Quelli che volevano l’uomo nuovo

L’obiettivo ultimo della rivoluzione comunista di Marx e Engels e del nazional-socialismo di Hitler era la creazione sulla terra dell’ “uomo nuovo”. Oggi gli esponenti della cultura dominante, l’ideologia liberal-radicale sono gli eredi di alcune idee-chiave del nazismo (con l’eugenetica) e del comunismo (con l’abolizione della famiglia naturale).

di P. Enrico Cattaneo, S.J. (16-02-2016)

É stato detto che l’obiettivo ultimo della rivoluzione marxista era, attraverso la dittatura del proletariato, produrre sulla terra la nascita dell’ “uomo nuovo”, cioè allevare una nuova forma di essere umano, che pensasse, osservasse e agisse in modo diverso. Ma i comunisti non sono stati i soli a cimentarsi in questo tentativo. Anche il nazional-socialismo di Hitler mirava a creare l’“uomo nuovo”.

Françoise Thom, sovietologa, docente di storia moderna alla Sorbona di Parigi, spiega: «In entrambi i sistemi si riscontra una ideologia la cui ambizione è di dar vita a un uomo “nuovo”. Questo significa che entrambe le ideologie non accettano la natura umana così com’è; sono in guerra con la natura, con la natura umana. Questa è la radice del totalitarismo, del nazismo e del socialismo sovietico. I nazisti hanno un’ideologia basata su una falsa biologia, il comunismo si basa su una falsa sociologia, ma entrambi i sistemi hanno la pretesa di essere scientifici e di poggiare su basi scientifiche».

Sicuramente agli occhi dei nazisti, l’idea di una società futura, fondata su individui sani, belli, biondi e felici non poteva che attirare, ma per raggiungere questa meta, la società andava necessariamente depurata dagli elementi refrattari o incapaci. Questa probabilmente fu la ragione per cui il nazional-socialismo non ha funzionato come avrebbe dovuto, proprio come il socialismo sovietico. Entrambi i regimi, infatti, si sono lasciati alle spalle migliaia di fosse comuni, milioni di persone assassinate. La necessità di passare per il negativo della storia prima di raggiungere il positivo, è un retaggio della dialettica hegeliana.

Dice Georg Watson, storico dell’Università di Cambridge: «Nel gennaio del 1848, sul giornale diretto da Marx, Neue Reinische Zeitung, apparve un articolo di Engels dal titolo: “Perché uccidere è essenziale”. Engels spiegava che la lotta di classe, in termini marxiani, significava che, quando si fosse realizzata la rivoluzione socialista, la guerra di classe, alcune società europee primitive sarebbero rimaste indietro, perché non erano ancora nemmeno capitalistiche. Si riferiva ad esempio ai Baschi, ai Bretoni, ai montanari Scozzesi o ai Serbi, definendoli «immondizia dei popoli» (Völkerabfälle).

Questi popoli andavano annientati, proprio perché arretrati a livello storico e sociale, e sarebbe stato dunque impossibile portarli ad essere “rivoluzionari”». Gli insegnamenti di Marx ed Engels vengono attentamente studiati da Lenin, l’uomo che ha fondato il primo Paese marxista sul nostro pianeta. Fino agli Anni ’30, nazisti e comunisti erano convinti che tra Hitler e Lenin non ci fosse poi una così grande differenza. Del resto, il regime nazista in Germania è nato socialista. Il partito si chiamava ufficialmente Partito Nazional-Socialista del Lavoro, quindi era un ramo del socialismo. I sovietici erano socialisti internazionali, mentre in Germania erano nazional-socialisti. L’ideologia comune era che per raggiungere il loro obiettivo fosse necessario eliminare gli individui non adatti alla futura società. Soltanto che essi presero di mira gruppi diversi.

Per i nazisti, le persone da eliminare erano i disabili, gli omosessuali, gli zingari e soprattutto gli ebrei, perché tutti costoro inquinavano la purezza della razza ariana. Per i comunisti invece le persone da eliminare erano sia quelle ritenuti sottosviluppate (contadini, preti e monaci), sia quelle che allora costituivano i quadri della società (intellettuali, professionisti, insegnanti, ecc.), che andavano sostituiti con i nuovi quadri formatisi nel partito. Come una specie di esperimento, nel 1932/33 fu pianificato lo sterminio per fame di milioni di Ucraini.

Queste considerazioni storiche fanno riflettere sul presente, perché oggi gli esponenti della cultura dominante, l’ideologia liberal-radicale, lo vogliano o no, sono gli eredi di alcune idee-chiave del nazismo (con l’eugenetica) e del comunismo (con l’abolizione della famiglia naturale). Essi hanno ripreso soprattutto il progetto ideologico di creare una “nuova umanità”, finalmente libera e capace di autodeterminarsi secondo i propri desideri elevati a diritti. Come i loro predecessori, anche questi ideologi sono in guerra con la natura umana nella sua radice più profonda, che è la differenza sessuale tra uomo e donna, alterando radicalmente il concetto di matrimonio e di famiglia; come i loro predecessori, pretendono di fondarsi su basi scientifiche; e come i loro predecessori, sono inclini al totalitarismo e ritengono necessario eliminare gli oppositori.

Qui l’obiettivo della fase negativa è cambiato: sono da eliminare quegli individui che non sono ancora produttivi o non lo sono più, e quindi vanno soppressi o al loro primo inizio (con l’aborto), o all’ultima fine della loro esistenza (con l’eutanasia). I motivi per giustificare “scientificamente” questa nuova strage, e così poterla presentare come «un’opera di misericordia», sono tanti: per prima cosa – dicono -, va inculcata l’idea che siamo troppi sulla terra, e quindi l’aborto è sì una pratica dolorosa, ma benefica, sia perché evita la sovrappopolazione e sia perché permette che non ci siano più famiglie con disabili o handicappati. I feti abortiti, poi, non reclameranno mai i loro diritti negati, né ci sarà qualcuno disposto a farlo per loro.

Con gli anziani la cosa è un po’ più difficile, perché bisognerebbe avere il loro consenso, ma è necessario affrontare il problema, perché il costo economico per mantenere questi individui sta diventando insostenibile per gli Stati. Perciò, prima o poi si arriverà a far firmare la dichiarazione anticipata di fine vita, perché nessuno vuole morire soffrendo. Con le persone che non l’hanno firmata, perché incapaci di intendere e di volere, o giunte ormai allo stadio terminale, basterà il consenso di un familiare. In ogni caso c’è il metodo della sedazione profonda, già praticato. Si dice all’anziano sofferente o al malato terminale: «Hai ancora poco da vivere, forse qualche giorno, o qualche settimana o qualche mese, non sappiamo bene. Se vuoi ti addormentiamo, e tu cadrai in un sonno profondo, che durerà otto o dieci ore, e dal quale non ti sveglierai più. Tranquillo».

Una società basata su questi principi è come attraversata da un istinto perverso di morte e di autodistruzione, che può provocare danni incalcolabili. Ma poiché va contro la natura creata da Dio, una tale ideologia non può durare, come la storia insegna. Quello, infatti, che Dio crea è sempre «molto buono». Occorre allora che l’uomo ritrovi la memoria della sua origine, cioè la memoria di Dio. Poiché l’uomo e la donna sono stati creati «a immagine e somiglianza» di Dio, che è amore, perdere la memoria di Dio significa perdere la propria vera identità, e quindi perdere il senso della vita. Chi ha perso il senso della vita è come uno che si trova nel buio, che non sa distinguere le cose e può andare a sbattere contro un muro invece di imboccare la porta. Può farsi del male e fare del male, magari credendo di fare bene.

La vita umana è attraversata da un immenso desiderio di felicità, che in sé è una cosa “molto buona”; ma non basta abbandonarsi al desiderio vitalistico; abbiamo bisogno di tornare a interrogarci seriamente su che cos’è il bene e il male, la verità e la menzogna, e scegliere di conseguenza, per il bene nostro e di tutti.

FONTE: lanuovabq.it

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