La leggenda nera del “Montini Rosso”

Un saggio del 2008 della storica Eliana Versace sfata il mito dell’arcivescovo di Milano propenso all’apertura a sinistra.

S’intitola Montini e l’apertura a sinistra. Il falso mito del “vescovo progressista” (Guerini) ed è opera di Eliana Versace, giovane docente dell’Università Cattolica. Il libro è diventato un caso editoriale, soprattutto tra gli storici, poiché smentisce, alla luce di una documentazione ricca e inedita, molti luoghi comuni attribuiti a Paolo VI, soprattutto al tempo in cui era arcivescovo di Milano.

montinirosso (5)«La pubblicistica ha sempre tramandato la tradizione di un Montini favorevole all’apertura della DC ai socialisti. Una tradizione acquisita anche dalla storiografia, che però viene completamente smentita dai documenti», spiega la professoressa Versace. «L’arcivescovo di Milano non solo non voleva l’apertura al Partito socialista ma era fermamente contrario. Per lui cattolicesimo e marxismo erano inconciliabili e a quel tempo Psi e Psi erano dichiaratamente marxisti. Ma anche se fosse caduta questa preclusione dottrinale, sarebbe stato lo stesso impossibile allearsi con il partito di Nenni, poiché il Psi offendeva la morale cristiana con la sua politica anticlericale favorevole al divorzio».

La sua visione muta nel momento in cui viene eletto pontefice?

«Alla luce dei suoi discorsi ufficiali no. Da Papa, alla vigilia delle elezioni del ‘76, sostiene che il cattolico deve esercitare col voto la sua fedeltà a princìpi e valori irrinunciabili».

Perché Paolo VI viene definito “il papa borghese”?

«Innanzitutto per la sua estrazione sociale. Come è noto, proveniva dall’alta borghesia bresciana. Ma anche perché Paolo VI è un Papa molto attento alla modernità. Papa Montini vuole conoscere il mondo moderno e parlare all’uomo moderno con lo stesso linguaggio, ma per trasmettere i valori eterni del Vangelo. La modernità è solo uno strumento del suo apostolato. Invece è stato erroneamente interpretato come un papa progressista».

img083Paolo VI rimarrà nella storia anche come l’amico di Moro e della “lettera agli uomini delle Brigate Rosse”.

«Il rapporto di amicizia tra Montini e Moro è stato probabilmente troppo enfatizzato. Alla luce della documentazione storica, tra il Papa e lo statista c’era un rapporto di conoscenza e di stima, ma è difficile parlare di una particolare vicinanza. Negli anni dell’apertura a sinistra della Democrazia cristiana e della politica di solidarietà nazionale vi furono tra i due rapporti piuttosto freddi. Moro venne ricevuto in Vaticano pochissime volte. E Montini gli scrive molto formalmente per richiamarlo a una maggiore vigilanza sulla coerenza della DC. Questo non significa che non abbia vissuto con infinita sofferenza il calvario della sua prigionia e della sua morte e che non abbia fatto di tutto per strapparlo ai suoi carnefici».

F. ANF. — © Famiglia Cristiana n. 17/2008

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