Dio non è morto. Così la fede sbanca il botteghino

Arriva in Italia dopo il successo negli Usa God’s not dead, pellicola incentrata su un tema politicamente scorretto: uno studente accetta la sfida di difendere la fede cristiana di fronte al suo professore ateo. Uno schiaffo al perbenismo secondo il quale mostrare la ragionevolezza della fede può creare divisione.

di Andrea Lavelli (02-03-2016)

Primo giorno di università. Il professor Radisson, del corso base di filosofia, entra in classe e annuncia di non aver intenzione di sprecare tempo per illustrare le varie posizioni filosofiche sull’esistenza o meno di Dio: “con il vostro permesso supererei l’insensato dibattito e giungerei subito alla conclusione che non esiste alcun Dio”. Così assegna un solo semplice compito: scrivere su un foglio bianco God is dead “Dio è morto,” apporre la propria firma e consegnarlo. Quando arriva a Josh, una matricola, la consegna dei fogli si arresta: “Non posso farlo, sono cristiano,” dice. Il professore replica: “Se proprio non può arrivare ad ammettere che Dio è morto, allora dovrà difendere l’antitesi”.

Gods-not-DeadInizia così la storia di God’s not dead (Dio non è morto), pellicola uscita nel 2014 negli Stati Uniti – dove ha vinto tra l’altro il premio Inspirational film of the year ai GMA Dove awards – e ora arrivato nel nostro Paese grazie alla Dominus production, che l’anno scorso aveva portato nelle sale italiane l’epopea della Cristiada. Diretto da Harold Cronk, il film è stato proiettato in anteprima giovedì sera in 25 città italiane e sarà in programmazione a partire dal 10 marzo in tutta Italia.

Josh, il protagonista, si trova nel terribile dubbio di accettare la sfida del suo professore ferocemente ateo e mettersi contro i propri cari sostenendo l’esistenza di Dio davanti alla classe – un vero e proprio suicidio accademico, visto che il docente ha il coltello dalla parte del manico e si mostra più che deciso a dargli filo da torcere, prospettandogli una bocciatura che peserà sulla sua carriera universitaria – oppure allinearsi al resto della classe e ammettere che Dio è morto. Un pastore lo consiglia: “Se accetti questa sfida potrebbe essere l’unico incontro significativo con Dio di tutta la loro vita”.

Così, Josh studia, si informa e sostiene davanti ai suoi compagni di corso le evidenze scientifiche e filosofiche dell’esistenza di Dio e come l’insegnamento della Bibbia non sia in contraddizione, ma anzi illumini le scoperte della scienza. Il film è basato su alcune vere cause legali che hanno visto coinvolti studenti americani che nei loro campus si sono trovati in una situazione molto simile, minacciati nella propria libertà di professare la fede.

Attorno a questa storia ruotano e si intrecciano tra loro le vicende di altri personaggi: una blogger dalla fosca visione nichilista alle prese con una notizia drammatica, una ragazza cresciuta in una famiglia islamica, la moglie del professor Radisson messa davanti a una scelta difficile. Tutti compiranno un percorso esistenziale e spirituale di ricerca, compreso l’aspro professore. Il film mostra le difficoltà e le dinamiche vissute da ogni personaggio – che sono poi quelle di ogni uomo – nel momento in cui si trova davanti alla necessità di dare risposta alle domande fondamentali: Dio esiste? E se esiste, come può esistere il male? Cosa ha da dire Dio alla mia vita?

La colonna sonora è degli Newsboys – che nel film interpretano se stessi – energico gruppo Christian pop-rock, una delle numerose band che provano a coniugare sonorità moderne a messaggi e tematiche cristiani; un tipo di musica praticamente sconosciuto da noi, ma che in America fa decine di milioni di visualizzazioni su Youtube e va molto forte, specie tra i giovani. Nel film compaiono anche Willie e Korie Robertson, cacciatori protagonisti del reality Duck dinasty, finiti al centro di una bolla mediatica per aver espresso la propria fede in Cristo di fronte alla telecamere e per le loro prese di posizioni politicamente scorrette.

Il cast vede la presenza di altri attori di livello come Kevin Sorbo, l’Ercole della popolare serie televisiva degli anni ’90, Shane Harper (High school musical 2), David A.R. White (Evening Shade, Six, Jerusalem Countdown) e Dean Cain (Lois & Clark – le nuove avventure di Superman). Negli Stati Uniti la pellicola ha ottenuto un ottimo riscontro al botteghino, con 64 milioni di dollari di incasso totali, 8.6 solo nel primo weekend, un vero caso cinematografico alla sua uscita, tanto da spingere la casa cinematografica Pure Flix a produrre un sequel che sarà nelle sale americane a partire dal 4 aprile.

gods_not_deadSono intervenuti giovedì sera alla prima proiezione milanese Cristina Cappellini, Assessore alle culture della giunta regionale lombarda e Rice Brooks, autore del libro God’s Not Dead: Evidence for God in an Age of Uncertainty che ha ispirato la vicenda del film, scritto da due autori cattolici, Cary Solomon e Chuck Konzelman. “Le persone oggi sentono il bisogno di prendere una posizione e difendere ciò in cui credono e credo sia importante portare sullo schermo personaggi che incarnano chiaramente questo desiderio,” afferma il regista Harold Cronk. “È importante che le persone non abbiano paura di ciò in cui credono, ma lo difendano”.

La vicenda di God’s not dead mostra chiaramente che la scelta della testimonianza cristiana oggi chiede di essere disposti a subire quella “persecuzione silenziosa” di cui parlava San Josemaria Escrivà, ma anche che chi è disposto a pagare questo prezzo può davvero essere per gli altri uno strumento per arrivare a Cristo. Così God’s not dead può essere di ispirazione ai tanti studenti che anche nelle scuole e nelle università italiane si trovano quotidianamente davanti alla difficoltà di annunciare e vivere il Vangelo nelle aule scolastiche in cui si (quasi) tutto è tollerato, tranne manifestare la fede cattolica.

E le storie dei personaggi del film stanno lì a mostrare cosa succede quando i cristiani non hanno paura di testimoniare e difendere pubblicamente, con calma e fermezza, la propria fede: le persone attorno sono spesso colpite e incuriosite dal loro coraggio e dalla loro testimonianza, attirate da chi manifesta con convinzione la fede nei confronti di quel Dio cui la loro anima anela. Un tema che traspare chiaramente dalla pellicola.

In questo nostro periodo storico in cui ci sentiamo spesso dire che i cattolici devono evitare di difendere e dimostrare la ragionevolezza della loro fede perché questo può “creare divisione” e non contribuisce a “costruire un clima di dialogo,” la vicenda di Josh ci mostra invece ’importanza della formazione e dell’impegno apologetico per essere pronti a testimoniare, sempre con pacatezza e rispetto, le ragioni del nostro credere. God’s not dead mostra che questo potrà aprirci la straordinaria possibilità di compiere verso gli altri la più alta forma di carità: portare loro la verità, cioè Gesù Cristo.

FONTE: lanuovabq.it


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