Il card. Ouellet: la “Familiaris consortio” è la norma per costruire una pastorale.

Si chiude la seconda settimana di lavori.

Oggi, 16 ottobre, ultimo briefing della settimana, prima dell’ultimo passaggio dei lavori dedicati alla terza parte dell’Instrumentum laboris, quella che ha i contenuti più problematici per la discussione in corso. Nel frattempo il 17 ottobre è prevista la commemorazione della nascita del Sinodo nell’Aula Paolo VI, con relazione del cardinale Schonborn, e il pomeriggio ancora lavori nei circoli minori. Mentre domenica 18 ottobre sarà la volta della canonizzazione dei coniugi Luigi e Zelia Martin, santi sposi, genitori di S. Teresa di Lisiuex.

Per quanto riguarda la conclusione del sinodo ancora non è chiaro che tipo di documento finale sarà, e come verrà votato dai padri. Se qualcuno vocifera che ci sarà una relatio inusuale, tipo un documento abbastanza generico da votare in blocco, Monsignor Claudio Celli, presidente del Pontificio Consiglio per le comunicazioni sociali, ha dichiarato al portale Vatican Insider che “se tutto va avanti come si sta dicendo noi alla fine esamineremo un testo che verrà votato paragrafo per paragrafo e vedremo qui i padri come si orientano.”

493038260Comunque l’unica cosa certa è che l’ultima parola spetterà al Papa, forse con la consueta esortazione apostolica.

In sala stampa oggi si sono rendicontati 30 interventi dei padri sinodali e tre di coppie di uditori di giovedì, mentre venerdì mattina spazio ai 12 delegati fraterni e a tutti i rimanenti 27 interventi di uditori e uditrici.

Tra i vari temi negli interventi in aula ci si è soffermati nuovamente sul tema dei divorziati-risposati. Si sono delineate le possibilità aperte al Sinodo: o non fare nulla per mancanza di soluzione o scegliere la via penitenziale, che ha voci favorevoli e contrarie, o ancora rimanere fermi nella dottrina, “essere profeti nell’annuciazione del Vangelo e andare contro corrente”.

E poi una novità ha detto padre Bernd Hagenkord, collaboratore di P. Federico Lomabrdi: “È stato suggerito in questo campo lo stabilimento di una Commissione per studiare questo argomento dopo il Sinodo, per non prendere una decisione prematura. È stata suggerita anche una pastorale adatta ai tempi nostri e alle esigenze attuali, includendo anche un Diritto Canonico adatto”.

Marc OuelletA proposito del dibattuto tema della comunione ai divorziati-risposati, registriamo le seguenti dichiarazioni rilasciate dal cardinale canadese Marc Ouellet a Radio Vaticana.

«La posizione di Familiaris consortio è la dottrina tradizionale della Chiesa che è stata confermata da San Giovanni Paolo II e anche da Papa Benedetto. Quando ci riferiamo alla dottrina ci riferiamo a questo: questa è la norma che ci permette di costruire e di cercare una pastorale, cioè andare incontro alle persone che si trovano in queste situazioni e offrire loro una riconciliazione; se non sarà totalmente sacramentale, almeno si potranno ricostruire i legami con la comunità ecclesiale. Come il Papa ha ripetuto parecchie volte, non si deve ridurre tutto alla questione “dare o non dare la Comunione”. Questo è un modo sbagliato di presentare questa problematica».

A proposito della nota vicenda del bambino che ha spezzato l’Ostia divina per condividerla con il padre divorziato risposato, il cardinale sottolinea che “il gesto di quel bambino è bellissimo e ci fa toccare il dolore di non poter ricevere la Comunione. Ma non dobbiamo dimenticare che i genitori che sono lì continuano ad essere uniti alla comunità, ad ascoltare insieme la Parola, a offrire il Santo Sacrificio … cioè, c’è tutta una comunione ecclesiale reale che si vive anche da parte delle famiglie che si trovano in situazioni difficili.”

“Se la Chiesa non autorizza la Comunione”, conclude Ouellet, “non è perché pensa che questo peccato non possa mai essere perdonato. Dio perdona il peccato dei divorziati e risposati, lo perdona: su questo non c’è dubbio e la Chiesa lo proclama. Ma la Chiesa celebra e rispetta nel Sacramento dell’Eucaristia Cristo sposo nel suo dono alla Chiesa; allora, la Chiesa chiede ai suoi figli di partecipare a questo rispetto e quando c’è questa contraddizione (nella donazione matrimoniale; ndr) perché c’è un secondo partner, chiede l’astensione dalla Comunione: questa è espressione del rispetto della Chiesa per il suo Sposo divino. Non è che la persona non è mai perdonata o che non sia in comunione con Dio: al contrario. Il sacrificio che deve fare di non ricevere la Comunione e di trovarsi in qualche modo a disagio è anche un modo di essere unito a Cristo crocifisso …(Lo.Be.)

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