Fede e ragione. Perché la Chiesa sa separare il falso dal vero

La Chiesa ha il diritto e il dovere di pronunciarsi sulle proposizioni errate, poiché non è nella posizione di dover raggiungere la verità, come fanno ad esempio i matematici o i fisici.

di Sandro Magister

Dopo la controreplica di Giuseppe Fallica da Palermo – nel post scriptum del precedente post – eccone un’altra da Trieste, a firma di Silvio Brachetta. Anche questa in reazione alle tesi del professor Antonio Emanuele e al suo richiamo al teorema di Gödel contro la dimostrabilità logica della verità del dogma dell’indissolubilità del matrimonio.

All’origine della discussione c’è l’esegesi del Vangelo di Matteo fatta da padre Innocenzo Gargano, secondo cui Gesù non revocò affatto la concessione mosaica della facoltà di divorziare. Esegesi già critica da Brachetta in un precedente suo intervento pubblicato in Settimo Cielo> Matrimonio e seconde nozze. Cosa direbbe nel sinodo sant’Agostino.

Questa volta a rinfocolare la disputa è stato il biblista Gonzalo Ruiz Freites, autore di un libro di critica all’esegesi di padre Gargano: > Sinodo. La domanda chiave: Gesù ammette o no il divorzio?

Nel prendere le difese di padre Gargano, il professor Emanuele ha stimolato le reazioni di Fallica e, appunto, ora, di Brachetta. L’autore è diplomato all’Istituto di Scienze Religiose di Trieste e si è dedicato particolarmente allo studio della teologia di san Bonaventura da Bagnoregio. Scrive sul settimanale diocesano Vita Nuova.


REPLICA AD ANTONIO EMANUELE

di Silvio Brachetta

Si sta rivelando sempre più oculata l’iniziativa di Sandro Magister, che ha dato spazio alle tesi esegetiche del padre Guido Innocenzo Gargano. Esse hanno fatto emergere, in numero e gravità, molti degli equivoci che si sono moltiplicati attorno al cristianesimo e alla teologia in epoca moderna.

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La teologia è lo studio della Verità rivelata.

Le ultime riflessioni a fare problema, in ordine di tempo, sono quelle del professor Antonio Emanuele, critico nei confronti del biblista Gonzalo Ruiz Freites, autore di un libro di replica alle affermazioni di padre Gargano.

In particolare, il professore vede un “grande errore logico” in questa frase di padre Ruiz Freites: “La verità per definizione è oggettiva. La realtà soggettiva può corrispondere alla verità o può non corrispondere. In questo ultimo caso non si tratta di ‘verità soggettiva’, ma di errore, ed è un’opera di misericordia correggere chi sbaglia”.

Padre Ruiz Freites riporta, ne più né meno, la definizione di san Tommaso d’Aquino della verità come “adaequatio rei et intellectus”: corrispondenza tra la realtà delle cose e l’intelletto.

Emanuele, in tal modo, commette la stessa leggerezza di padre Gargano: fa dire al testo quello che il testo non dice. Nel testo di Ruiz Freites, infatti, non è presente nessun elemento logico o grammaticale che dia adito a pensare che egli voglia operare una qualche “dimostrazione”. In realtà è vero, come pensa Emanuele, che la teologia sia anche una “dimostrazione”, ma sembra ormai giunto da un pezzo il tempo di affermare con forza che la speculazione teologica non può essere ridotta a un semplice esercizio di teoresi, come se il suo scopo fosse di andare dall’ignoto al noto, al pari delle scienze fisiche e naturali.

È vero, come scrive Emanuele, che “è logicamente sbagliato affermare che è falso tutto ciò che non è dimostrato vero”, ma in teologia non c’è nulla che dev’essere dimostrato necessariamente, come invece avviene per le scienze umane. Dico “necessariamente”, perché il teologo è tenuto comunque alla dimostrazione. In teologia, però, non si dimostra qualcosa di cui non si sa nulla, ma qualcosa di cui l’uomo di fede sa tutto. Lo sa poiché, semplicemente, glielo ha detto Dio, rivelandosi.

La teologia, insomma, non ha nulla a che vedere con la costruzione di un “sistema razionale”, come presume Emanuele. Non occorre costruire nessun sistema: c’è già, per chi crede. Il teologo, tutt’al più, può proporre argomenti razionali a supporto della fede. Potremmo anche chiamarli “dimostrazioni”, tenendo presente, tuttavia, il carattere gratuito, non dovuto, di tale sforzo razionale. È quindi del tutto ovvio che il tentativo di Kurt Gödel sia fallito.

Viceversa, la Chiesa ha il diritto e il dovere di pronunciarsi sulle proposizioni errate, poiché non è nella posizione di dover raggiungere la verità, come fanno ad esempio i matematici o i fisici. È già nella verità, quanto alla salvezza. Di conseguenza individua infallibilmente il falso e lo segnala, separandolo dal vero. Non può esimersi dall’emettere il giudizio sulla fede. Questo sì è un assurdo logico: tacciare la Chiesa di fondamentalismo, a motivo del giudizio sulla fede.

Trieste, 11 agosto 2015

© Settimo Cielo (11/08/2015)

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