Minimizzare il peccato nel nome della “misericordia” è disonesto

La verità è essenziale per il sacramento della Riconciliazione e quando questo è sinceramente ricevuto è veramente un “percorso di trasformazione e santità”.

Philadelphia, 18 novembre 2015 — “Ironicamente, una strategia pastorale che minimizza il peccato nel nome della misericordia non può essere misericordiosa, perché è disonesta.”

Lo ha scritto l’arcivescovo Charles Chaput, Philadelphia (USA), in un saggio pubblicato nel numero di dicembre 2015 della rivista First Things.

Contrario a facili proposte che ammettano i divorziati risposati all’Eucaristia il vescovo Chaput dice che occorre sottolineare come “la Grazia di Dio ha il potere di trasformarci”, di convertire. È questo il punto di partenza fondamentale per una “autentica misericordia”.

Tutte le persone possono accogliere questa azione liberante della misericordia divina. A questo proposito ha ricordato l’episodio evangelico dell’adultera. “Solo Gesù ci può liberare. Solo lui avrebbe potuto giustamente scagliare la prima pietra. Ma non l’ha fatto, dicendo, invece, «Neppure io ti condanno; va, e non peccare più»”.

Per questo la Chiesa “non può confermare gli uomini in modelli di comportamento che li separano da Dio e, nello stesso tempo, rimanere fedele alla propria missione.” La misericordia di Cristo, ha aggiunto, “non è un giudizio contro tutte le sentenze” e il danno del peccato “non può essere facilmente annullato.”

Quindi, non è possibile ammettere al sacramento dell’Eucaristia quelle coppie di divorziati risposati che, non essendo riconosciuta la nullità del precedente matrimonio sacramentale, non si convertono cercando di vivere “come fratello e sorella.”

A questo proposito, scrive Chaput, si deve ricordare che la verità è essenziale per il sacramento della Riconciliazione e quando questo è sinceramente ricevuto è veramente un “percorso di trasformazione e santità”.

“Un movimento sincero verso Dio comporta sempre un allontanamento dal peccato e l’errore.” Per questo la Chiesa deve sempre coniugare verità e misericordia. “Ciò che deriva da un insegnamento non veritiero sulla pratica dei sacramenti, non è una vita evangelica più zelante, ma la sua caduta.”

La richiesta di Papa Francesco di “accompagnare” le persone ferite mons. Chaput lo considera un “aspetto chiave della misericordia”, dettato dal fatto che “i legami del peccato sono duri da sciogliere e la Grazia di Dio spesso li snoda lentamente.” Dobbiamo “essere vicini” ed avere “pazienza” se “vogliamo fare la nostra parte verso le persone che amiamo e sollevarle alla pienezza del Vangelo”.

Fonte: sinodo2015.lanuovabq.it

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