Non nominare il nome della Misericordia invano

Da un po’ di tempo c’è una parola che ritorna insistentemente nella predicazione dei parroci, dei religiosi o sui media cattolici e laici: Misericordia. Che bella parola, soave, piena di bellezza, di dolcezza, di forza! Ma Nella storia della Chiesa, però, questa parola è sempre stata affiancata ad altre, per non essere fraintesa.

di Francesco Agnoli (15-05-2016)

Da un po’ di tempo c’è una parola che ritorna insistentemente nella predicazione dei parroci, dei religiosi o sui media cattolici e laici: Misericordia. Che bella parola, soave, piena di bellezza, di dolcezza, di forza! Nella tradizione cristiana, ricorda quanto la piccolezza e la fragilità dell’uomo possano essere abbracciate dall’Amore senza confini di Dio.

Nella storia della Chiesa, però, questa parola è sempre stata affiancata ad altre, per non essere fraintesa. «Misericordia e verità s’incontreranno, giustizia e pace si baceranno. La verità germoglierà dalla terra e la giustizia si affaccerà dal cielo»: così recita il Salmo 84, ricordando a colui che lo canta, che misericordia e verità, così come pace e giustizia, non possono essere disgiunte. L’una ha senso accanto all’altra.

Che significato ha la parola misericordia, se non vi sono dei miseri, dei peccatori, se la verità dell’uomo non è il suo bisogno di perdono, la sua natura di peccatore? Cosa è la pace, se non un nome vuoto, un cembalo che tintinna, senza la giustizia? Gli eretici, nella storia della Chiesa, sono spesso coloro che rompono l’et et e annunciano il loro aut aut: sono i pelagiani che affermano che l’uomo si salva da solo, senza bisogno della grazia di Dio; oppure i luterani, secondo i quali è la sola fides, senza le opere, ad essere necessaria per la salvezza… In un’eresia si accantona Dio, nell’altra si annichilisce l’uomo.

Analogamente ci sono stati eretici che hanno voluto scindere il Vecchio Testamento (quello in cui il Dio “geloso”, “degli eserciti”, dà agli uomini i suoi comandamenti, la sua legge), dal Nuovo Testamento (quello in cui tutta la legge è riassunta e contenuta nel comandamento dall’Amore): così, questi eretici hanno tolto a Dio alcuni dei suoi attributi (Verità e Giustizia in primis), convinti che essi siano in contrasto con Dio come Amore. Ma la verità del Vangelo è che non c’è Amore, senza comandamenti, cioè senza rispetto della legge: «Chi mi ama, osserva i miei comandamenti».

Si può allora disgiungere la Misericordia dalla Giustizia? Non è possibile, perché la Giustizia senza Misericordia, non è veramente Giustizia, ma vendetta o qualcos’altro; ma anche la Misericordia, senza Giustizia, non ha significato. Così una predicazione in cui Dio fosse “solo” Misericordia, finirebbe per perdere di senso: serve, la Misericordia di Dio, se Egli non è, nel contempo, il Giusto di fronte al quale noi siamo peccatori? Il Giusto di fronte a cui, come scriveva Pascal, ci si può e ci si deve umiliare, senza umiliazione? E se ogni peccato viene abolito, chi sentirà mai il bisogno di chiedere perdono, di desiderare misericordia?

Per la Chiesa esiste un tribunale della misericordia sempre aperto, fino all’ultimo respiro: il confessionale. Qui ogni uomo può ottenere il perdono, per qualsiasi colpa, anche la più grave possibile ed immaginabile. Ma ciò non accade senza rispetto della Giustizia divina: infatti, per essere perdonati, persino di un omicidio, occorrono vero pentimento e proposito sincero di non più peccare. L’omicida, il ladro, l’adultero che si confessano, pur decisi a proseguire nel loro peccato, non possono essere abbracciati dalla Misericordia divina, perché si prendono gioco della Giustizia.

«Neanch’io ti condanno, va e d’ora in avanti non peccare più», dice Gesù all’adultera, unendo il perdono all’ammonimento (di qui una delle sette opere di misericordia spirituale: “ammonire i peccatori”).

padrepioPadre Pio, il santo del confessionale, talvolta rimandava indietro i suoi penitenti, senza assoluzione: leggendo nei cuori, si accorgeva quando costoro non erano pentiti e non erano fermamente propensi, intenzionati a emendarsi. La sua profonda misericordia, quella stessa che lo spingeva a stare nel confessionale ore e ore ogni giorno, non fu mai sinonimo di qualunquismo, indifferentismo, relativismo….

Oggi, invece, talora sembra che l’espressione «Dio è misericordioso» significhi, per qualcuno, che Dio è un simpatico personaggio che ci crea, che ci pone su questa terra, avendoci già predestinati, tutti, al Paradiso. In faccia alla nostra stessa dignità di creature libere.Così misericordia può diventare la parola dietro cui sentirsi più buoni e più moderni; dietro cui nascondere la messa in discussione dei comandamenti stessi. Al contrario, la parola Verità, la parola Legge (nell’espressione “legge di Dio”), la parola Giustizia vengono pronunciate o per additare i “dottori della legge”, veri o presunti farisei che ne abuserebbero per i più perfidi e innominabili motivi, oppure in relazione a colpe sociali, o collettive, o economiche, quali le guerre, la corruzione… che toccano ben poco la vita della gran parte degli uomini, e che comunque rimangono così vaghe da non turbare, nello specifico, la coscienza di alcuno.

Come il Vangelo di Cristo fu vero, acutamente, duramente vero, tanto da fruttargli la morte, eppure amabile, così la vita e le parole dei cristiani siano vere e misericordiose: saporite e non insipide, amorevoli e non altezzose.

FONTE: lanuovabq.it

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