Quando la Madre del Verbo ammonì il Rwanda

Le apparizioni della Madonna a Kibeho, Rwanda, nel 1981, vennero preceduta da un’incredibile furia iconoclasta e seguite da una proliferazione di pseudo-veggenti. La Madonna era arrivata per ammonire il popolo ruandese, tredici anni prima del genocidio. Ora un libro lo ricorda. «Io sono la Madre del Verbo». Nostra Signora di Kibeho risveglio per i nostri tempi di Edouard Sinayobye.

di Rino Cammilleri

Nel 1979 nel Rwanda cominciò una strana epidemia iconoclasta. Quasi tutte le statue e le immagini della Madonna che si trovavano all’ingresso delle parrocchie (ovviamente cattoliche) del Paese africano venivano rinvenute distrutte o mutilate. A volte sparivano e basta. E il fenomeno andò avanti fino al 1981, anno in cui si arrestò per il semplice fatto che intervenne qualcosa di molto più spettacolare: la Vergine in persona si presentò a Kibeho e si annunciò come Nyina wa Jambo: Madre del Verbo.

In ruandese, ijambo è la «parola». E un proverbio locale recita: Izina niryo muntu, «il nome è la persona». Il Rwanda era stato evangelizzato verso il 1900 dai Padri Bianchi, congregazione missionaria fondata dal cardinale francese Charles-Martial-Allemand Lavigerie. L’antica religione già conosceva un dio creatore, unico e trascendente, Imana. L’attrattiva verso la religione dei colonizzatori fece il resto e il Rwanda diventò per quasi tre quarti cristiano. Ma i tempi cambiarono e pure la religione dei bianchi cambiò. Quando la Madonna scese di persona i quelle terre, del cristianesimo rwandese era rimasta solo la facciata: chiese piene, cerimonie rutilanti e affollate, ma era più che altro «un vestito ricamato portato a rovescio» (modo di dire rwandese). Niente di nuovo sotto il sole: gli europei hanno dato prima l’esempio e poi il mal esempio. Ma la Madre del Verbo non si rassegna a perdere quel che è stato suo senza far nulla. La Vergine è apparsa moltissime volte ai suoi figli per richiamarli, avvertirli, metterli in guardia. In tutto il mondo. E continua a farlo.

Le sue apparizioni a Kibeho precedono quelle di Medjugorje di tre anni, ma continuarono fino al 1989. Dunque, le due «visite» coesistettero per quasi nove anni. Quelle bosniache, com’è noto, continuarono e continuano, e su di esse la Chiesa ancora tace. Ma su Kibeho la Chiesa si è pronunciata e nel 2001 le ha dichiarate autentiche. Uno dei testimoni fu Edouard Sinayobye, che a quelle apparizioni dovette la sua vocazione sacerdotale. Questo prete rwandese ha scritto un interessantissimo libro su quei fatti, «Io sono la Madre del Verbo». Nostra Signora di Kibeho risveglio per i nostri tempi (Ares, pp. 216), che lucra di un’acuta prefazione di Vittorio Messori. La Madonna apparve a tre studentesse di un convitto cattolico, tre ragazze «che non si distinguevano affatto dalle altre né per devozione, né per meriti scolastici». Come abbiamo detto, il terreno fu in un certo senso “preparato” dalla rabbia demonica che spazzò via ogni segno visibile dalla Madonna da quelle zone. Rabbia, impotente, ovvio. Un rabbia, se così si può dire, che si manifestò anche dopo, dal momento che dal 1981 in avanti dilagò un’altra epidemia, quella degli pseudo-veggenti (un numero incredibile di gente che disse di vedere la Madonna), giusto per intorbidare la acque e seminare confusione. Lo stesso accadde, per un paragone, a Lourdes. Ma proprio per questo esiste la Chiesa, guardiana del gregge contro i lupi e le volpi. Il vescovo competente, mons. Jean-Baptiste Gahamanyi, si mosse tempestivamente e in pochi mesi instituì una commissione medica e una teologica per indagare. Le quali conclusero che era tutto vero.

La Vergine era venuta in Africa a rammentare il «Vangelo dimenticato», a istruire su quel che si era perso (le sue parole alle veggenti costituivano una vera e propria catechesi), a ricordare il valore della penitenza, del sacrificio e del digiuno. Certo, per i post-cristiani dell’era edonista «questo discorso è duro», ma la Madonna, a Fatima nel 1917, non esitò a mostrare l’Inferno a tre bambini ingenui e illetterati (con grave scandalo della moderna pedagogia, che evita ai pargoli come la peste ogni «turbamento» diverso da quello sessuale). E a Kibeho non ci pensò due volte a far vedere che cosa sarebbe successo da quelle parti nel 1994: cadaveri galleggianti, fiumi di sangue, teste e arti mozzati, fosse comuni. Sì, la guerra tribale tra hutu e tutsi che finì in genocidio. Quasi un milione di morti ammazzati a colpi di machete. Anche una delle veggenti di Kibeho ci rimise la pelle. Come già diceva da inascoltata cassandra Aleksandr Solgenitsin, il mondo corre allegramente verso il baratro ballando al ritmo di una musica assordante e, letteralmente, infernale. La Madre del Verbo moltiplica i suoi ammonimenti e non si stanca di ripetere che possiamo scamparla tornando a casa come il figliol prodigo: basta un cuore contrito e qualche pia pratica che lo dimostri. A Fatima la Madonna predisse disastri che puntualmente si verificarono. A Medjugorje la guerra nei Balcani. A Kibeho il genocidio. A Civitavecchia…

© La Nuova BQ (22/07/2015)

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