«Per rialzarci dobbiamo stare in ginocchio a pregare». La lezione del cardinale Sarah

Cronaca di un incontro romano dove il cardinale ha presentato il suo libro Dio o niente e affrontato le problematiche legate al terrorismo e al Sinodo sulla famiglia.

di Benedetta Frigerio

«Dio o niente è solo un libro per proteggere l’uomo creato ad immagine e somiglianza di Dio. Dio o niente è solo un libro scritto per aiutare l’uomo a tornare a Dio. Dio o niente è un libro scritto per fermare le guerre. Dio o niente è stato scritto pregando». Martedì sera 24 novembre il cardinale Robert Sarah, prefetto della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti, invitato a parlare nella chiesa di Santa Maria in Vallicella di Roma, ha affrontato il tema della crisi economica, antropologica, ecclesiale e del terrorismo islamico, presentando il suo volume pubblicato nel luglio 2015 e già tradotto in 12 lingue.

LE CHIESE COME TOMBE. Dopo aver pregato sulla tomba di San Filippo Neri a cui ha affidato il suo scritto, Sarah ha preso la parola, ribadendo con forza che l’unica via di uscita dalle innumerevoli crisi è quella di dimenticare le logiche e il consenso umano per rivolgersi a Dio. Il cardinale è partito descrivendo la crisi di fede all’interno della stessa Chiesa cattolica, in cui sembra non esserci più «strada morale e dottrinale certa». Il male dei mali, da cui tutti gli altri discendono, è «l’eclissi di Dio», per cui «l’uomo di oggi senza distinzione di cultura e continente si orienta solo al possesso dei beni materiali». Ecco perché siamo agli albori di una “terza guerra mondiale”, cominciata con «la scusa di esportare la democrazia occidentale, creando caos soprattutto in Medio Oriente». Ma quel che favorisce maggiormente il fondamentalismo islamico e le guerre è il fatto che «in Occidente Dio è morto e siamo noi ad averlo ucciso, noi siamo i suoi assassini. Le nostre chiese sono le tombe di Dio che molti fedeli non frequentano più per evitare di sentire la putrefazione di Dio. E così l’uomo non sa più da che parte va». Dio sarebbe stato sostituito da molteplici dei, «la tecnologia, il piacere senza limiti, la libertà», tutte cose che «rispetto a Dio sono nulla». Ma i cristiani hanno smesso di cercarlo e così, «senza lode, preghiera e adorazione, ci sono solo guerre, delusioni e smarrimento, odio, litigi e lacerazioni».

IL RAPPORTO CON L’ISLAM. Secondo il cardinale a radicalizzare la lotta fra islam e cristianesimo è la mancanza di fede, dove il tradimento dei valori cristiani «esaspera sicuramente i musulmani». Ricordando gli omicidi di Saddam Hussein, Bin Laden, Gheddafi, i cui cadaveri sono stati gettati nel mare o nel deserto e profanati, ha sottolineato che questi atti «non hanno nulla a che vedere con il cristianesimo». Dall’altra parte, «in Sudan il valore di un cristiano è pari a quello di un legno da bruciare, perché l’islam ci considera infedeli». Per il cardinale, dal punto di vista «teologico e della fede, non è possibile dialogare, perché i musulmani non credono in Gesù Eucarestia e nella Trinità». Ma «un dialogo umano è possibile», partendo dall’umanità comune, «da ciò che ci unisce come i valori della famiglia e della vita». Anche se ora il dialogo è «minacciato dalle tensioni». Qual è allora la via? La stessa che secondo Sarah risolverebbe tutti gli altri problemi elencati: «La preghiera, perché solo migliorando il mio rapporto con Dio, lui migliora quello fra gli uomini, senza questo avremo sempre guerre, odio e lacerazioni. Dobbiamo dare tempo a Dio».

SINODO E FAMIGLIA. Sarah ha affrontato anche tematiche di cui si è largamente discusso durante l’ultimo sinodo della famiglia. «La Chiesa – ha spiegato – si trova in una situazione sconcertante. Alcuni prelati, soprattutto nelle nazioni ricche, sono disposti benedire e accogliere queste unioni che chiamano matrimonio». Ma questo non ha nulla a che vedere con la misericordia di Cristo, dato che «la fede è un’obbedienza a una persona che viene verso di me, esprimendo il suo amore e la sua volontà di salvarmi, ma soprattutto a chiedermi di vivere la sua vita. Perché io sono fatto per vivere con Dio e diventare come Lui». Senza lo sguardo di Dio si cade nella tentazione di modellare le cose secondo un punto di vista umano, «di modellare la famiglia», come hanno fatto «gli stessi padri sinodali, per cui nella relazione finale del sinodo restano delle ambiguità». Sarah ha fatto notare la citazione parziale della Familiaris Consortio stravolta nel suo suo senso, dove l’unica «speranza è che il Santo Padre, che questa estate ha fatto catechesi sulla famiglia perfetta, dica una parola chiara», in linea con «il magistero precedente».

FEDE E CORAGGIO. Alla domanda su come combattere quella definita come «un’apostasia silenziosa» della Chiesa, Sarah ha ricordato che «l’uomo diventa grande solo quando si inginocchia a pregare» e che la preghiera dà anche il coraggio necessario oggi: «Pietro aveva un comportamento ambiguo con i pagani e Paolo lo rimprovera (…). Non preoccuparti di piacere agli uomini, perché ciascuno di noi deve rispondere a Dio. Dobbiamo avere il coraggio della fede e della verità, perché tanti sono morti per questo (…) Dovete avere il coraggio di seguire Cristo e di portare la croce ogni giorno. Il vangelo è una realtà esigente e difficile» ma solo «questa salva gli uomini». Incoraggiando i laici e religiosi, Sarah ha concluso: «Dobbiamo manifestare la nostra fede con coraggio anche a costo della vita (…) “abbiamo bisogno di testimoni”, dicono tutti. Ma i testimoni hanno bisogno di morire».

© TEMPI (25-11-2015)

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