Card. Burke: La relazione finale manca di chiarezza sull’indissolubilità del matrimonio

Il cardinale Raymond Leo Burke, patrono dei Cavalieri di Malta, ed ex Prefetto del Tribunale della Segnatura Apostolica, consegna al National Catholic Register alcuni sue considerazioni sulla relazione finale del Sinodo. Per i lettori dell’Osservatorio Sinodo 2015 della Nuova Bussola quotidiana proponiamo di seguito una nostra traduzione dell’intervento del cardinale.

di Raymond Leo card. Burke

L’intero documento richiede uno studio attento, per capire esattamente quale suggerimento si stia offrendo al Santo Padre, in accordo con la natura del Sinodo, “nella salvaguardia e nell’incremento della fede e dei costumi, nell’osservanza e nel consolidamento della disciplina ecclesiastica” (can. 342). La sezione intitolata “Discernimento e integrazione” (paragrafi 84-86), è comunque di immediata preoccupazione, a motivo della mancanza di chiarezza in una importante questione di fede: l’indissolubilità del vincolo matrimoniale, che la fede e la ragione insegnano a tutti gli uomini.

IMG_0644Prima di tutto, il termine “integrazione”, è un termine mondano, teologicamente ambiguo. Non vedo come possa essere “la chiave dell’accompagnamento pastorale di coloro che vivono in unioni matrimoniali irregolari”. La chiave interpretativa della loro cura pastorale dev’essere la comunione fondata sulla verità del matrimonio in Cristo, che dev’essere onorato e messo in pratica, anche se uno dei due coniugi è stato abbandonato attraverso il peccato dell’altro. La grazia del Sacramento del Matrimonio rafforza il coniuge abbandonato per vivere fedelmente il vincolo matrimoniale, continuando a cercare la salvezza del coniuge che ha abbandonato l’unione matrimoniale. Ho conosciuto dalla mia infanzia e continuo ad incontrare fedeli cattolici il cui matrimonio è stato in qualche modo interrotto, ma che, credendo nella grazia del Sacramento, continuano a vivere nella fedeltà al loro matrimonio. Essi guardano alla Chiesa per un accompagnamento che li aiuti a restare fedeli alla verità della Chiesa nella loro vita.

In secondo luogo, la citazione dal n. 84 di Familiaris Consortio è fuorviante. All’epoca del Sinodo dei Vescovi sulla famiglia del 1980, come nel corso della storia della Chiesa, ci sono sempre state pressioni per accettare il divorzio, a causa delle situazioni dolorose di coloro che vivono in situazioni irregolari, cioè di coloro la cui vita non è in accordo con la verità di Cristo sul matrimonio, verità che egli ha proclamato nei Vangeli (Mt 19, 3-12; Mc 10, 2-12). Mentre nel n. 84 il Papa San Giovanni Paolo II riconosce le differente situazioni di coloro che vivono in unioni irregolari e spinge i pastori e l’intera comunità ad aiutarli come veri fratelli e sorelle in Cristo in virtù del Battesimo, così conclude: “la Chiesa, tuttavia, ribadisce la sua prassi, fondata sulla Sacra Scrittura, di non ammettere alla comunione eucaristica i divorziati risposati”. Quindi spiega la ragione di questa prassi: “il loro stato e la loro condizione di vita contraddicono oggettivamente a quell’unione di amore tra Cristo e la Chiesa, significata e attuata dall’Eucaristia”. Il Papa fa notare correttamente che una prassi differente indurrebbe i fedeli “in errore e confusione circa la dottrina della Chiesa sull’indissolubilità del matrimonio”.

In terzo luogo, la citazione del Catechismo della Chiesa Cattolica (n. 1735) sull’imputabilità dev’essere interpretato nel senso della libertà che “rende l’uomo responsabile dei suoi atti, nella misura in cui sono volontari” (CCC, n. 1734). L’esclusione dai Sacramenti di coloro che vivono in situazioni irregolari non costituisce un giudizio circa la loro responsabilità per la rottura del vincolo matrimoniale, al quale sono legati. È piuttosto il riconoscimento oggettivo di questo legame. La Dichiarazione del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi del 24 giugno 2000, che pure viene citato, è in totale accordo con l’insegnamento e la prassi costanti della Chiesa a riguardo, citando il n. 84 di Familiaris Consortio. Questa Dichiarazione chiarifica la finalità del colloquio con un sacerdote in foro interno, che è, secondo le parole del Papa San Giovanni Paolo II, “una forma di vita non più in contraddizione con l’indissolubilità del matrimonio” (Familiaris Consortio, n. 84). La disciplina della Chiesa provvede ad una continua assistenza pastorale per coloro che vivono in unioni irregolari e che “per seri motivi – quali, ad esempio, l’educazione dei figli – non possono soddisfare l’obbligo della separazione” così che possano vivere in piena continenza, nella fedeltà alla verità di Cristo (Familiaris Consortio, n. 84).

Fonte: sinodo2015.lanuovabq.it

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