Il Sinodo finisce con un compromesso ma lascia l’impressione di una Chiesa divisa

Approvati tutti i 94 paragrafi della Relatio finale, i più controversi riguardano i tre sui divorziati risposati: il risultato della mediazione è che non si fa più cenno esplicito all’accesso all’Eucarestia, ma la parola chiave è “discernimento”, la valutazione caso per caso, con ampi poteri ai singoli vescovi. Spariscono dal testo l’argomento delle persone omosessuali e quello sul primato della coscienza.

di Lorenzo Bertocchi

Il lungo cammino sinodale sulla famiglia ha tagliato il traguardo. «Certamente – ha detto Papa Francesco nel suo discorso di chiusura dell’Assemblea – non significa aver concluso tutti i temi inerenti la famiglia, ma aver cercato di illuminarli con la luce del Vangelo, della tradizione e della storia bimillenaria della Chiesa, infondendo in essi la gioia della speranza senza cadere nella facile ripetizione di ciò che è indiscutibile o già detto».

Tutti i 94 paragrafi della relatio finale hanno ottenuto i due terzi dei voti, e gli unici che hanno raggiunto il risultato con fatica sono stati quelli riferiti alla questione dell’accompagnamento dei divorziati risposati. In particolare il paragrafo 85 ha raggiunto i due terzi per appena un voto, 178, contro i 177 necessari. Altri temi molto sensibili, come ad esempio l’omosessualità, sono di fatto spariti dal testo. Un’altra considerazione riguarda l’evidente differenza della Relatio finale rispetto al discusso Instrumentum laboris e, tanto più, alla famigerata Relatio post-disceptationem del sinodo 2014.

I DIVORZIATI RISPOSATI, NESSUN CENNO ALL’EUCARISTIA
I tre paragrafi sui divorziati risposati, 84, 85 e 86, riprendono in gran parte il lavoro del circolo Germanicus, in cui vi erano anche il cardinale Walter Kasper, i cardinali Muller e Schonborn, e che fin da subito era stato individuato come la via della possibile mediazione. L’interpretazione del testo l’ha fornita proprio il cardinale Schonborn nel consueto briefing con la stampa all’ora di pranzo: «Non abbiamo parlato in maniera diretta dell’accesso ai sacramenti», ma si è indicata la via del discernimento per l’integrazione nelle comunità cristiane di queste coppie.

Questo è un primo punto che va chiarito: nel testo, come ha sottolineato Schonborn, non c’è alcun riferimento all’eucaristia. Nel n° 85 si cita, come avevano fatto i padri tedeschi nel circolo, la prima parte dell’esortazione apostolica Familiaris consortio al paragrafo 84, laddove appunto si parlava di «ben discernere le situazioni». Poi si dice che «è compito dei presbiteri accompagnare le persone interessate sulla via del discernimento secondo l’insegnamento della Chiesa e gli orientamenti del Vescovo». Infine, al di là di questi «orientamenti del vescovo» che potrebbero dar luogo a realtà molto eterogenee, il numero 86 si esprime indicando che «questo discernimento non potrà mai prescindere dalle esigenze di verità e di carità del Vangelo proposte dalla Chiesa. Perché questo avvenga, vanno garantite le necessarie condizioni di umiltà, riservatezza, amore alla Chiesa e al suo insegnamento, nella ricerca sincera della volontà di Dio e nel desiderio di giungere ad una risposta più perfetta ad essa».

E’ abbastanza evidente che la scelta di non citare espressamente l’accesso al sacramento, e quindi le questioni poste dall’intero testo di Familiaris consortio al paragrafo 84, è il compromesso raggiunto per poter raccogliere un numero di voti sufficiente a raggiungere i due terzi. Nello specifico quindi bisognerà capire se il Papa vorrà esprimersi chiaramente sulla questione in un eventuale documento, quale ad esempio un’esortazione apostolica o altro. Comunque sono state gettate le basi per questo discernimento più attento nei confronti di realtà che «non devono sentirsi scomunicate».

PERSONE OMOSESSUALI, SOLO UN PARAGRAFO
Se ne parla solo al n°76 e solo in riferimento alla famiglie che vivono l’esperienza di avere al loro interno persone con tendenza omosessuale, per questo «la Chiesa ribadisce che ogni persona, indipendentemente dalla propria tendenza sessuale, vada rispettata nella sua dignità e accolta con rispetto, con la cura di evitare «ogni marchio di ingiusta discriminazione». Ma non c’è nessun tipo di accenno a qualche forma di riconoscimento delle coppie fra persone dello stesso sesso. «Circa i progetti di equiparazione al matrimonio delle unioni tra persone omosessuali – si legge nel testo – non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie, neppure remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia». Il Sinodo ritiene in ogni caso del tutto inaccettabile che le Chiese locali subiscano delle pressioni in questa materia e che gli organismi internazionali condizionino gli aiuti finanziari ai Paesi poveri all’introduzione di leggi che istituiscano il “matrimonio” fra persone dello stesso sesso».

PATERNITA’ E MATERNITA’ RESPONSABILE (HUMANAE VITAE)
Scompare ogni riferimento alla formulazione del problematico n° 137 dell’Instrumentum laboris, mentre al n° 63 della relatio si legge che «conformemente al carattere personale e umanamente completo dell’amore coniugale, la giusta strada per la pianificazione familiare è quella di un dialogo consensuale tra gli sposi, del rispetto dei tempi e della considerazione della dignità del partner. In questo senso l’Enciclica Humanae Vitae (cf. 10-14) e l’Esortazione Apostolica Familiaris Consortio (cf. 14; 28-35) devono essere riscoperte al fine di ridestare la disponibilità a procreare in contrasto con una mentalità spesso ostile alla vita. Occorre esortare ripetutamente le giovani coppie a donare la vita. In questo modo può crescere l’apertura alla vita nella famiglia, nella Chiesa e nella società».

RIFIUTO DELL’IDEOLOGIA GENDER
(N°8): Una sfida culturale odierna di grande rilievo emerge da quell’ideologia del “gender” che nega la differenza e la reciprocità naturale di uomo e donna. Essa prospetta una società senza differenze di sesso, e svuota la base antropologica della famiglia. Questa ideologia induce progetti educativi e orientamenti legislativi che promuovono un’identità personale e un’intimità affettiva radicalmente svincolate dalla diversità biologica fra maschio e femmina. L’identità umana viene consegnata ad un’opzione individualistica, anche mutevole nel tempo. (…)

E al n°58 c’è un passaggio rilevante sulla questione della educazione: «Nel cambiamento culturale in atto spesso vengono presentati modelli in contrasto con la visione cristiana della famiglia. La sessualità è spesso svincolata da un progetto di amore autentico. In alcuni Paesi vengono perfino imposti dall’autorità pubblica progetti formativi che presentano contenuti in contrasto con la visione umana e cristiana: rispetto ad essi «vanno affermati con decisione la libertà della Chiesa di insegnare la propria dottrina e il diritto all’obiezione di coscienza da parte degli educatori».

Al termine di questo lungo cammino sinodale, in cui non sono mancati colpi di scena, presunte macchinazioni, ermeneutiche cospirative ad ogni latitudine, i padri hanno ribadito con parole nuove l’insegnamento della Chiesa. Rispetto alle corse in avanti della Relatio intermedia del Sinodo 2014 la frenata è più che evidente. Chi si aspettava grandi novità si ritrova con la Chiesa Cattolica che dice di nuovo che il matrimonio tra un uomo e una donna, aperti alla vita, e che si promettono amore per sempre, sono il mattone su cui costruire il presente e il futuro di ogni società umana. In più ci ricorda che «il matrimonio cristiano non può ridursi ad una tradizione culturale o a una semplice convenzione giuridica: è una vera chiamata di Dio che esige attento discernimento, preghiera costante e maturazione adeguata».

Certamente non tutto è come prima, e tutti dobbiamo lasciarci arricchire dalla Spirito che opera nella Chiesa, tuttavia appare chiaro che c’è una certa frattura nella comunità e che, forse, il Sinodo non finisce qui.

© La Nuova BQ (25-10-2015)

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