“Amoris Laetitia”, la vittoria dell’inganno

L’Amoris Laetitia è stata resa pubblica. Purtroppo ciò che si attendeva è presente nel testo.

di Corrado Gnerre (15-04-2016)

L’esortazione post-sinodale Amoris Laetitia è stata resa pubblica. Purtroppo ciò che si attendeva è presente nel testo. Ci riferiamo alla possibilità, per alcuni casi, che divorziati risposati, senza l’obbligo di ritornare ad uno stato di non-coniugalità, possano accostarsi alla Santissima Eucaristia. Il riferimento secondo il quale la questione andrebbe decisa “caso per caso” non solo va a ledere il principio dell’indissolubilità del matrimonio, ma pone problemi tanto sul piano ecclesiologico quanto su quello della teologia morale.

Casistica diabolica

Prima di tutto non evita il “vulnus” al principio dell’indissolubilità del matrimonio, perché nel caso dei divorziati-risposati non si parla ovviamente di coloro che hanno ricevuto una dichiarazione di nullità per il precedente matrimonio (in questo caso non si tratterebbe di divorziati), bensì di soggetti che (indipendentemente dalle situazioni singole che potrebbero anche comportare delle attenuanti per il giudizio di Dio) volontariamente hanno interrotto una relazione, decidendo (risposandosi o convivendo) per una vita di adulterio continuato. Questo discorso vale anche per i divorziati cosiddetti “abbandonati” (coloro che non volevano precedentemente interrompere il matrimonio) perché anche per costoro vi è l’obbligo (indubbiamente pesante, ma la fede impone credere che Dio mai abbandona nelle prove che permette) di proseguire l’unione con il legittimo coniuge continuando almeno a pregare per lui. Dunque, ammettere in linea di principio che anche costoro possano (in alcuni casi) ricevere l’Eucaristia (dovendo l’Eucaristia per legge divina essere ricevuta sempre in stato di Grazia) vuol dire ritenere che per questi non si possa e non si debba parlare di adulterio continuato e – se non si può parlare di questo – vuol dire che il matrimonio non è più indissolubile. La logica è logica.

Ma, dicevamo, una simile “soluzione” pone problemi sul piano ecclesiologico perché tende a favorire ciò che già si paventa da tempo. Se finora era già frequente che in sede di Sacramento della Penitenza (Confessione) vi fossero delle differenze di trattamento a seconda dei contesti geografici (in alcuni Paesi la Confessione sembra ormai sparita), ora sarà ancora più frequente una sorta di differenza tra confessionale e confessionale, tra parrocchia e parrocchia. I divorziati-risposati in tal caso arriveranno facilmente a dirsi: “ti consiglio quel confessore piuttosto che quell’altro perché il primo ci capisce, l’altro no”. Insomma, l’assoluzione come prodotto da discount. Problema, questo, ecclesiologico perché ancor più verrà meno l’universalità della verità cattolica.

Problema anche morale, perché in tal caso aumenterà la deriva “coscienzialista” nell’analisi dell’atto morale. Molti divorziati-risposati, prescindendo dalla morale oggettiva, si sentiranno sempre più in “coscienza” di non essere in stato di peccato e di potersi accostare all’Eucaristia, trasformando la “coscienza” da “luogo morale” in cui riconoscere ciò che è oggettivamente bene e ciò che è oggettivamente male a “luogo morale” in cui poter decidere cosa è bene e cosa è male.

Inaccettabile

Detto questo, la Confederazione Civiltà Cristiana ritiene che, al di là di vari apprezzabili passaggi, l’Esortazione post-sinodale Amoris Laetitia non possa essere accettata. Su questo si sente di “resistere” in nome della fedeltà alla legge divina che mai potrà mutare. E invita altresì coloro che hanno ricevuto da Dio l’autorità sufficiente, a parlare, denunciare e operare tutto ciò che è canonicamente possibile affinché si metta in guardia il Popolo di Dio da questo documento che pone difficoltà enormi e anche consistenti problemi riguardo la salvezza delle anime.

Il miglior modo per aiutare un Papa e testimoniargli autentica fedeltà, sia, oltre l’obbligo di pregare per lui, quello di evitare un “comodo”, “clericale” e “cortigiano” silenzio. Il miglior modo per amare e aiutare un Papa è, nel caso dell’Amoris Laetitia, denunciare i palesi “punti di rottura” di questo magistero ordinario affinché possa risplendere la Verità di Cristo che non appartiene al Papa, ma della quale il Papa è solo servitore e custode.

FONTE: civiltacristiana.com

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