Il vescovo di Forlì: “Non è detto che il sacerdote debba sempre dare l’assoluzione dopo la confessione”

Mons. Lino Pizzi, vescovo di Forlì dal 2006, precisa che il confessore non è un notaio che certifica una decisione presa dal penitente. Quando non c’è pentimento, non può esserci l’assoluzione. La Misericordia di Dio non ci è dovuta.

di Bruno Volpe (05-03-2016)

Il Vescovo di Forlì, Monsignor Lino Pizzi sul sacramento della confessione, è molto chiaro: “Non è vero che il sacerdote debba sempre e comunque dare l’assoluzione o essere indulgente, dove sta scritto tutto questo?”. Con lui, appunto, parliamo del sacramento della riconciliazione per poi scivolare sulla legge Cirinnà. Ma iniziamo dalla confessione.

Mons. Lino Pizzi

Eccellenza, come è possibile vivere una bella e valida confessione?

Intanto mi preme dire che bisogna andare spesso al confessionale, specialmente in Quaresima. Fa bene alla nostra fede. Bisogna accostarsi a questo sacramento importante con maggior frequenza. Penso che una volta all’ anno e neppure questo succede, sia pochino. Noi pecchiamo molto di più e con maggior frequenza. Non prendiamo la riconciliazione come la pulizia di Perimavera. Confessarsi significa lavare l’animo, purificarlo per vivere degnamente la Quaresima e arrivare alla Pasqua serenamente.

Il confessore deve sempre e comunque assolvere?

Non è assolutamente vero che il confessore debba sempre e comunque assolvere il penitente o essere indulgente. Certamente ci vuole tatto e grande misericordia, il confesore assolve e perdona, amministra la infinita misericordia di Dio, ma solo accerta un reale pentimento. Del resto il Catechismo che non possiamo ignorare e va studiato, ci indica prima della confessione che cosa fare.

E la misericordia?

Bisogna sgombrare il campo da una falsa idea di misericordia e dall’equivoco che sembra regnare. Indubbiamente Dio che è amore e misericordia, vuole la nostra salvezza e non lesina mai il perdono, Egli è sempre disposto a cancellare le nostre colpe se noi andiamo verso di Lui. Tuttavia, bisogna chiedere il suo perdono con animo davvero contrito e sincero, con una reale disposizione al cambiamento di rotta e alla conversione. Non basta un generico e magari non sincero atto di accusa. Il penitente deve realmente cambiare stile di vita e fare atti reali che lo dimostrino altrimenti la confessione non serve a niente ed è una simulazione senza valore. La misericordia che pure è infinta, senza la giustizia non ha senso, camminano assieme. E in tutto questo occorre ricordare sempre la gravità del peccato. Una falsa misericordia conduce alla perdizione.

Eccellenza, passiamo ala famiglia. Col dibattito sulla legge Cirinnà è al centro delle attenzioni.

La famiglia è quella composta da un uomo e una donna uniti nel vincolo sacramentale del matrimonio in amore oblativo e fecondo e non possiamo paragonare dunque la famiglia naturale ad altri tipi di unione. Oggi si pensa di dare disco verde ad altre realtà e così pretendiamo di andare contro la natura e la ragione. Non è possibile che due uomini o due donne tra di loro generino vita e siano fecondi, questo lo dice la natura e non il vescovo e allora di che cosa parliamo? Prima della fede qui ci vuole il buon senso. Purtroppo oggi esiste una sorta di dittatura del pensiero unico che ci vuole portare all’ammasso delle idee, al conformismo. Io da vescovo ho il dovere della chiarezza e il coraggio di dire la mia e non scivolo verso il pensiero unico, non gli cedo il passo. Oggi pensiamo di separare la natura dalla ragione.

FONTE: lafedequotidiana.it

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