Polonia, l’urlo del piccolo Down sopravvissuto scatena una battaglia internazionale sull’aborto

Davvero le grida del piccolo Down polacco, morente sul tavolo operatorio dopo un tentativo di aborto fallito alla 23esima settimana hanno messo in moto una grande battaglia politica. Il governo conservatore vuole una riforma. I quotidiani polacchi e internazionali lo infangano, rivelando dettagli errati sulla nuova proposta di legge e l’Onu fa pressioni perché la Polonia espanda la sua legge abortista.

di Benedetta Frigerio (07-04-2016)

Davvero le grida del piccolo Down polacco, morente sul tavolo operatorio dopo un tentativo di aborto fallito alla 23esima settimana, hanno messo in crisi oltre che un intero ospedale anche i difensori dell’aborto, le istituzioni internazionali e la stampa mondiale che si sono scagliati contro il governo eletto lo scorso ottobre e favorevole all’abrogazione della legge abortista.

Quello che spaventa è la massiccia azione popolare, supportata pubblicamente sia dalla Chiesa sia dal leader storico del partito al governo, e il consenso intorno all’iniziativa che mira a raccogliere 100mila firme necessarie a presentare una norma che renda illegale l’aborto. Nei giorni scorsi, infatti, dopo che la Conferenza episcopale polacca ha precisato che «quando si tratta di difendere la vita del nascituro non si può rimanere fermi al compromesso raggiunto con la legge del 1993», il premier Beata Szydlo, del partito Diritto e Giustizia, ha aggiunto: «Posso dire quale sarà la mia decisione anche se non posso parlare ora della legge che non esiste ancora… ma la mia opinione, quella di Beata Szydlo, è che sì supporto questa iniziativa». Il leader storico di Diritto e Giustizia, Jaroslaw Kaczynski, ha poi chiarito senza vergogna né complessi di inferiorità che «sono cattolico quindi è evidente la mia posizione in merito» e ha aggiunto che la grande maggioranza del partito, «se non tutti, voteranno a favore».

In risposta alla reazione nazional popolare, l’élite del grande giornale polacco, Gazeta Wyborcza, che negli anni passati aveva supportato il tentativo del governo precedente di allargare le maglie dell’aborto, ha fatto circolare informazioni sbagliate sulla proposta di legge, spiegano che saranno perseguite le donne che abortiscono e i medici anche qualora tentino di salvare la loro vita praticando un aborto. In realtà nel testo proposto ai cittadini si legge che le pene sono previste solo per chi costringa le donne ad abortire e per i medici, esclusi i casi in cui la vita della donna sia in pericolo. Le madri invece non saranno condannate a meno di circostanze particolari e a discrezione del magistrato.

I giornali esteri, però, hanno preso per vere le tesi del quotidiano, come già avvenuto quando il partito attualmente al governo aveva cercato di sostituite alcuni giudici costituzionali, eletti contro le procedure stabilite dal partito uscente per garantirsi un margine di potere in previsione della sconfitta elettorale. Allora la stampa locale e internazionale aveva attaccato il premier Szydlo accusandola di voler accentrare il potere senza spiegare quanto era avvenuto in precedenza. A novembre poi, solo un mese dopo l’importante vittoria del partito conservatore, le Nazioni Unite erano intervenute con forti pressioni sulla legge abortista. Questa, approvata nel 1993 come compromesso per arginare l’aborto legalizzato senza limiti dal partito comunista nel 1932, ammette l’aborto in caso di malformazione del bambini, di pericolo di vita della madre e di violenza sessuale. Briciole per la Commissione Onu per i diritti del bambino che aveva esortato il premier a «rendere le condizioni dell’aborto meno restrittive» e a chiudere le ruote degli esposti nei conventi cattolici.

Nonostante questo, il governo, che ha guadagnato consensi anche grazie alla lotta contro la corruzione e altre istanze che mirano a smascherare gli ex comunisti ancora legati al potere, non aveva ceduto. Anzi, da sempre contrario all’aborto, alla fecondazione artificile, all’eutanasia e alle unioni fra persone dello stesso sesso, Diritto e Giustizia ha proseguito con misure pro-family come il contributo economico di 140 euro mensili per ogni figlio nato dopo il primogenito. Eppure le ultime pressioni hanno già ottenuto, se non la parziale ritrattazione del premier, la precisazione sul fatto che la visione espressa in merito all’aborgazione della legge era del tutto personale. Resta da vedere che posizione prenderà il governo se il disegno di legge raggiungerà il Parlamento.

FONTE: lanuovabq.it

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