Cappuccetto Rosso, il lupo buono e Colonia

Sarò strano, ma quando ho letto delle violenze di massa subite dalle donne tedesche nella notte di Capodanno a Colonia, e dell’atteggiamento della stampa nei confronti di questi e di innumerevoli altri episodi simili, mi è venuta subito in mente la fiaba di Cappuccetto Rosso e la sua versione politicamente corretta.

di Roberto Marchesini

Esistono due versioni delle fiabe: quella tradizionale e quella politicamente corretta. A spiegare la seconda versione ci ha pensato alcuni anni fa James Finn Garner, (Fiabe della buona notte politicamente corrette, Frassinelli, Milano 1994), rileggendo le fiabe tradizionali alla luce della cultura oggi dominante. Prendiamo, ad esempio, Cappuccetto Rosso. Nella versione tradizionale Cappuccetto Rosso è una “dolce bimbetta”, tenerella, brava e gentile. Mentre porta vino e focaccia alla nonna vecchia e malata, incontra il lupo. Il lupo la distrae, afferra cappuccetto e cestino e corre dalla nonna; inghiotte la vecchia e si mette a letto ad aspettare l’arrivo della ragazzina.

Al suo arrivo, dopo il celebre scambio di battute («Nonna, che orecchie grandi che hai!»), il lupo si pappa pure lei, mettendosi a russare sonoramente con la panza piena. Il cacciatore, sentendo il gran russare e preoccupato per la vecchia, entra nella casetta nel bosco, apre la pancia al lupo e ne fa uscire bimba e nonna. Cappuccetto Rosso riempie la pancia del lupo con dei pietroni così, quando quello si sveglia e cerca di scappare, cade a terra e muore. E tutti (tranne il lupo) vissero felici e contenti.

Nella versione politicamente corretta il cacciatore piomba nella casa della nonna mentre il lupo sta per papparsi Cappuccetto Rosso (che è istruita, emancipata e fiduciosa «nella sua sbocciante sessualità»). Solo che non è un cacciatore, ma un taglialegna, perché nelle fiabe politicamente corrette la brutale pratica della caccia è abolita e i cacciatori, per campare, devono mettersi a tagliare la legna. All’arrivo del cacciatore accorso in aiuto delle due donne, Cappuccetto Rosso e il lupo reagiscono all’unisono con queste parole: «Si può sapere che cosa crede di fare? Piombare qua dentro come un neandertaliano, impugnando un’arma per fare chissà che! Sessista! Specista! Come osa supporre che uomini [sic] e lupi non siano in grado di risolvere i propri problemi senza l’aiuto di un uomo?». Al che la nonna salta fuori dalla bocca del lupo e ammazza il taglialegna con la sua stessa accetta. «Dopo quell’ardua prova, Cappuccetto Rosso, la nonna e il lupo sentirono una certa comunanza di propositi. Decisero, pertanto, di costituire un gruppo famigliare alternativo basato sul reciproco rispetto e sulla cooperazione, e da allora vissero insieme, felici e contenti, nel bosco».

Sarò strano, ma quando ho letto delle violenze di massa subite dalle donne tedesche la notte di Capodanno a Colonia, e dell’atteggiamento della stampa nei confronti di questi e di innumerevoli altri episodi simili (clicca qui), a me è venuta in mente la fiaba di Cappuccetto Rosso e la sua versione politicamente corretta. Le fiabe, si sa, aiutano i bambini a dare ordine al mondo. Senza dilungarci troppo, il ruolo che le fiabe affidano agli uomini è quello del cacciatore: uccidere (ed essere uccisi) per proteggere donne e bambini. Un ruolo che porta con sé un carico di sofferenza, di fatica e solitudine; ma è il compito degli uomini, il sacrificio che essi hanno da sempre compiuto – in silenzio, senza troppo lamentarsi – per il bene delle persone loro affidate.

Nel nuovo mondo politicamente corretto il cacciatore è un neanderthaliano, sessista, specista, brutto, sporco e cattivo. È stato quindi rieducato alla non violenza, alla tolleranza, all’accoglienza; è stato lavato, depilato, profumato; al posto del fucile ora porta un fiore, al posto degli stivalacci infangati indossa sandali fatti con materiale riciclato. Non uccide più il lupo, è diventato vegetariano, anzi: vegano. Non solo: in un mondo politicamente corretto, basato sul rispetto reciproco e sulla cooperazione, è un personaggio inutile, senza ruolo, senza un compito; senza identità.

Cosa sarà, dunque, di Cappuccetto Rosso e della nonna, quando il lupo si toglierà il manto da pecora? Chi le difenderà, se chi è preposto a questo compito è imbelle? Chi si opporrà alla violenza, se l’unico antidoto alla violenza – la forza – è stato bandito? Tanti auguri, Cappuccetto Rosso, anzi: in bocca al lupo…

© La Nuova BQ (11-01-2016)

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