Le ipotesi di Messori e le “sette vite” di Maria

Tra le tantissime suggestioni del libro di Messori Ipotesi su Maria un tema mi ha intrigato: si tratta delle “vite” della Madonna scritte dai mistici. Anzi, dalle mistiche, dal momento che sono quasi tutte donne. Messori parte da un lavoro del mariologo Renée Laurentin, che ne mette in fila sette.

di Rino Cammilleri (14-12-2015)

Tra le tantissime suggestioni del libro di Messori Ipotesi su Maria un tema mi ha intrigato, tanto da riprenderlo nei miei Medjugorje. Il cammino del cuore e Le lacrime di Maria (sorta di seguito), entrambi Mondadori. Si tratta delle “vite” della Madonna scritte dai mistici. Anzi, dalle mistiche, dal momento che sono quasi tutte donne. Messori parte da un lavoro del mariologo Laurentin, che ne mette in fila sette. Per me è stato obbligatorio farvi riferimento perché, dovendo occuparmi di Medjugorje, sapevo che era (ed è ancora) in arrivo un’ottava “vita” scritta, anche questa da una donna, la bosniaca Vicka, la quale la pubblicherà quando – dice – la Gospa gliene darà il permesso.

Vittorio Messori
Vittorio Messori

Io, Messori e Laurentin ci incrociammo già una volta al tempo di Lourdes. Cronaca di un mistero (Mondadori), scritto dal mariologo, prefato da Messori e tradotto da me. Aneddoto: la traduzione mi procurò una lavata di capo da parte del prefatore perché, non avvezzo alla prosa pirotecnica dell’abbé francese, avevo preso un paio di abbagli. Ma veniamo al dunque.

Negli Anni di Piombo, ai giovani che – come carbonari, dato il clima – si convertivano al Vangelo, non era raro il caso che venisse messa in mano l’opera omnia di Maria Valtorta, partendo dai dieci volumi (di gran formato) del Poema dell’Uomo-Dio. Accadde anche a me e, da buon neofita, li divorai. Solo in seguito, divenuto uno scafato apologeta, mi sorse qualche dubbio di dettaglio. Per esempio: l’archeologia ci dice che Gesù portò sulle spalle (forse su una sola, a sentire la Sindone) non la croce intera ma solo la traversa, essendo il palo verticale già infisso nel terreno del Golgota. Invece la Valtorta “vide” diversamente; anzi, la croce di Gesù era pure più grande di quelle dei ladroni. Boh.

Il lavoro di Laurentin su queste “vite” non a caso reca come sottotitolo Cosa dobbiamo pensarne? Ecco l’elenco affrontato dal mariologo: la prima è La mistica ciudad de Dios, di suor María de Agreda (1602-1665), la concezionista spagnola famosa per le bilocazioni con cui, senza muoversi da Madrid, evangelizzava gli indiani del Nordamerica (che la chiamavano la Dama Azzurra). La seconda è Anna Katharina Emmerich (1774-1824), dalle cui visioni uscì La dolorosa passione di N.S.G.C. (ne prese spunto Mel Gibson). La terza è Maria Valtorta (1897-1961), di cui abbiamo detto. Poi c’è un’altra spagnola che ha voluto restare anonima e che è morta negli ultimi anni del XX secolo; la chiamano Consuelo ed era una laica come la Valtorta. Laica era anche Theresa Neumann (1898-1962), anche lei, come la Valtorta e la Emmerich, inchiodata a letto. Ancora vivente è la terza spagnola, Luz Amparo Cuevas, nata nel 1931 e protagonista delle apparizioni mariane dell’Escorial presso Madrid. Vivente è del pari tal Rosa (pseudonimo), italiana sposata a un francese e abitante in Bretagna.

René Laurentin
René Laurentin

L’ultimo è un maschio, un funzionario delle poste di Roma morto nel 1973; si sa solo che si chiamava Domenico. Tutti costoro hanno “visto” il Vangelo, ma in modo diverso. C’è chi ha visto come in un film e chi ha sentito un’ispirazione interiore, c’è chi ha ricevuto una specie di dettato superno e chi ha “visto” o “sentito” solo frammenti. C’è chi ha scritto su tutto, a cominciare dalla nascita di Maria fino alla Resurrezione di Cristo. La Agreda prima scrisse, poi bruciò tutto su istigazione del confessore; poi, dieci anni dopo, su input di un altro confessore riscrisse tutto, ma a memoria. La Emmerick, che si esprimeva solo in dialetto, esponeva le sue visioni al poeta Brentano, del quale non sappiamo quanto ci abbia messo di suo. E così via. Così, queste “vite” presentano impressionanti convergenze, ma anche dissonanze.

Che pensarne? Innanzitutto che sono rivelazioni private, utili alla meditazione ma che nulla aggiungono a quel che bisogna credere. Le divergenze di dettaglio possono essere semplicemente un adattamento della visione alle capacità di chi stava vedendo. Per il resto, fa notare Messori che anche le immagini sacre sono diverse l’una dall’altra pur raffigurando lo stesso soggetto: ognuno sceglie di pregare davanti a quella che più lo ispira. E poi, non dice forse l’Evangelista che Gesù fece molte altre cose non narrate dal Vangelo?

FONTE: lanuovabq.it

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