A lezione di economia di mercato dal grande card. George Pell

L’economia di mercato è qui per restare, per essere studiata e migliorata», perché al momento non vi sono «modelli migliori disponibili». Con queste parole, distanti da ogni utopia, si è espresso il cardinale George Pell, Segretario del dicastero vaticano per l’Economia, a una tavola rotonda sull’economia globale.

di Lorenzo Bertocchi (24-01-2016)

«L’economia di mercato è qui per restare, per essere studiata e migliorata», perché al momento non vi sono «modelli migliori disponibili». Con queste parole, molto lontane da qualsiasi sguardo utopico, il cardinale George Pell, Segretario del dicastero vaticano per l’Economia, si è espresso lo scorso 17 gennaio parlando a una tavola rotonda sull’economia globale.

Il card.australiano George Pell

«Il mercato», ha detto Pell, «ha la capacità di modernizzarsi dopo massicce perturbazioni come quelle della grande crisi finanziaria mondiale del 2007-2008, perché non produce l’alienzione di massa predetta da Marx». Tuttavia, il cardinale non nasconde che nel mondo occidentale vi sono «nuove disuguaglianze» pericolose per la comunità e precisa, citando un’economista, che «il tallone di Achille del capitalismo moderno è il settore finanziario». Non ha però mancato di citare un campione del capitalismo come Maggie Thathcer per ricordare che «se il buon samaritano fosse stato senza capitale non avrebbe potuto pagare per la cura dell’uomo picchiato e derubato sulla strada di Gerico».

D’altra parte, anche la storia della Chiesa Cattolica offre molti esempi sull’importanza del capitale. I «monasteri benedettini sono stati le prime imprese capitalistiche occidentali» e i francescani, tra il XIII e il XIV secolo, sono stati maestri «nell’insegnare che il denaro era fertile e non inerte, distinguendo il legittimo interesse dall’usura e gettando così le basi teoriche per la fondazione delle banche». La stessa Dottrina sociale della Chiesa ha dato notevoli contributi in materia, dalla enciclica Rerum novarum di Leone XIII fino alla Laudato sii di Papa Francesco, passando dalla Centesimus annus di San Giovanni Paolo II e la Caritas in veritate di Benedetto XVI. Ne esce un panorama tutt’altro che monotono, ma capace di attrarre e disegnare l’orizzonte in ogni tempo.

Secondo il cardinale Pell oggi vi è la particolare necessità di «far emergere giovani imprenditori che contribuiscano alla crescita sostenibile, specialmente attraverso la creazione di posti di lavoro». Il punto chiave però emerge da una domanda: «C’è un legame tra la stagnazione economica e una demografia in declino, ad esempio dove ci sono troppo pochi contribuenti per finanziare il benessere e le pensioni?». Un tema quest’ultimo più volte sollevato da molti economisti e che fa a pugni con quel neo-malthusianesimo condannato più volte dallo stesso papa Francesco, anche sottolinenado il ruolo profetico esercitato dall’enciclica Humanane Vitae del beato Paolo VI. «Ogni società», ha concluso il cardinale australiano, «ha bisogno di trovare uno scopo, fiducia e speranza, e di ispirare le persone ad essere buone, laboriose ed oneste». Ma questo, osservandolo strettamente dal punto di vista dell’economia, non può realizzarsi se non chiedendosi quali «principi etici di fondo sono alla base del rapporto tra imprese e una buona società».

© La Nuova BQ (24-01-2016)

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