Esce il film sulla storia miracolosa dei minatori cileni

Tra breve arriverà nelle sale cinematografiche il film The 33, che narra la vicenda dei trentatré minatori cileni rimasti intrappolati sottoterra cinque anni fa e salvati in extremis in diretta mondiale. La loro odissea, trasmessa in tempo reale, commosse il pianeta e papa Ratzinger, che inviò una sua benedizione speciale.

di Rino Cammilleri

Tra breve arriverà nelle sale cinematografiche il film The 33, che narra la vicenda dei trentatré minatori cileni rimasti intrappolati sottoterra cinque anni fa e salvati in extremis in diretta mondiale. La loro odissea, trasmessa in tempo reale, commosse il pianeta e papa Ratzinger, che inviò una sua benedizione speciale. Il film, della pluripremiata regista messicana Patricia Riggen, conta su un cast stellare: Antonio Banderas, Juliette Binoche, Lou Diamond Phillips, Josh Brolin, Gabriel Byrne. Ma come mai si è mossa Hollywood per una storia toccante, sì, ma tutto sommato uguale a tante altre?

Non è il primo dramma minerario della storia, né sarà l’ultimo, almeno finché i robot non saranno in grado di sostituire l’uomo anche nel cuore della terra. Il fatto è che questa storia è davvero speciale, sia per l’happy end, sia per il suo svolgersi, che ebbe realmente del miracoloso. L’ha raccontata per l’agenzia Aleteia.org la scrittrice americana Patty Maguire Armstrong, la quale è andata a intervistare colui che tale miracolo rese possibile. Riassumiamo intanto la vicenda. Nell’agosto del 2010 un gigantesco cedimento sotterraneo intrappola a diverse centinaia di metri di profondità trentatré lavoratori nella miniera cilena di oro e rame di San José. Si attiva la macchina dei soccorsi ma ci si accorge subito che quelli non hanno speranza.

Le mappe della miniera sono imprecise, non si sa esattamente dove sono i minatori. Hanno, sì, un rifugio di sicurezza per le emergenze ma questo è dotato di viveri per soli tre giorni. Non si sa nemmeno se siano riusciti a raggiungerlo. La roccia da perforare è durissima e solo poche ditte al mondo hanno l’attrezzatura adatta. Di una di queste è titolare il texano Greg Hall, che viene contattato dal governo cileno. Quello arriva, ispeziona, capisce la gravità della situazione. I trentatré disgraziati possono essere bloccati da qualche parte tra i 400 e gli 800 metri in basso, e a 800 metri le trivelle non arrivano. Anticipiamo subito che il primo a parlare di miracolo è stato proprio Greg Hall, titolare della Drillers Supply International, perché, visto il successo cileno, la sua ditta è stata chiamata altre quattro volte, qua e là nel mondo, a ripetere l’exploît, ma ha sempre fallito. Tranne che in Cile.

Riprendiamo il nostro racconto. Trivellando quasi alla cieca, finalmente si incontra il vuoto. A 650 metri sotto. Il rifugio. I minatori sono riusciti a raggiungerlo. Sì, ma sono lì da diciassette giorni, a quaranta gradi di temperatura. Razionando allo spasimo il cibo, sono tuttavia ancora vivi. Battono sulla trivella, si fanno sentire. Dal buco può calare cibo e acqua. Ma non c’è mezzo di tirare fuori loro. Passano i giorni, Greg Hall forse è il solo a sapere come stanno davvero le cose. Ma Greg Hall è un diacono della comunità cattolica di Cypress, vicino a Houston. E pure i minatori sono cattolici. Nel buco vengono calati trentatré rosari inviati personalmente dal Papa e da quel momento la preghiera scandisce il tempo e l’incessante lavoro di salvataggio.

Greg Hall fa venire le attrezzature provviste della tecnologia più avanzata disponibile, ma anche così è un’impresa disperata, perché tale tecnologia prevede l’immissione di liquidi e questi farebbero annegare i minatori. Niente, bisogna farne a meno. Hall continua a trivellare con cocciutaggine e riesce ad arrivare a soli trenta metri dagli uomini intrappolati. Ma a questo punto le macchine si bloccano, non ce la fanno più. Hall, anziché buttare la spugna, si rivolge a quel Cristo Redentore che dà il nome alla parrocchia in cui è diacono. Gli dice, in sostanza, questo: io sono arrivato fin qui e di più non posso, adesso tocca a Te.

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E, proprio quando ha finito di pregare, ecco che la trivella, d’incanto, si riattiva. Non si fermerà più e, dopo quasi settanta giorni di angoscia, i trentatré rivedranno la luce. Uno ad uno. Ci vogliono due giorni per tirarli fuori tutti. L’ultimo è il loro capo, la cui testa emerge dal buco il 13 ottobre 2010. I cattolici Greg Hall e Patty Maguire Armstrong notano che il 13 ottobre è l’anniversario dell’ultima apparizione della Madonna a Fatima. Ogni minatore salvato ha al collo il rosario del Papa, i cui grani avevano punteggiato l’interminabile attesa sottoterra.

© La Nuova BQ (30-12-2015)

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