Lettera aperta al sinodo. Da cento convertiti alla fede cattolica

L’appello, nella forma di una “lettera aperta al sinodo”, è opera di più di 100 convertiti alla Chiesa in età adulta, attratti alla fede cattolica anche proprio dal suo insegnamento sul matrimonio e la sessualità, e quindi tanto più turbati dal vedere oggi messi in discussione i fondamenti di questo stesso insegnamento che ha cambiato la loro vita.

di Sandro Magister

I padri sinodali convenuti a Roma hanno trovato nelle loro cassette postali una lettera e un appello spediti entrambi dagli Stati Uniti, in data 24 settembre.

491386184L’appello, nella forma di una “lettera aperta al sinodo”, è opera di più di 100 convertiti alla Chiesa in età adulta, attratti alla fede cattolica anche proprio dal suo insegnamento sul matrimonio e la sessualità, e quindi tanto più turbati dal vedere oggi messi in discussione i fondamenti di questo stesso insegnamento che ha cambiato la loro vita.

Ecco qui di seguito la lettera di presentazione e l’appello. Mentre in quest’altra pagina i testi sono disponibili nella lingua originale inglese, con in più i nomi e le qualifiche di tutti i firmatari: > An Open Letter to the Synod from over 100 Converts


Caro arcivescovo,

Le scrivo per consegnarle una copia di una “Lettera aperta al sinodo da oltre 100 convertiti.” La lettera testimonia al fatto che per tutti noi la fermezza della Chiesa su questioni riguardanti il ​​corpo umano era per noi un punto di attrazione, e un segno che la Chiesa fosse il legame più sicuro a Gesù Cristo incarnato.

Lo spunto della lettera è costituito dalle preoccupazioni su alcune proposte, avanzate da alcuni, riguardanti il modo migliore per affrontare la crisi della famiglia nel contesto culturale attuale. Ci riferiamo soprattutto alle proposte per modificare la disciplina della Chiesa sulla ricezione dell’eucaristia per i divorziati risposati civilmente, ma anche ad altre aperture alla convivenza, alla contraccezione e all’omosessualità.

Noi pensiamo che le proposte e le aperture in questione non solo contraddicono la dottrina cattolica sul corpo umano, sulla differenza sessuale, sulla sessualità, sul matrimonio e sulla famiglia, ma anche rischiano di aggravare la stessa sofferenza che cercano di alleviare. Soprattutto, noi pensiamo che le proposte in questione non riescono a prendere a cuore la vera crisi della famiglia alla base dei problemi del divorzio, della contraccezione, della convivenza e dell’attrazione dello stesso sesso, i quali problemi, come ha osservato una volta Benedetto XVI, sono “un fraintendimento dell’essenza della libertà umana”, e ancor più profondamente, della “visione dell’essere stesso, di ciò che in realtà significa l’essere uomini”.

Tutti gli oltre 100 firmatari si sono convertiti alla Chiesa cattolica da adulti. Essi comprendono: alti esponenti di una delle più grandi organizzazioni di beneficenza del mondo, fondatori di imprese e non-profit, autori, conferenzieri noti, leader laici, membri della magistratura, avvocati, medici, psicologi, editori e professori in molti campi da The Catholic University of America, Notre Dame, The University of Texas at Austin, Mount St. Mary’s, Franciscan University of Steubenville, Baylor University, Georgetown University, Oxford University, De Sales University, Institute of World Politics, Princeton, Yale, Boston College e la University of Toronto. Molti erano missionari, ministri, pastori, rettori, sacerdoti e vescovi.

Mentre vi riunite col Santo Padre a Roma per il sinodo sulla famiglia, vogliamo offrire la testimonianza della nostra conversione, che testimonia all’attrattiva della verità sull’uomo e sulla donna come essa è stata “chiarita” da Cristo attraverso la Sua Chiesa.

Noi pregheremo per Lei durante il sinodo.

Suo in Cristo,

Margaret Harper McCarthy
Assistant Professor of Theological Anthropology,
The John Paul II Institute at The Catholic University of America
Editor, Humanum


LETTERA APERTA AL SINODO DA OLTRE CENTO CONVERTITI

Santità; cari Padri in Cristo,

Siamo tutti convertiti alla fede cattolica. Alcuni di noi siamo cresciuti in altre comunità cristiane; alcuni di noi proveniamo, non battezzati, da altre fedi; alcuni di noi eravamo un tempo completamente laicizzati e ci pensavamo come agnostici o atei. Nonostante la diversità della nostra educazione, tutti noi abbiamo questo in comune: siamo entrati nella Chiesa da adulti. Mentre voi preparate il sinodo sulla famiglia, ci auguriamo che siate incoraggiati dalla moltitudine di fedeli laici che sono stati, e continuano ad essere, attratti dalla Chiesa in gran parte a motivo di ciò che essa propone circa l’essere umano nel suo insegnamento sulla differenza sessuale, la sessualità, il matrimonio e la famiglia.

In precedenza, la gran parte di noi avrebbe contestato almeno alcuni elementi della dottrina della Chiesa circa tali questioni. Eppure, mentre cominciavamo a notare quanto gravi fossero gli effetti dannosi delle concezioni diffuse sulla sessualità umana, e mentre anche alcune delle nostre precedenti congregazioni religiose cominciavano a cedere il passo alla cultura dominante – con le sue idee sulla libertà, l’uguaglianza, il progresso, e le sue crescenti tendenze gnostiche – ognuno di noi ha iniziato a sospettare che ci fosse qualcosa di giusto circa la comprensione delle cose trovata nella Chiesa.

Nonostante quanto fossero impopolari, gli insegnamenti della Chiesa circa i fatti della vita sono diventati stranamente attraenti per noi. E col tempo ci siamo convinti che essi esprimono la più profonda verità di noi stessi, una verità buona e anche bella per quanto sia impegnativa.

Per di più, la certezza che la Chiesa riponeva nei suoi insegnamenti, come pure la sua fiducia nella loro proclamazione anche di fronte a opposizioni ostili erano per noi la prova che potevamo incontrare in essi la vita di Gesù Cristo come egli è veramente.

Noi come esseri umani comprendiamo la natura drammatica della concupiscenza e l’autogiustificata “dittatura” che spesso vi si accompagna. Ma, come convertiti conosciamo anche la tendenza, laddove gli organismi ecclesiali mancano di un legame visibile, storico, e autorevole con Cristo attraverso il suo vicario, di adattare il cristianesimo alla mentalità dominante. In breve, il fatto che la Chiesa cattolica ha tenuto saldamente ferma la verità più profonda della nostra esistenza umana incarnata era per noi un punto di attrazione e un segno che la Chiesa era il legame più sicuro a Gesù Cristo incarnato.

Per quanto riguarda la varietà sconcertante di opinioni contemporanee sul bene umano, soprattutto quando si tratta di questioni del corpo umano, abbiamo capito che era in gioco la radicalità dell’affermazione cristiana: che cioè  Dio, il Figlio, aveva preso in sé ogni carne. Cristo “ha rivelato l’uomo a se stesso” (Gaudium et spes, 22). Egli in tal modo ha “chiarito” il significato della nostra umanità e con essa il significato del corpo, della differenza sessuale, della sessualità, del matrimonio e della famiglia.

Lo ha fatto, ad esempio, quando i farisei gli chiesero del divorzio, e lui rivolse la loro attenzione (e quella dei suoi discepoli)  al “principio”, alla natura umana come è stata creata. Per di più, ha portato qualcosa di nuovo a quella stessa umanità, conferendo su di essa, per la sua misericordia, una parte della sua fedeltà alla Chiesa. Non è un caso, allora, che i primi cristiani siano stati attratti alla Chiesa attraverso l’umanità radiante dei suoi seguaci, manifestata, per esempio, nei loro atteggiamenti particolari verso le donne, i bambini, la sessualità umana e il matrimonio. E non è un caso che, per gli stessi motivi, anche noi siamo stati attratti alla Chiesa molti secoli dopo.

Siamo pienamente consapevoli delle difficili situazioni pastorali che affronterete nel Sinodo, in particolare quelle che riguardano i cattolici divorziati. Condividiamo anche qualcosa degli oneri che voi portate nell’affrontarle. Alcuni di noi hanno sperimentato il dolore del divorzio nella nostra vita; e praticamente tutti abbiamo amici o parenti stretti che sono stati così colpiti. Quindi siamo grati che l’attenzione venga rivolta a un problema che causa danni così gravi a mariti e mogli, ai loro figli, e in realtà alla cultura in generale.

Queste cose vi scriviamo, però, a causa delle nostre preoccupazioni circa alcune proposte di modifica della disciplina della Chiesa per quanto riguarda la comunione per i cattolici divorziati e civilmente risposati.

Siamo francamente sorpresi dall’opinione di alcuni che propongono una “via penitenziale”, che tollererebbe ciò che la Chiesa non ha mai permesso. A nostro giudizio tali proposte non riescono a rendere giustizia alla irrevocabilità del vincolo matrimoniale, o cancellando il “primo” matrimonio come se fosse in qualche modo “morto”, o, peggio ancora, riconoscendo la sua esistenza, ma poi facendo violenza ad esso.

Noi non vediamo come queste proposte possano fare altro che contraddire la dottrina cristiana del matrimonio stesso. Ma non riusciamo a capire neanche come tali innovazioni possano essere, come loro sostengono, o pastorali o misericordiose. Per quanto siano bene intenzionate, risposte pastorali che non rispettino la verità delle cose non possono che aggravare la stessa sofferenza che cercano di alleviare. Non possiamo fare a meno di pensare ai coniugi abbandonati e ai loro figli. Pensando alla prossima generazione, come potranno mai questi cambiamenti favorire nei giovani un apprezzamento della bellezza della indissolubilità del matrimonio?

Soprattutto, pensiamo che le proposte in questione non riescano a prendere a cuore la vera crisi della famiglia alla base del problema del divorzio, della contraccezione, della convivenza e dell’attrazione dello stesso sesso. Questa crisi, ha osservato Benedetto XVI, è “un fraintendimento dell’essenza della libertà umana”. Peggio ancora – continuava –, ora dobbiamo affrontare una visione che “nella quale è in gioco la visione dell’essere stesso, di ciò che in realtà significa l’essere uomini” (discorso per gli auguri natalizi alla curia romana, 21 dicembre 2012). I cambiamenti richiesti da alcuni non sono solo lungi dall’essere adeguati alla sfida che è di fronte a noi, ma ci sembrano anche una capitolazione al problema che pretendono di risolvere.

Come tutti gli altri, anche noi abbiamo assistito alle macerie umane causato dalla cultura del divorzio. Ma come convertiti abbiamo anche assistito alla complicità cristiana in quella cultura. Abbiamo visto le nostre comunità abbandonare la radicale, originaria testimonianza cristiana della verità sull’uomo e la donna, insieme con l’accompagnamento pastorale che avrebbe potuto aiutarli a viverla.

E così ci rivolgiamo a voi. Ci rivolgiamo a voi per sostenere l’insegnamento di Cristo sulla indissolubilità del matrimonio con la stessa fedeltà, la stessa testimonianza gioiosa e coraggiosa che la Chiesa cattolica ha mostrato durante tutta la sua storia. Contro i sapienti del mondo che consigliano rassegnazione e ammettono la sconfitta, ricordi la Chiesa ancora una volta al mondo della bellezza della fedeltà coniugale, quando è vissuta in unità con Cristo. Chi c’è ancora capace di offrire al mondo qualcosa diverso da un’eco del proprio cinismo? Chi c’è ancora che può condurlo verso una vera e propria esperienza di amore? Ora più che mai il mondo ha bisogno della testimonianza profetica della Chiesa! Come papa Francesco ha detto alle migliaia di giovani alla Giornata mondiale della gioventù in Brasile:

“C’è chi dice che oggi il matrimonio è ‘fuori moda’… che non vale la pena di impegnarsi per tutta la vita, di fare scelte definitive, ‘per sempre’, perché non si sa cosa riserva il domani. Io, invece, vi chiedo di essere rivoluzionari, vi chiedo di andare contro corrente; sì, in questo vi chiedo di ribellarvi a questa cultura del provvisorio, che, in fondo, crede che voi non siate in grado di assumervi responsabilità, crede che voi non siate capaci di amare veramente”.

Mentre vi riunite a Roma per il sinodo sulla famiglia, vogliamo offrire la testimonianza della nostra conversione, la quale testimonia dell’attrattiva della verità sull’uomo e sulla donna come essa è stata “chiarita” da Cristo attraverso la sua Chiesa.

La nostra speranza è che la nostra testimonianza rafforzerà la vostra, in modo che la Chiesa possa continuare ad essere la risposta a ciò che il cuore umano desidera più profondamente.

Sinceramente in Cristo.

(Seguono le oltre cento firme)

*

La documentazione ufficiale del sinodo in corso: > Sinodo dei vescovi 4-25 ottobre 2015

E la sua agenda giorno per giorno > Calendario dei lavori

© Settimo Cielo (05-10-2015)

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