Correva l’anno 2005… Appunti per leggere la cronaca e la storia con gli occhi della fede

In dieci anni il mondo è molto cambiato, ma per noi il vero Padrone del mondo è il Nostro Signore Gesù Cristo.

di P. Enrico Cattaneo, SJ

Fare memoria è anche un modo per leggere la storia e comprendere meglio il nostro presente. Penso ai giovani che oggi hanno vent’anni, e dieci anni fa erano ancora dei ragazzi che non potevano sapere e comprendere tutto quello che allora accadeva.

L’anno 2005 è stato molto importante per la Chiesa Cattolica. Infatti il 2 aprile, terminava il suo viaggio terreno il Papa Giovanni Paolo II (Karol Jósef Wojtyła), all’età di 85 anni, dopo un pontificato durato 26 anni, 5 mesi e 17 giorni, uno dei più lunghi della storia dei 264 papi di Roma. Era il sabato, vigilia della II domenica di Pasqua, che egli stesso volle che fosse chiamata “Domenica della divina Misericordia”. Nove anni più tardi, il 27 aprile 2014, egli sarebbe stato proclamato santo da Papa Francesco, assieme a papa Giovanni XXIII (clicca qui). L’8 aprile si svolsero i suoi funerali, alla presenza dei principali capi di Stato di tutto il mondo. L’omelia fu tenuta dal card. Ratzinger. Nei giorni precedenti si calcola che una folla dai 3 ai 5 milioni di persone abbiano reso omaggio al suo feretro. Quell’anno la Pasqua cattolica era caduta il 27 marzo, e la consueta Via Crucis al Colosseo nel Venerdì Santo fu guidata dal card. J. Ratzinger, mentre Giovanni Paolo II era già molto grave. Fu in quella circostanza che l’allora Prefetto della Congregazione della Fede scrisse quelle parole che suonarono a molti troppo severe: «Quanta sporcizia c’è nella Chiesa, e proprio anche tra coloro che, nel sacerdozio, dovrebbero appartenere completamente a lui!». E ancora: «Signore, spesso la tua Chiesa ci sembra una barca che sta per affondare, una barca che fa acqua da tutte le parti». Poteva sembrare una critica al pontificato di Giovanni Paolo II, ma non è possibile pensarlo; era piuttosto la constatazione di quanto nella Chiesa fosse venuta meno l’obbedienza sincera e piena al Magistero, dal momento che molti, più o meno direttamente, stavano in realtà “remando contro”.

Il 19 aprile proprio il Card. Joseph Ratzinger veniva eletto Papa alla quarta votazione, assumendo il nome di Benedetto XVI. Nel suo primo messaggio ai cardinali elettori, Benedetto XVI disse: «Se è enorme il peso della responsabilità che si riversa sulle mie povere spalle, è certamente smisurata la potenza divina su cui posso contare». In quell’anno, Giovanni Paolo II nell’ottobre del 2004 aveva indetto l’Anno dell’eucaristia, che sarebbe terminato nell’ottobre del 2005. Nel frattempo a Colonia (Germania) dal 16 al 21 agosto si tenne la XX Giornata Mondiale della Gioventù, che aveva come tema “Siamo venuti per adorarlo”, ed ebbe la presenza di papa Benedetto XVI. Nella veglia con i giovani, il Papa disse queste forti parole: «I santi… sono i veri riformatori… Solo dai santi, solo da Dio viene la vera rivoluzione, il cambiamento decisivo del mondo. Nel secolo appena passato abbiamo vissuto le rivoluzioni, il cui programma comune era di non attendere più l’intervento di Dio, ma di prendere totalmente nelle proprie mani il destino del mondo. E abbiamo visto che, con ciò, sempre un punto di vista umano e parziale veniva preso come misura assoluta d’orientamento. L’assolutizzazione di ciò che non è assoluto ma relativo si chiama totalitarismo. Non libera l’uomo, ma gli toglie la sua dignità e lo schiavizza. Non sono le ideologie che salvano il mondo, ma soltanto il volgersi al Dio vivente, che è il nostro creatore, il garante della nostra libertà, il garante di ciò che è veramente buono e vero. La rivoluzione vera consiste unicamente nel volgersi senza riserve a Dio che è la misura di ciò che è giusto e allo stesso tempo è l’amore eterno. E che cosa mai potrebbe salvarci se non l’amore?».

A proposito di santi, nel 2005 Giovanni Paolo II non fece nessuna canonizzazione. Invece Benedetto XVI ne fece cinque (il 23 ottobre):  Giuseppe Bilczewski (1860-1923), arcivescovo di Leopoli; Gaetano Catanoso (1879-1963), sacerdote, fondatore delle Suore Veroniche del Volto Santo; Zygmunt Gorazdowski (1845-1920), sacerdote, fondatore delle Suore di San Giuseppe; Alberto Hurtado (1901-1952), sacerdote gesuita, cileno, fondatore del movimento Hogar de Cristo; Felice da Nicosia (1715-1787), laico professo dell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini.

Intanto la Chiesa cattolica in Italia dal 21 al 29 maggio del 2005 aveva celebrato il suo XXIV Congresso Eucaristico Nazionale, con il tema “Senza la domenica non possiamo vivere”. Intervennero molti relatori, tra i quali i cardinali Ruini (allora Presidente della CEI), Betori (allora Segretario generale), Kasper (allora presidente del Pontif. Cons. Unità dei Cristiani) e Tettamanzi (allora arcivescovo di Milano). Nella giornata conclusiva intervenne anche Benedetto XVI, il quale nell’omelia finale disse tra l’altro queste parole: «L’Eucaristia – ripetiamolo – è sacramento dell’unità. Ma purtroppo i cristiani sono divisi, proprio nel sacramento dell’unità. Tanto più dobbiamo, sostenuti dall’Eucaristia, sentirci stimolati a tendere con tutte le forze a quella piena unità che Cristo ha ardentemente auspicato nel Cenacolo. Proprio qui, a Bari, felice Bari, città che custodisce le ossa di San Nicola, terra di incontro e di dialogo con i fratelli cristiani dell’Oriente, vorrei ribadire la mia volontà di assumere come impegno fondamentale quello di lavorare con tutte le energie alla ricostituzione della piena e visibile unità di tutti i seguaci di Cristo. Sono cosciente che per questo non bastano le manifestazioni di buoni sentimenti. Occorrono gesti concreti che entrino negli animi e smuovano le coscienze, sollecitando ciascuno a quella conversione interiore che è il presupposto di ogni progresso sulla via dell’ecumenismo. Chiedo a voi tutti di prendere con decisione la strada di quell’ecumenismo spirituale, che nella preghiera apre le porte allo Spirito Santo, che solo può creare l’unità».

Per quanto riguarda i cattolici italiani, il 22 febbraio 2005 spirava a Milano a 83 anni don Luigi Giussani, il fondatore di “Comunione e Liberazione”. Le esequie nel duomo di Milano furono presiedute il 24 febbraio proprio dall’inviato di Giovanni Paolo II, il Card. Ratzinger, il quale tenne anche l’omelia. In occasione del settimo anniversario della morte, il 22 febbraio 2012 è stato dato l’annuncio della formale richiesta di Nihil obstat alla Santa Sede per dare inizio alla fase diocesana del processo per la causa di beatificazione e canonizzazione di don Luigi Giussani. Dopo l’ottenimento del Nihil obstat, dal 13 aprile 2012 Luigi Giussani è Servo di Dio.

Nel 2005 i cattolici italiani sono stati coinvolti nella questione riguardante la cosiddetta Legge 40 del 19 febbraio 2004 sulla “procreazione medicalmente assistita” (FIVET). Questa legge era finalizzata a «favorire la soluzione dei problemi riproduttivi derivanti dalla sterilità o dall’infertilità umana […] qualora non vi siano altri metodi efficaci per rimuovere le cause di sterilità o di infertilità». Nell’articolo 2 poi si afferma che lo Stato promuove «ricerche sulle cause patologiche, psicologiche, ambientali e sociali dei fenomeni della sterilità e dell’infertilità» e favorisce «gli interventi necessari per rimuoverle nonché per ridurne l’incidenza», ma nel rispetto di «tutti i soggetti coinvolti, compreso il concepito». Alle tecniche di procreazione assistita possono accedere solo «coppie maggiorenni di sesso diverso, coniugate o conviventi, in età potenzialmente fertile, entrambi viventi». È vietato il ricorso a tecniche di fecondazione eterologa ed è vietata l’eugenetica.

La legge prevede un limite di produzione di embrioni «comunque non superiore a tre» e con l’obbligo di «un unico e contemporaneo impianto». L’articolo 14 vieta la crioconservazione degli embrioni, per ridurre il soprannumero di embrioni creato in corso di procreazione assistita. La crioconservazione è però consentita per temporanea e documentata causa di forza maggiore, non prevedibile al momento della fecondazione. La promulgazione di questa legge 40 fu vista dalla minoranza parlamentare (di cultura radical-liberale) come una bruciante sconfitta, e così propose un referendum popolare per abrogarla e tornare così alla più totale anarchia. Il referendum fu accettato dalla Corte Costituzionale, e pose i cattolici in un serio dilemma.

La Legge 40 infatti non si basava certamente sui principi morali della dottrina cattolica, che peraltro in questo campo non fa che applicare la legge naturale, cioè sostenere il concepimento per via naturale (solo all’interno della quale è possibile un intervento di assistenza medica) e il rispetto della vita umana, compresa quella dell’embrione. Ora votare per l’abrogazione della Legge 40 avrebbe significato il ritorno alla discrezionalità più assoluta, mentre votare per il suo mantenimento avrebbe significato dare un’approvazione a ciò che in coscienza i cattolici e gli uomini di retta ragione non potevano approvare. I vescovi, guidati dal Card. Ruini, suggerirono allora la via dell’astensione. Così quando il 12 e 13 giugno 2005 si tenne il referendum, partecipò solo il 25,9% degli aventi diritto, perciò non fu raggiunto il quorum e la Legge 40 rimase. È in quel contesto che nacque l’Associazione Scienza e Vita. Negli anni successivi però ci pensarono i pronunciamenti della Corte Costituzionale a smantellarla, così che oggi si può dire che ben poco di quella legge sia rimasto in piedi (leggi qui).

Su queste tematiche, è bene ricordare che in Spagna, sotto il governo del socialista Zapatero, con la legge n. 13/2005, approvata dalle Cortes Generales il 30 giugno 2005 ed entrata in vigore il 3 luglio dello stesso anno, nell’ordinamento spagnolo si è modificato il diritto di famiglia, in quanto è stata estesa, per la prima volta nel Paese iberico, la possibilità di contrarre matrimonio civile anche alle coppie omosessuali (c.d. ‘matrimonio omosessuale’).

Per completare la panoramica dei principali avvenimenti del 2005, ricordiamo che il 15 gennaio fu eletto Abu Mazen alla presidenza dell’Autorità Nazionale Palestinese, carica precedentemente ricoperta fino alla morte dal leader palestinese Yāser Arafāt. Abu Mazen è il primo presidente palestinese nominato sulla base dell’esito di una tornata elettorale. Pur essendo il suo mandato scaduto il 23 novembre 2008, egli è ancora in carica, poiché ha prorogato unilateralmente la durata del suo mandato al 15 gennaio 2009, in base ad una clausola costituzionale, e poi è rimasto al suo posto alla scadenza di tale proroga.

Il 30 gennaio il popolo iracheno scelse i 275 rappresentanti della nuova Assemblea Nazionale Irachena (a maggioranza sciita). Questo voto rappresentò la prima elezione generale dall’invasione statunitense dell’Iraq nel 2003 e fu un passo importante nel passaggio del controllo del paese della coalizione occidentale agli Iracheni, ma di fatto la guerra intestina tra sunniti e sciiti e quella contro la coalizione occidentale non fece che intensificarsi, fino all’attuale situazione disastrosa, con l’ISIS che occupa gran parte del nord Iraq.

Il 7 luglio avvennero a Londra alcuni attentati suicidi in contemporanea su bus e metro, causando 55 morti e 700 feriti. Essi furono rivendicati dall’organizzazione terroristica islamica Al-Qaida. Il 23 luglio a Sharm el-Sheick, località turistica sul Mar Rosso (Egitto) un attentato suicida di matrice islamica provocò 88 morti e circa 150 feriti. In agosto, gli ultimi coloni israeliani lasciano la striscia di Gaza.

In Africa anche nel 2005, carestie, malattie come malaria e AIDS, guerre civili hanno generato milioni di profughi e rifugiati. Ampie zone del Sudan, della Repubblica Democratica del Congo, dell’Uganda e del Burundi sono state sconvolte da drammatici conflitti nei quali le vittime principali sono stati i civili, e in particolare donne e bambini. Altre tensioni sono nate da conflitti sulla distribuzioni delle risorse, in particolare petrolifere come in alcune zone della Nigeria. In Kenya il 14 luglio fu assassinato monsignor Luigi Locati, vescovo di Isiolo, un uomo forse troppo buono, che però dava fastidio a qualcuno.

Può forse essere interessante ricordare che nel febbraio 2005 fu progettato YouTube e messo in rete nell’aprile. Guardando ora a questi ultimi dieci anni, si può dire che il mondo è profondamente cambiato, e certamente non in meglio. Basta ricordare la crisi economica scoppiata nel 2007/8; le cosiddette “primavere arabe” (Tunisia, Egitto, Libia, Siria…) con la caduta dei “dittatori” e quello che ne è seguito; la nascita dell’ISIS (= Islamic State of Iraq and Syria), con le sue decapitazioni, deportazioni, massacri; la diffusione della sua ideologia in Africa (Somalia, Nigeria, Mali…); il martirio dei cristiani; il dramma dei profughi nel Mediterraneo… Era stato profeta Benedetto XVI quando proprio nel 2005 disse che la dittatura del relativismo era la sfida principale che la Chiesa e l’umanità avrebbero dovuto affrontare.

Tutti questi avvenimenti del 2005 avvennero mentre il Presidente degli Stati Uniti era George W. Bush, quello della Russia, Vladimir Putin; in Italia il Capo dello Stato era Carlo Azelio Ciampi, il Presidente del Consiglio era Silvio Berlusconi e Antonio Fazio era Governatore della Banca d’Italia (fino al 29 dicembre, quando gli subentrò Mario Draghi).

Ma per noi il vero Padrone del mondo era ed è il nostro Signore Gesù Cristo, Re di giustizia e di pace, al quale sia gloria ora e per sempre. A Lui si devono tutti gli atti di bontà, di altruismo, dedizione, di impegno per la verità, la giustizia, la solidarietà, tutte cose che non rientrano nelle cronache e nei libri di storia, ma che contribuiscono a rendere il mondo più umano e più divino.

© La Nuova BQ (31/05/2015)

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