La pastorale non può concedere ciò che la dottrina nega

Card. Antonelli: la prassi pastorale non può affermare quello che la dottrina nega.

“Nel mondo occidentale la mentalità individualista pervade il comportamento sessuale più di quanto pervada l’economia liberista. Si corre dietro al piacere senza freni.” Sono le prime righe di un nuovo intervento del cardinale Ennio Antonelli, presidente emerito del Pontificio Consiglio per la Famiglia, sui temi del sinodo. In particolare quello che riguarda i divorziati risposati.

Si tratta di tre pagine, a disposizione sul sito del dicastero vaticano oggi presieduto dal mons. Vincenzo Paglia, che vanno ad integrare il libro pubblicato dalle edizioni Ares lo scorso giugno.

In questo contesto culturale in cui il piacere è l’unica stella polare “i cristiani che vogliono seguire Gesù come veri discepoli”, puntualizza il cardinale, “sono chiamati ad andare decisamente contro corrente”.

“Se a volte la interruzione della convivenza può diventare un male minore e rendersi perfino necessaria, mai però è lecito procedere a un’altra unione (cf. San Paolo, 1Cor 7,10‐11; Concilio di Trento, Canone 7, DH 1807). E’ con la seconda unione che si rifiuta totalmente il dono irrevocabile di Dio e si contraddice completamente l’indissolubilità del matrimonio. La Chiesa non si è mai attribuita il potere di cambiare l’insegnamento di Gesù, di fare eccezioni e concedere dispense. Ha voluto solo ascoltarlo e interpretarlo in atteggiamento di obbedienza, giungendo progressivamente a precisare che l’indissolubilità assoluta riguarda solo il matrimonio sacramentale, rato e consumato.”

Come già indicato nel libro “Crisi del matrimonio ed Eucarestia” il cardinale Antonelli richiama il magistero di S. Giovanni Paolo II per evidenziare il cammino possibile per i divorziati risposati e l’accesso all’eucaristia. “Secondo l’insegnamento di San Giovanni Paolo II”, scrive il presidente emerito del Pontificio Consiglio per la Famiglia, “è auspicabile che la conversione conduca i divorziati risposati a interrompere la vita in comune; ma, se ciò non è possibile per gravi motivi, può essere sufficiente che si astengano dalla relazione sessuale, in quanto questa è propria ed esclusiva dell’autentico matrimonio (cf. Familiaris Consortio, 84).”

“Se la Chiesa concedesse la comunione eucaristica ai divorziati risposati, senza esigere la continenza, riconoscerebbe la seconda unione come moralmente lecita e implicitamente negherebbe l’indissolubilità del primo matrimonio. (…) La prassi pastorale affermerebbe quello che la dottrina nega. La Chiesa aggiungerebbe la sua controtestimonianza a quella di chi convive coniugalmente con una persona che non è suo coniuge.”

Infine, dopo aver analizzato soluzioni pastorali per le diverse situazioni che riguardano i divorziati risposati (continenti e quelli che vivono coniugalmente), Antonelli ricorda che “la Chiesa offre a tutti la possibilità di incontrare la misericordia di Dio, ma in modi diversi, operando un prudente discernimento nelle diverse situazioni.”

Fonte: sinodo2015.lanuovabq.it

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