la verità è misericordia data da Dio agli uomini. Presentando il vivere da fratello e sorella, ci possono essere difficoltà, e non si deve misconoscere che ci vuole un cammino per arrivarci, e con ciò avere accesso alla Confessione e all’Eucaristia. L’approdo alla decisione sincera di vivere da amici, potrà conoscere dei momenti di cedimento, data la fragilità umana, ma tali momenti di cedimento saranno portati alla Confessione, dove di certo non ci sarà nessuno che voglia aggiungere pietre pesanti alla navicella facendola del tutto affondare, ma che vuole togliere, con amore pastorale, quelle pietre che la rendono pesante nel procedere. Vero è che ci sono situazioni oggettive di peccato, che soggettivamente non lo sono, per condizionamenti, fragilità psicologiche, ignoranze, ma è pur vero che tale situazione di non colpa soggettiva, di foro interno, non può essere percepita dal confessore: una speciale ispirazione dovrebbe anch’essa avere qualcosa di oggettivo su cui verificarsi, ma l’Amoris Laetitia non ne dà. In ogni caso sempre la persona dovrà ricevere stima e accompagnamento, soprattutto di preghiera e di sacrifico offerto al Signore.

Integrare: indubbiamente, non bisogna escludere, anzi seguire, anzi cercare.

FONTE: interris.it

 

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