“Integrare” non significa ricevere l’Eucarestia

Nel contesto della lunga intervista che Papa Francesco ha rilasciato sull’aereo di ritorno dal viaggio apostolico in Messico, registriamo anche un paio di risposte sul tema della famiglia e del Sinodo.

La prima notizia è una conferma, infatti, il Santo Padre ha detto che l’esortazione post-sinodale uscirà “forse prima di Pasqua”. Poi, su esplicita richiesta della giornalista, ha dato una risposta a proposito del possibile accesso all’Eucaristia per i divorziati risposati, ma ecco alcune delle parole di Papa Francesco:

511144274«Sulla famiglia, hanno parlato due Sinodi e il Papa ha parlato tutto l’anno nelle catechesi del mercoledì. (…) Nel documento post-sinodale che uscirà – forse prima di Pasqua –, in uno dei capitoli – perché ne ha tanti – si riprende tutto quello che il Sinodo ha detto sui conflitti o sulle famiglie ferite, e la pastorale delle famiglie ferite… È una delle preoccupazioni. (…) Nell’incontro con le famiglie, a Tuxtla – c’era una coppia di ri-sposati in seconda unione, integrati nella pastorale della Chiesa; e la parola-chiave che ha usato il Sinodo – e io la riprenderò – è “integrare” nella vita della Chiesa le famiglie ferite, le famiglie di risposati, e tutto questo. Ma non dimenticare i bambini al centro! Sono le prime vittime, sia delle ferite sia delle condizioni di povertà, di lavoro, di tutto questo. (…) Integrare nella Chiesa non significa “fare la comunione”; perché io conosco cattolici risposati che vanno in chiesa una volta l’anno, due volte: “Ma, io voglio fare la comunione!”, come se la comunione fosse un’onorificenza. E’ un lavoro di integrazione… tutte le porte sono aperte. Ma non si può dire: da ora in poi “possono fare la comunione”. Questo sarebbe una ferita anche ai coniugi, alla coppia, perché non farà compiere loro quella strada di integrazione. E questi due erano felici! E hanno usato un’espressione molto bella [si riferisce alla coppia che ha incontrato a Tuxtla, NdA]: “Noi non facciamo la comunione eucaristica, ma facciamo comunione nella visita all’ospedale, in questo servizio, in quello…”. La loro integrazione è rimasta lì. Se c’è qualcosa di più, il Signore lo dirà a loro, ma… è un cammino, è una strada…».

Dalle parole del Papa si può dire che l’ormai prossima esortazione post-sinodale riprenderà in gran parte la Relatio Sinody, anche sul tema della integrazione delle coppie di divorziati risposati. Per quanto riguarda l’accesso all’eucaristia di queste coppie, con ogni probabilità, verrà ripreso il controverso passaggio sul “foro interno” indicato nei molto discussi paragrafi 84, 85 e 86 della Relatio finale. Sul tema sarà interessante capire se il documento che uscirà prima di Pasqua chiarirà meglio il ruolo del Vescovo e il cammino di discernimento, visto che molte indiscrezioni lasciano trapelare che aumenterà la responsabilità pastorale delle chiese locali.

Tuttavia, i paragrafi 84, 85 e 86 non possono essere interpretati come una semplice apertura indistinta alla “comunione per tutti”, visto che Papa Francesco nell’intervista di ritorno dal Messico ha detto che “integrare nella Chiesa non significa fare la comunione”, e che non si può dire “da ora in poi possono fare la comunione”. (LB)

FONTE: sinodo2015.lanuovabq.it

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