Ecco come, silenzioso, agisce il veleno cristianofobico

La vocazione cristiana è una continua chiamata al martirio. Altro che “dialogo”!

di Mauro Faverzani

L’odio cristianofobico, in Occidente, normalmente non fa rumore. Non si nutre di colpi di scena, di episodi eclatanti, di pugni sbattuti sul tavolo. Ma si insinua tra la gente, velenoso come un serpente e silente come un tumore, nelle pieghe di un discorso, tra le righe di un giornale, nella penombra della vita.

Così è nelle notizie di cui nessuno parla, che possiamo sorprendere il laicismo giacobino aggirarsi come leone ruggente. Lo dimostrano, ad esempio, due episodi apparentemente minori, avvenuti in Spagna.

E’ proprio nel silenzio generale che la giunta comunale di Palma di Maiorca, lo scorso 18 novembre, ha rimosso di peso l’imponente Crocifisso, che dal 1938 campeggiava al centro dell’ampio salone consiliare, al posto d’onore (nella foto). Spogliatolo del suo baldacchino in velluto, che prima fungeva da maestoso sfondo, è stato messo in un cantuccio, appena sopra le bandiere istituzionali, nello stesso angolo ove sino allo scorso anno si trovava il busto di re Filippo VI, a sua volta “sfrattato”. L’assessore alla Cultura, al Patrimonio, alla Memoria storica, politica e linguistica, Miquel Perelló, dall’alto della sua impegnativa funzione istituzionale, ha avuto la sfrontatezza di giustificare il gesto come un modo per «adattarsi ai tempi», un modo peraltro del tutto in linea – ha precisato – col pensiero dell’«amministrazione municipale» in carica. Ora, al posto di Cristo crocifisso, sono stati piazzati otto ritratti di concittadini ritenuti illustri. Al Sacro è stato chiesto di ceder il passo alla vanagloria umana.

Ma non è finita: a Berga, nei pressi di Barcellona, opera da tempo l’associazione Cejeb ovvero «Centro Studi Josep Ester Borras». In essa sono confluiti alcuni componenti della giunta comunale e molti membri del Cup, Candidatura d’Unitat Popular, una formazione di estrema sinistra. E già questo dovrebbe suonare come un campanello d’allarme. Che puntualmente si rivela tale. Il blog Germinans germinabit ha, infatti, dato notizia dell’ultima proposta sottoposta pubblicamente alla maggioranza comunale da tale organizzazione: stravolgere la toponomastica urbana. Non si sottovaluti la cosa: è stata pensata in modo tale da riuscire, poco a poco, a sradicare la cultura, le tradizioni e la fede di un popolo. Come? Semplicemente eliminando, cancellando, azzerando con un colpo di spugna a dir poco laicista tutti i nomi delle vie cittadine, che richiamino personaggi od eventi religiosi e militari, rimpiazzandoli coi nomi di «persone realmente degne», come ha dichiarato il Cejeb, dichiaratamente lanciatosi contro la «cultura promossa dalle istituzioni» di Berga, “bollata” come «conservatrice e reazionaria», come se questo fosse in sé una colpa, una sorta di peccato originale, un male congenito. Via, dunque, dalle strade i nomi di santi, sacerdoti, ufficiali, nobili e borghesi illustri, proponendo al loro posto i nomi di anarchici, anarcosindacalisti, socialisti e comunisti, anche in armi, dimostrando così un “pacifismo” decisamente a senso unico.

Trame sottili, certo, in entrambi i casi, strategie all’apparenza innocue, eppure radicali ed in grado di rivoluzionare, silenziosamente, la coscienza della gente. Giorno dopo giorno. Senza che nemmeno se ne renda conto.

© Corrispondenza Romana (19-11-2015)

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