Il sacramento sconfigge il male dell’uomo

Presentazione a Roma del libro di don Nicola Bux, Con i sacramenti non si scherza, alla presenza dei cardinali Burke e Sarah e dell’economista Ettore Gotti Tedeschi. Amare riflessioni sullo svilimento dei sacramenti da parte di molte parrocchie e sulla conseguente perdita della fede.

di Marco Guerra (07-04-2016)

Secondo recenti sondaggi il 50% dei fedeli cattolici americani non crede più che l’Ostia sia veramente il Corpo di Cristo, ma attribuisce ad essa un significato meramente simbolico. Nella ricerca citata dal cardinale Raymond Leo Burke c’è tutta la cifra di quanto ormai sia diffusa la mentalità mondana e secolare che ha cambiato totalmente la percezione della liturgia e dei sacramenti.

Don Nicola Bux
Don Nicola Bux

Il porporato statunitense ha esposto la sua amara riflessione in occasione della presentazione del nuovo libro di don Nicola Bux, Con i sacramenti non si scherza, avvenuta mercoledì pomeriggio a Roma alla presenza dell’autore, del prefetto della Congregazione per il culto divino, cardinale Robert Sarah, e dell’economista Ettore Gotti Tedeschi.

Tutti i partecipanti al parterre hanno discettato davanti ad una vastissima platea riguardo alla perdita del sacro evidenziata nel libro di Bux al degrado morale che ne è conseguito. Ma per curare gli effetti di questa deriva bisogna andare alle origini delle cause e quindi è necessario conoscere i sacramenti nella loro efficacia e saperli amministrare. Come farlo è spiegato in maniera molto semplice nel testo di don Bux, che non cede alla facile tentazione di limitarsi ad esporre una galleria di abusi, ma grazie a riferimenti definiti “banali” fa comprendere il senso del sacro e, secondo tutte le critiche, riaccende quella gioia interiore di stare davanti al Santissimo Sacramento.

Una centralità dei sacramenti nella dottrina cattolica evidenziata proprio negli interventi del cardinale Sarah e di Sua Eminenza Burke, i quali hanno entrambi più volte citato il magistero di Benedetto XVI e Giovanni Paolo II.

Wojtyla che – ha raccontato il prefetto della Congregazione per il culto divino – anche nei giorni finali della sua malattia, quando era fisicamente distrutto, volle comunque inginocchiarsi al Santissimo “perché stava davanti ad uno stupore”. Sempre Sarah ha poi ricordato come lo stesso Papa Francesco nell’enciclica Lumen Fidei ha ribadito che la Chiesa è responsabile del cambiamento del cuore degli uomini e che questo cambiamento che poggia su tre capisaldi: il magistero, la preghiera e i sacramenti. Ancora più chiaro è quel passaggio del diritto canonico citato da Burke dove si afferma che il sacerdote nella liturgia non deve togliere o aggiungere nulla di sua iniziativa.

Eppure nelle parrocchie, ogni domenica, si continuano a mettere in scena spettacoli carnevaleschi durante le celebrazioni; la sacra liturgia diventa uno show e il prete assume il tono da presentatore televisivo che sostituisce con le sue parole quelle delle formule sacramentali. La presunzione di cambiare ciò che è stato dettato dal Cristo, sostengono i due cardinali, deriva da una svolta antropocentrica che ha portato a “voltare le spalle a Dio”. Tutto questo perché convinti di rendere la liturgia più interessante e più mondana attraverso contributi creativi e tante parole e spiegazioni didascaliche. “Nella liturgia si pensa a se stessi e non si percepisce più il sacramento come uno strumento per entrare in contatto con il mistero e con Dio” affermano i porporati.

Questa tendenza va a braccetto il progressivo dislocamento del tabernacolo al di fuori dell’altare. “Hanno portato via il mio signore e non sanno dove lo hanno messo”, Gotti Tedeschi fa sue le parole della Maddalena dopo aver visto il santo sepolcro vuoto per descrivere lo stupore che colpisce oggi quando si entra in una delle tante chiese che hanno “allontanato” il tabernacolo dall’assemblea. Un’incredulità che l’economista ha provato di recente sia in una chiesa di Milano sia al santuario dei Lourdes, dove per trovare il tabernacolo “bisogna cercalo” con un certo impegno. Nel suo intervento tagliente Gotti Tedeschi ha puntato il dito anche contro la comunione data in mano e l’abuso con cui si amministrano confessioni senza penitenza: “Dio non perdona tutto e sempre, facendo pensare questo si fa perdere il valore della confessione”.

Questioni di secondaria importanza rispetto al Messaggio salvifico di Cristo? No perché “nessun degrado non è conseguente al degrado morale, nessuna miseria non è conseguente alla miseria morale. E tutto questo porta alla perdita del senso della vita”.

Davanti a queste derive don Nicola Bux offre una soluzione molto chiara che partendo dall’importanza della disciplina e dal carattere salvifico del rito canonico arriva alla riscoperta della ragion d’essere della Chiesa, cioè vincere il male e la morte.

Oggi – ricorda infine il sacerdote autore del libro – c’è una Chiesa che pensa che il male si vince con le manifestazioni per la legalità e ne esiste un’altra parte che crede che il male del mondo (guerre, omicidi, violenze…) non sarà mai sconfitto completamente dagli uomini e che la salvezza è in Gesù Cristo. “Lo stesso Nazareno quando ha predicato non si è perso nei mali dell’impero romano, nelle sue ingiustizie, ma ha fatto appello al cuore degli uomini”. Bux allora cita persino quanto diceva lo scrittore inglese Tolkien: “Il sacramento è la salvezza che vince il male dell’uomo”. Insomma, ha proseguito Bux, “il male del mondo non sarà fermato finché Gesù non sarà fatto nostro”. E se i sacramenti sono stati “affidati alla Chiesa perché li amministri come delle medicine che curano l’uomo”, allora si può affermare che nel libro di Bux ci sono tante pillole che portano alla salvezza attraverso Cristo.

FONTE: lanuovabq.it

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