Divorzio e Comunione, Giovanni Paolo II risponde a Spadaro

Papa Giovanni Paolo II, canonizzato nel 2014, sapeva che la natura umana, pur cambiando i tempi, è sempre la medesima perché la Parola di Dio permane in eterno.

di Francesco Agnoli (15-12-2015)

L’argomentazione con cui Bruno Forte, Antonio Spadaro (uno dei suggeritori della famosa relatio falsificata del 2014), Kasper ecc. adducono per introdurre cambiamenti nella dottrina della Chiesa si basa su due punti: non si vuole toccare la dottrina, affermano, ma solo modificare la pastorale; non si può ignorare che i tempi sono cambiati, e che per questo bisogna mutare anche gli atteggiamenti.

San Giovanni Paolo II
San Giovanni Paolo II

Nel 1979 Giovanni Paolo II ammoniva: chi crede che l’enciclica Humanae vitae non tenga «abbastanza conto delle difficoltà presenti nella vita concreta, non comprende la preoccupazione pastorale che fu all’origine di quel documento. Preoccupazione pastorale significa ricerca del vero bene dell’uomo, promozione dei valori impressi da Dio nella persona; significa cioè attuazione di quella regola di comprensione che mira alla scoperta sempre più chiara del disegno di Dio sull’amore umano, nella certezza che l’unico vero bene della persona umana consiste nell’attuazione di questo disegno divino».

Si noti l’aggettivo usato dal papa accanto alla parola preoccupazione: pastorale.

Giovanni Paolo II non era un “dottrinario”: conosceva la vita della famiglia molto da vicino, ed aveva al suo fianco persone umanamente e scientificamente preparate come Wanda Poltawska. Sapeva che la natura umana, pur cambiando i tempi, è sempre la medesima; e che la parola di Dio permane in eterno (“I cieli e la terra passeranno, le mie parole no”).

In un’altra catechesi, il papa rispondeva così alle domande formulate da Kasper in apertura del sinodo del 2014:

«Sappiamo quali domande concernenti il matrimonio e la famiglia siano state rivolte all’ultimo Concilio, al papa Paolo VI, e vengano continuamente formulate nel periodo post-conciliare, giorno per giorno, nelle più varie circostanze. Le rivolgono persone singole, coniugi, fidanzati, giovani, ma anche scrittori, pubblicisti, politici, economisti, demografi, insomma, la cultura e la civiltà contemporanea. Penso che fra le risposte che Cristo darebbe agli uomini dei nostri tempi e ai loro interrogativi spesso tanto impazienti, fondamentale sarebbe ancora quella da lui data ai farisei. Rispondendo a quegli interrogativi, Cristo si richiamerebbe anzitutto al “principio”. Lo farebbe forse in modo tanto più deciso ed essenziale, in quanto la situazione interiore e culturale dell’uomo d’oggi sembra allontanarsi da quel “principio” ed assumere forme e dimensioni che divergono dall’immagine biblica del “principio” in punti evidentemente sempre più distanti…».

(Giovanni Paolo II, L’amore umano nel piano di Dio, Lev, 2009, p. 15 e 16)

FONTE: libertaepersona.org

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