Quando il PCI di Berlinguer e Napolitano prelevava al bancomat sovietico

Sulla base dei verbali finora inediti delle riunioni della direzione, Ugo Finetti con Botteghe oscure. Il PCI di Berlinguer & Napolitano, i mutamenti della politica del PCI e nel gruppo dirigente seguendo le vite parallele di Enrico Berlinguer e di Giorgio Napolitano. E i finanziamenti al partito provenienti dall’URSS.

di Ruben Razzante (16-03-2016)

Nel 1981, l’allora segretario del partito comunista italiano, Enrico Berlinguer rilasciò una memorabile intervista a Eugenio Scalfari, direttore de La Repubblica, teorizzando la diversità morale dei comunisti.

I fatti si sono preoccupati di smontare quell’assunto, anche se poi la storiografia dominante ha sempre dimostrato di essere affetta da un certo strabismo: da una parte i cattivi, dall’altra parte i comunisti, i giusti, coloro che lottavano con sincerità d’animo per l’uguaglianza sociale e per affermare con onestà i loro ideali. Tale manicheismo fuorviante ha dominato a lungo il pensiero comune, deformando meriti e responsabilità e falsando l’interpretazione degli avvenimenti. A scapito della corretta comprensione della storia da parte di intere generazioni.

Al di là delle apparenze, nel PCI, in cui erano vietate le correnti e il gruppo dirigente doveva sempre apparire unito, il dibattito interno e i contrasti durante le riunioni della direzione, a Roma in via delle Botteghe Oscure, sia sulla stessa questione morale che su questioni più squisitamente politiche, rimanevano segreti. Ma la verità prima o poi emerge, e a documentarla, in un volume assai ricco di particolari inediti e rilevanti, è Ugo Finetti, giornalista, vicepresidente della Regione Lombardia dal 1985 al 1992, che ha appena dato alle stampe, per le edizioni Ares (collana Faretra, pp. 320, euro 15), Botteghe Oscure. Il Pci di Berlinguer & Napolitano.

Sulla base dei verbali, finora inediti, delle riunioni della direzione, contenuti nel libro di Finetti, che è stato presentato ieri a Milano, vengono ricostruiti i mutamenti della politica del PCI e nel gruppo dirigente, seguendo le “vite parallele” di Enrico Berlinguer e di Giorgio Napolitano che, sin da giovanissimi, aderirono al PCI di Togliatti ricoprendo presto incarichi rilevanti. Napolitano, cresciuto all’ombra del leader della “destra” comunista, Giorgio Amendola, appare ora il principale collaboratore ora il principale antagonista di Berlinguer, erede del “centro” togliattiano. L’accordo e il dissenso tra i due leader comunisti animano le principali scelte del Partito dal “compromesso storico” all’euro-comunismo, dal periodo in cui il PCI è stato nella maggioranza di governo (culminato con l’assassinio di Moro) al ritorno all’opposizione in contrasto soprattutto con il PSI di Craxi.

Dai verbali emergono la coralità del vertice comunista (con aspetti e interventi finora sconosciuti dei suoi protagonisti, da Nilde Iotti a Pietro Ingrao, da Luciano Lama ad Achille Occhetto) e il modo nuovo in cui la sinistra italiana cominciò ad affrontare temi oggi attuali come le riforme istituzionali, il sistema elettorale maggioritario e il finanziamento dei partiti. Si colgono, però, le nette divisioni tra la destra di Napolitano e dei miglioristi e la sinistra berlingueriana, maggioritaria, soprattutto sulla presunta diversità morale teorizzata da Berlinguer, oltre che sul desiderio di socialdemocrazia europea, che sia Amendola che Napolitano alimentarono, contro la volontà dello stesso Berlinguer e dell’estrema sinistra del partito.

Finetti ha riempito un vuoto su temi per troppo tempo trascurati, chiarendo i termini di alcune questioni insolute, come quella della effettiva autonomia del Partito comunista italiano dal Partito comunista sovietico, autonomia che, sfogliando le pagine del volume, appare sempre in bilico e, a volte, soltanto di facciata. Nel libro c’è una importantissima appendice che documenta i fondi occulti del PCI (l’aiuto “fraterno” del PCUS alle casse delle Botteghe Oscure) e la cosiddetta “amministrazione straordinaria”, con versamenti sovietici e di aziende italiane, divenuta illegale dal 1974, ma continuata anche con Berlinguer e dopo di lui. Si dimostra, quindi, come il PCI abbia sistematicamente violato la legge sul finanziamento dei partiti. Ma né il pool di Mani pulite, quando è sceso in campo per combattere la corruzione e il malaffare e abbattere la partitocrazia, né altri giudici prima del 1992 se ne sono mai occupati.

FONTE: lanuovabq.it

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