«I miei genitori hanno scelto la fedeltà a Cristo»

Padre Peter Stravinskas Jr. racconta: «Per poter ricevere la Comunione, mio padre e mia madre, sposati solo civilmente, hanno vissuto per 25 anni come “fratello e sorella”».

Traduzione di CRISTIANESIMO CATTOLICO

di Pete Baklinski

PINE BEACH, New Jersey — Mentre un movimento di cardinali e vescovi hanno esplicitamente suggerito che è “irrealistico” per le coppie in situazioni irregolari astenersi dal sesso, perché richiede un «eroismo – ha detto Walter Kasper – che non è per il cristiano medio», vivere “come fratello e sorella” è ciò che esattamente hanno deciso di fare Peter Sr. e Anne Stravinskas per allineare le loro vite secondo la volontà di Dio ed essere in grado di ricevere Gesù nella Santa Comunione.

Padre Peter Stravinskas con i suoi genitori, Peter Sj. e Anne, il giorno della sua ordinazione sacerdotale.
Padre Peter Stravinskas Jr. con i suoi genitori, Peter Sr. e Anne, il giorno della sua ordinazione sacerdotale, avvenuta nel 1972.

L’unico figlio della coppia, padre Peter Stravinskas Jr., ha raccontato a LifeSiteNews, in un’intervista esclusiva, la storia della decisione dei suoi genitori. Padre Stravinskas, fondatore della Società Sacerdotale John Henry Newman, della Newman House Press e del Catholic Response, è un rispettato studioso, autore e apologeta.

Tutto è cominciato negli anni Quaranta del secolo scorso, quando il matrimonio cattolico di Peter Sr. è andato in pezzi: la moglie lo ha abbandonato.

Peter Sr. sapeva – avendo letto e approfondito le opere di G.K. Chesterton e del cardinale John Henry Newman – che contrarre un altro matrimonio civile lo avrebbe allontanato da Cristo e dalla sua Chiesa. Conosceva le parole di Cristo nel Vangelo di Luca: «Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio». Altresì conosceva il Sesto Comandamento: «Non commettere adulterio». Nonostante ciò, Peter Sr. decise di sposare civilmente Anne, una cattolica non praticante.

Anne e Peter Sr. ritratti in occasione del battesimo di Peter Jr.
Anne e Peter Sr. ritratti in occasione del battesimo del figlio Peter Jr.

Nel 1950 arrivò il loro figlio, Peter Jr., e decisero di iscriverlo in una scuola cattolica. È stato durante durante la seconda classe di preparazione per ricevere i sacramenti della Confessione e della Comunione del loro bambino, che accadde un fatto che cambiò la vita di Peter Sr. e Anne.

Padre Peter Jr. racconta: «Un giorno, tornando a casa da scuola, dissi: “Mamma, ti voglio tanto bene”. “Anch’io ti voglio bene”, mi rispose. “Mamma, quando morirò, voglio andare in paradiso!”. “Naturalmente andremo in paradiso”, disse lei. “Ecco, abbiamo un problema… Se io muoio e vado in paradiso, ma tu e papà non sarete là, che paradiso sarà per me?”. “E perché io e papà non saremo là?”. “Perché suor Rita Gertrude, oggi in classe, ha detto che le persone che non vanno alla Messa la domenica, quando muoiono, vanno all’inferno”».

Padre Peter Jr. dice che la madre finì subito la conversazione mandandolo a prendere il suo latte e i biscotti.

Quella sera stessa, più tardi, quando il padre tornò a casa dal lavoro, Peter Jr. fu mandato nella sua stanza perché i suoi genitori volevano discutere riguardo la conversazione precedente.

Ma Peter Jr. rimase ad origliare vicino alla porta e ricorda bene quel dialogo: «”Abbiamo un problema con il bambino”, disse la mamma. “Quale?”, domandò il papà. “Quella suora pazza della scuola sta creando problemi”, rispose la mamma. “Oggi ha detto a Peter Jr. che noi due andremo all’inferno perché non andiamo alla Messa di domenica”. “Beh, che cosa ti aspettavi che dicesse?”, osservò il papà. “Quando andrò domani a scuola per il volontariato – aggiunse la mamma – le dirò di farsi gli affari suoi e di stare fuori da casa nostra”. “Beh, si può fare”, replicò il papà. “Ma non credo che sia la cosa giusta da fare”».

Peter Jr., continuando ad ascoltare dietro la porta, ricorda che ci fu un breve momento di pausa prima che suo padre aggiunse: «Penso che ci sia una soluzione più semplice. Penso che dovremmo cominciare ad andare a Messa la domenica. Così la suora si convincerebbe che non vogliamo andare all’inferno».

La domenica successiva l’intera famiglia Stravinskas assistette alla Messa per la prima volta. Così cominciò a crescere in Anne il desiderio di ricevere la Santa Comunione, anche se sapeva bene che avere rapporti sessuali con un uomo che, per la Chiesa, era sposato con un’altra donna, non la rendeva degna di ricevere Gesù.

Prima Comunione di Peter Jr. nel maggio del 1958.
Prima Comunione di Peter Jr. nel maggio del 1958. Posano con lui il padre Peter Sr. e la madre Anne.

Padre Peter Jr. ricorda che una volta sua madre disse: «Non so perché vado a Messa se non posso ricevere la Santa Comunione».

Alla fine, la coppia decise di parlare di questa difficoltà col proprio parroco. Egli disse loro che una soluzione poteva essere presentare istanza alla Rota Romana per esaminare se la prima unione di Peter Sr. fosse stata contratta regolarmente. Se il matrimonio fosse stato dichiarato nullo, allora Peter Sr. e Anne sarebbe stati liberi di conformare il loro rapporto secondo le norme stabilite da Dio e seguite dalla Chiesa. Dunque entrambi avrebbero potuto riceve la Santa Comunione. Ma il parroco aggiunse che il processo di nullità non era solamente lungo, ma anche costoso.

Così quel fedele sacerdote propose alla coppia una soluzione più semplice. «Lui disse ai miei genitori», rivela Padre Peter Jr., «che la soluzione migliore per loro, per partecipare pienamente alla Fede cattolica, era rinunciare ai rapporti sessuali, cioè vivere “come fratello e sorella”».

«Da quel momento in poi», afferma Padre Peter Jr., «mio padre e mia madre lo hanno fatto».

È stato però duranti gli anni del liceo, discutendo con suo padre riguardo la dottrina cattolica sul matrimonio che il giovane Peter Jr. scoprì la verità sulla decisione dei suoi genitori: «Mio padre mi disse:

“Beh, sì, possono capitare situazioni irregolari. Ma, per essere fedeli a Cristo, tua madre ed io viviamo come fratello e sorella già da 10 anni”.

E così hanno vissuto anche per tutto il resto della loro unione». Peter Sr. è morto nel 1983, aveva 71 anni. Anne è vissuta fino al 2005, aveva 87 anni.

Il cavallo di Troia dei novatores

Padre Stravinskas ritiene che il concetto di “integrazione” introdotto nella relazione finale del sinodo sulla famiglia – recentemente conclusosi a Roma – è un “cavallo di Troia”, progettato per attaccare il cuore dell’insegnamento di Gesù sull’indissolubilità del matrimonio.

«Se è vero – ed è vero – che una persona rimane legata al legittimo coniuge, anche se il matrimonio fallisce, questo vuol dire che ogni attività sessuale con un’altra persona significa commettere un peccato di adulterio. Questo è ciò che Gesù dice nei vangeli», spiega il sacerdote.

Un recente ritratto di Padre Peter Stravinskas Jr.
Un recente ritratto di Padre Peter Stravinskas Jr.

Le persone in disaccordo con questo insegnamento hanno un grosso problema non tanto con la Chiesa, ma con Dio.

«Quando qualcuno mi dice che non può accettare l’insegnamento della Chiesa sull’indissolubilità del matrimonio, io rispondo: “Precisa la tua frase: ‘Io non posso accettare l’insegnamento sull’indissolubilità del matrimonio di Gesù Cristo, Seconda Persona della Santissima Trinità’.”».

«Quest’insegnamento sul divorzio e le secondo nozze – aggiunge Padre Peter – la Chiesa non ha il potere di cambiarlo. Viene da Dio stesso. La Chiesa prende la dottrina sull’indissolubilità del matrimonio così seriamente e fedelmente che fu proprio ciò la causa dello strappo, nel 1530, con Enrico VIII e con buona parte della comunità anglicana».

Padre Stravinskas spiega perché è gravemente sbagliato per i cattolici che hanno divorziato e si sono risposati civilmente presentarsi a ricevere la Santa Comunione: «È un peccato di sacrilegio che rende ancora più indegni di ricevere il più santo dei sette sacramenti. San Paolo è chiarissimo nella sua Lettera ai cristiani di Corinto. L’Apostolo dice che ognuno deve esaminare se stesso e, se non è in stato di grazia, non può, non deve, ricevere il Corpo e il Sangue di Cristo. Chi si comunica in stato di peccato, mangia e bene la propria condanna».

Il sacerdote ha anche parlato dell’abuso che alcuni padri sinodali hanno fatto del racconto di Emmaus del Vangelo di Luca, usato da essi per “accompagnare” le coppie irregolari a ricevere i sacramenti.

«Il primo vero “accompagnamento” è una delle sette opere di misericordia spirituale: ammonire i peccatori, avvisandoli della gravità del loro peccato. Se noi guardiamo come Gesù ha accompagnato i due discepoli di Emmaus, prima di tutto, li ha chiamati “stolti e tardi di cuore”. Egli ha accompagnato loro lungo la strada, aprendo loro le menti alla Sacra Scrittura e facendo ardere i loro cuori col fuoco della verità».

«Questo è il tipo di “accompagnamento” pastorale – aggiunge – che la Chiesa deve dare alle coppie in situazioni irregolari. E non solo ad esse, ma a tutte le persone che commettono ogni tipo di peccato».

Padre Peter dice che la testimonianza dei suoi genitori è la prova che anche in una situazione irregolare si può essere fedeli all’insegnamento di Gesù, seguendo il magistero della Chiesa.

«Quando cardinali come Kasper e Marx dicono che astenersi dagli atti sessuali è “irrealistico”, un “eroismo” che i laici non possono vivere, non è solo ridicolo e assurdo, ma è un attacco frontale alla “chiamata universale alla santità”, bellissima espressione del Vaticano II».

«È una posizione che disonora i miei genitori – continua – e quelle migliaia di altre coppie come loro che hanno deciso di affidare tutto a Dio, chiedendo l’aiuto della sua Grazia. La nostra fede ci insegna che il Signore da a tutti le grazie necessarie per evitare il peccato. E molte persone lo vivono».

Egli afferma che i sacerdoti debbono cominciare ad usare il proprio esempio di vita – una vita pienamente felice anche senza il sesso – per incoraggiare le persone ad essere fedeli al piano di Dio sul matrimonio e sulla sessualità umana, come insegna la Chiesa.

«Usando la loro testimonianza sul celibato, i preti possono dire ai giovani che è possibile aspettare fino al matrimonio. Essi non chiedono nulla che non stanno facendo essi stessi. Inoltre, si possono incoraggiare le persone con tendenze omosessuali a non praticare quegli atti. In più, si può dire a quelle coppie che, pur vivendo fedelmente il magistero della Chiesa sulla contraccezione, hanno delle difficoltà con la continenza periodica, ed esse la Chiesa chiede l’astinenza per un certo periodo, mentre al prete viene chiesto di astenersi per tutta la vita».

«Ci saranno sempre ogni tipo di situazioni in cui la gente dirà che non può, non riesce a vivere l’intera vita, neppure un breve periodo, senza avere rapporti sessuali. Allora dobbiamo essere in grado di dare loro un esempio, anche se non è solo a livello naturale, che questo è possibile».

«Come San Paolo una volta ha detto: “Tutto posso in Colui che mi da la forza”», conclude Padre Peter Stravinskas Jr.

© LIFESITENEWS (09-11-2015)

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Un pensiero riguardo “«I miei genitori hanno scelto la fedeltà a Cristo»

  1. Dati i tempi che corrono sono daccordo con questa coppia. la trovo veramente eroica.
    Io sono un divorziato risposato che, al contrario di questo signore che è stato lasciato, io ho lasciato, quindi piu’ colpevole. Questo è successo piu’ di trenta anni fa. Nei nove anni di convivenza non avevamo figli perchè non voluti, c’era un accordo prematrimoniale con la mia futura moglie che avremmo divorziato se non fossimo andati daccordo. Di fatto c’erano tutte le premesse per una nullità matrimoniale. Infatti a metà degli anni ’90 a seguito del mio riavvicinamento con la S.Messa domenicale e quindi alla Chiesa, ho deciso di chiedere la nullità.
    In prima istanza mi è stata accordata, in seconda, a Firenze, negata per mancanza di testimoni.
    Mi era stato consigliato dal mio avvocato di costruirmeli, ma ho rifiutato perchè è rischioso mentire a Dio. Al tempo del rifiuto chiesi al monaco del tribunale che in coscienza mi sentivo di aver fatto un matrimonio nullo. Al che lui mi rispose che la coscienza “può essere erronea” e purtroppo “dura lex sed lex”. Tutto il contrario di quello che dice oggi Bergoglio a Scalfari (suo padre spirituale…) che la coscienza è la fonte del bene e del male per cui un non credente deve ascoltare la propria, giustificando cosi le malefatte di tutti gli anticristi del mondo, (Hitler, Stalin ecc.) che a modo loro, hanno ascoltato la loro.
    Anche se non ho vissuto come fratello e sorella però non sono mai andato a fare la Comunione, come ordinava Santa Madre Chiesa ed oramai sono circa venticinque anni che vado a Messa la domenica e qualche volta anche nei giorni feriali, dovendo purtroppo fare a meno del Sacramento. Aggiungo che dal giorno della mia conversione recito ogni giorno il Rosario. E poi la domenica non è che vado alla Messa normale quella che dura 30/40 minuti, no, vado alla Tridentina sobbarcandomi 150 km tra andata e ritorno.
    Siccome poi l’ambiente tradizional cattolico mette i puntini sulle “i”, non basta non fare la Comunione, bisogna vivere pure come fratello e sorella con la moglie attuale da cui ho avuto due figli uno di 28 e l’altro di 26, perchè altrimenti si è sempre in peccato mortale.
    Questo conflitto ora è diventato ancora piu’ acuto forse mi sono cullato troppo tempo pensando di essere a posto non facendo la Comunione. A questo punto poi si aggiunge che per vivere come fratello e sorella occorre l’accordo di tutti e due. Credo che se lo chiedessi a mia moglie lei rifiuterebbe, innanzitutto perchè è una non credente e poi è sempre piu’ insofferente a questo mio attaccamento alla Chiesa.
    Vorrei un vostro parere con una premessa: non penso che accoglierò l’opportunità di quanto offre Bergoglio sull’ormai noto “divorzio cattolico…” attuato con un Motu Proprio poco prima dell’ultimo Sinodo.
    Cordiali saluti franco

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