Si è incarnato per liberarci

Quello del Natale è un mistero che ha diversi motivi che corrispondono ai diversi aspetti della Salvezza: liberazione dal peccato, rivelazione del volto del Padre, Dio come modello di vita, compimento della natura umana. Ma tutto è racchiuso in unico perché: l’amore misericordioso che è Dio stesso. Gesù è Salvatore perché ci libera dalla condizione di peccato. Una meditazione sul Natale tratta dall’ultimo numero del mensile Il Timone.

di P. Giorgio Carbone OP (20-12-2015)

Tutte le domeniche recitiamo il Credo e quindi diciamo forse un po’ distrattamente: «Credo in un solo Signore, Gesù Cristo […] Per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo e per opera dello Spirito Santo si è incarnato nel seno della Vergine Maria e si è fatto uomo».

Siamo così avvisati che il Verbo eterno, che è un solo Dio con il Padre e lo Spirito, diventa uno di noi e questo fatto è tutto a nostro vantaggio. Infatti è detto: «Per noi uomini e per la nostra salvezza». Il Credo è una estrema sintesi del contenuto della nostra fede. Se vogliamo approfondirlo dobbiamo bussare alla rivelazione. Questa ci presenta diversi motivi dell’Incarnazione e del Natale, che sono anche i diversi aspetti della Salvezza.

1. Ci libera dalla condizione di peccato

La Prima Lettera di Giovanni esprime ripetutamente questa verità: «Egli è apparso per togliere i peccati» (3,5); «Dio ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati (4,10); il Padre ha mandato il suo Figlio come salvatore del mondo» (4,14). La Lettera agli Ebrei è altrettanto esplicita: «Una volta sola, nella pienezza dei tempi, Cristo è apparso per annullare il peccato mediante il sacrificio di se stesso […] Entrando nel mondo Cristo dice: Tu non hai voluto né sacrificio né offerta, un corpo invece mi hai preparato. Non hai gradito né olocausti né sacrifici per il peccato. Allora ho detto: Ecco io vengo per fare, o Dio, la tua volontà» (9,26; 10,5-7). Avremo notato che alcune volte peccato è al singolare, altre volte è al plurale. Questo sta a indicare che la liberazione operata dal Verbo incarnato riguarda sia il peccato inteso come condizione comune a tutti gli uomini, sia i molteplici peccati che sono colpe personali. Il primo è quello che abitualmente è detto peccato originale: non è una colpa personale, ma è la condizione nella quale ci troviamo ad essere senza colpa nostra, veniamo all’esistenza in uno status di estraneità rispetto a Gesù Cristo. I secondi sono gli atti o le omissioni disordinate, cattive, di cui siamo responsabili personalmente. Cristo opera una liberazione totale: ci rende creature nuove.

2. Ci rivela il volto del Padre, che è amore misericordioso

«Dio nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato» (Gv 1,18). Il Verbo incarnato manifesta e compie l’amore senza limiti del Padre: «In questo si è manifestato l’amore di Dio per noi: Dio ha mandato il suo unigenito Figlio nel mondo perché noi avessimo la vita per lui» (1 Gv 4,9). «Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna» (Gv 3,16). Il Verbo incarnandosi non ci rivela soltanto che Dio è amore misericordioso, ma ci introduce nella comunione di amore esistente tra Padre, Verbo e Spirito. Più volte Gesù dice ai suoi: «Dal momento che il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore» (Gv 15,9). Quindi lo stesso amore che il Padre ha in eterno per il Verbo è comunicato nella storia a noi mediante la nostra umanità che il Verbo unisce a sé nell’incarnazione.

3. Dio stesso diventa nostro modello di vita

«Con l’incarnazione Dio stesso si è fatto nostro modello» così nota Tommaso d’Aquino ne La Somma Teologica (III, q. 1, a. 2). Gesù stesso dice apertamente ai suoi discepoli: «Imparate da me che sono mite e umile di cuore (Mt 11,29); Vi ho dato un esempio, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi» (Gv 13,15). Si tratta evidentemente non di ripetere materialmente gli stessi gesti – l’ultima citazione è relativa alla lavanda dei piedi dell’ultima cena – ma di vivere la sostanza del suo amore che si fa offerta alla volontà del Padre e alla nostra salvezza perché «Nessuno ha un amore più grande di questo dare la vita per i propri amici» (Gv 15,13).

4. Ci divinizza

«A quanti lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio» (Gv 1,12). L’apostolo Pietro dice anche che in ragione della fede, della carità e degli altri doni di Cristo siamo diventati «partecipi della natura divina» (2 Pt 1,4). Sant’Atanasio lapidariamente dice: «Il Figlio di Dio si è fatto uomo per farci Dio» (Sull’incarnazione 54,3). E san Tommaso d’Aquino avverte: «La nostra natura umana è stata nobilitata e esaltata dall’unione con Dio perché è unita alla persona divina del Verbo. Quindi l’uomo ricordando la nobilitazione della sua natura deve guardarsi dall’avvilire sé con il peccato» (Commento al Credo).

Questi che abbiamo illustrare brevemente sono solo alcuni dei vantaggi che derivano dall’incarnazione e come nota sempre san Tommaso «Ce ne sono moltissimi altri che sono al di sopra della comprensione umana» (Somma Teologica III, q. 1, a. 2). Sono dei vantaggi, cioè degli effetti dell’incarnazione e della nascita di Gesù a nostro beneficio.

L’unico perché

Ma l’unico perché della sua incarnazione e della sua nascita è l’amore misericordioso che è Dio stesso. Dio è sovrano in senso totale. Dio non agisce in vista di un fine diverso da sé, altrimenti sarebbe imperfetto. Quindi l’unico perché è il «disegno eterno che [Dio Padre] ha attuato in Cristo nostro Signore» (Ef 3,11); «Egli [Dio] ci ha salvati e ci ha chiamati con una vocazione santa, non già in base alle nostre opere, ma secondo il suo disegno e la sua grazia. Questa ci è stata data in Cristo Gesù fin dall’eternità, ma è stata rivelata ora, con la manifestazione del salvatore nostro Cristo Gesù» (2 Tm 1,9). Oppure nella professione di fede battesimale di 1 Cor 8,6 è detto: «C’è un solo Dio, il Padre, dal quale tutto proviene e noi siamo in vista di lui, e un solo Signore, Gesù Cristo, per mezzo del quale esistono tutte le cose e noi esistiamo grazie a lui». E questo disegno eterno è attuato in Cristo (Ef 3,11), ha Cristo come principio, come fine e come mediatore. Tali caratteristiche del disegno e la centralità di Cristo si evincono da alcune lettere paoline, nelle quali l’ottica di san Paolo è sempre storica: egli pensa a Gesù crocifisso e risorto, che egli ha incontrato sulla via di Damasco e che ha cambiato la sua esistenza. «Tutte le cose sono state create per mezzo di Cristo e in vista di Cristo. Egli è prima di tutte le cose e tutte in lui sussistono. […] Egli è il principio. […] È piaciuto a Dio che abiti in lui tutta la pienezza» (Col 1,16-19).

FONTE: lanuovabq.it

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